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La proposta di legge sui viaggi della memoria e del ricordo divide maggioranza e opposizione

La discussione generale sul testo illustrato da Cosmo Mitrano ha prodotto uno stallo dei lavori d'Aula.
Il vicepresidente del Consiglio regionale, Giuseppe Cangemi, durante la seduta odierna.21/01/2026
Il Consiglio regionale del Lazio ha iniziato l’esame della proposta di legge regionale n. 66 del 10 agosto 2023 (Promozione e valorizzazione dei viaggi della memoria e del ricordo), con l’illustrazione all’Aula da parte del primo firmatario, Cosmo Mitrano (FI), e la discussione generale, dalla quale è emersa una frattura profonda tra maggioranza e minoranza sul provvedimento in esame che, di fatto, ha bloccato i lavori d'Aula.

In apertura di seduta, invece, Cosmo Mitrano, aveva auspicato “compattezza” dell’Aula su questo tema giudicato ‘bipartisan’. “Credo che la Regione – ha detto Mitrano – nel rispetto dei valori ideali e politici della Repubblica, nati dalla Resistenza e sanciti dalla Costituzione e dal nostro Statuto regionale, debba perseguire l’affermazione dei valori universali di libertà, di democrazia, di uguaglianza, sostenendo la cultura della pace, il ripudio della guerra nonché il rifiuto di ogni forma di autoritarismo e totalitarismo”.
Il presidente della sesta commissione ha spiegato che “attraverso questa legge si mantiene viva la memoria storica e si rafforzano valori come il ripudio di ogni forma di discriminazione, di dileggio dell’avversario politico, di intolleranza, di razzismo”. Dopo aver citato Primo Levi (“Comprendere è impossibile, conoscere è necessario”), Mitrano ha aggiunto che “le coscienze possono essere nuovamente sedotte e oscurate, purtroppo anche le nostre. È un dovere, pertanto, promuovere la conoscenza dei luoghi della memoria e attingere al bagaglio della storia, per non dimenticare. È un dovere ricordare, perché c’è il rischio che le nuove generazioni non conoscano le tragedie di un passato neppure troppo lontano, quando l’essere umano è finito nel buio della storia, quando ideologie feroci, devastanti e totalitarie hanno dimenticato il bene comune, macchiandosi di stermini e nefandezze di ogni genere”. Per questo motivo, “la proposta di legge in esame – secondo Mitrano – vuole ricordare tutte le tragedie del Novecento: l’Olocausto perpetrato dai regimi nazifascisti; l’eccidio delle Foibe, ad opera dei comunisti slavi di Tito; il dramma dell’esodo giuliano-dalmata. Ricordare con deferenza e rispetto tutti i morti senza nome, tutte le vittime civili e innocenti, perché sono sempre le persone comuni a pagare le follie dei dittatori. Li ricordiamo per trasmettere quei valori sani, portatori di democrazia, tolleranza e inclusioni, valori che forse oggi perdono qualche colpo”, ha concluso Mitrano.

Subito dopo Mitrano, è intervenuto il capogruppo del Partito democratico, Mario Ciarla, che ha subito dichiarato la sua contrarietà: “Noi non voteremo questa proposta di legge e faremo di tutto affinché non venga approvata – ha detto – perché mettere sullo stesso piano la Shoah e le Foibe è un errore non solo politico e ideologico, ma soprattutto storico. Mescolare la memoria dello sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti e dei fascisti e il ricordo dei morti nelle Foibe uccisi dai partigiani jugoslavi non è un’operazione neutra, ma è un vero e proprio atto di revisionismo storico. L’obiettivo è ridimensionare le colpe del fascismo ed enfatizzare quelle della controparte. In questo modo, si finisce davvero per strumentalizzare le vittime”, ha spiegato Ciarla.
“La Shoah è stato l’unico caso in cui la civiltà europea ha tentato di eliminare una parte fondamentale del suo patrimonio umano e culturale; non fu un atto di violenza bellica, una rappresaglia politica, ma il tentativo sistematico, burocratico, industriale, di cancellare dalla terra un intero gruppo umano, sulla base di criteri puramente biologici e razziali. La confusione concettuale tra una pulizia politica e nazionale, per quanto atroce, e un genocidio industriale di portata continentale, finisce per danneggiare la comprensione di entrambi e, paradossalmente, per tradire la verità storica in nome di una convenienza ideologica momentanea della destra che è oggi al Governo”, ha concluso Ciarla.

Concetti simili a quelli del suo capogruppo sono stati espressi anche da Eleonora Mattia. “Oggi siamo chiamati a fare una scelta per decidere che rapporto vogliamo avere con la nostra storia e con la nostra coscienza democratica, perché la memoria non è mai un atto neutro, non è mai solo commemorazione, la memoria è sempre una dichiarazione di valori”, ha esordito Mattia. “Quando uno Stato o una Regione decide come ricordare, cosa ricordare e in che modo farlo, sta dicendo alle nuove generazioni chi siamo, cosa condanniamo, cosa tolleriamo e cosa siamo disposti a confondere”, ha aggiunto la presidente del Corecoco.
Sul provvedimento in esame, Mattia ha detto che “la proposta di legge che oggi discutiamo si presenta con parole condivisibili: promozione, valorizzazione, viaggi della memoria, parole belle, rassicuranti e inattaccabili, ma il problema è il contenuto, l’impianto culturale e storico che questa legge propone. Mettere insieme Shoah e Foibe, come se fossero eventi equiparabili, simmetrici, equivalenti, non è un atto neutro. È una scelta politica precisa ed è una scelta sbagliata”. A tal proposito, anche Mattia ha voluto rimarcare le differenze storiche delle due tragedie e anche il diverso peso che si è deciso di dare al loro ricordo: “Il 27 gennaio – ha detto – non è solo una data, è un monito universale contro il razzismo, l’antisemitismo e la disumanizzazione. Il 10 febbraio è il momento per ricordare una tragedia complessa, dolorosa, dolorosissima, che parla di confini, nazionalismi, violenza di guerra, violenza politica, esodi forzati. Metterle insieme non si rafforzano ma si indeboliscono entrambe”.

Dopo essersi dichiarato totalmente d’accordo con gli interventi di Ciarla e Mattia, Claudio Marotta (Verdi e Sinistra) ha aggiunto che “il valore dei viaggi della memoria o dei viaggi del ricordo è importante per ricordare il dolore delle vittime – come viene detto nella legge – ‘di tutti gli orrori perpetrati nel novecento’, perché non c’è alcuna gerarchia del dolore, nessuna rimozione, perché, come ha detto Mitrano, non esistono morti di serie A e di serie B. Proprio perché parliamo di educazione, di scuole e di coscienza civile – ha proseguito Marotta – dobbiamo essere rigorosi e non rispondere agli appetiti della nostra discussione, che oggi qui inizia e si conclude, andiamo più a fondo, perché una legge che nasce anche con buone intenzioni può purtroppo produrre un effetto politico e culturale sbagliato”.
Marotta ha poi dichiarato che “scegliere di costruire un dispositivo normativo che di fatto spinge verso un’equiparazione tra Shoah e altri orrori del '900, è un tentativo maldestro, perché, come è stato dimostrato dai nostri interventi, avreste trovato un terreno di confronto fertile anche con le opposizioni, anche sulla necessità del ricordo delle foibe, se non aveste prodotto questo pasticcio”. In conclusione, per Marotta “se l’obiettivo era quello di sostenere i viaggi e i percorsi educativi bastava rifinanziare gli strumenti e le iniziative già sperimentate nelle legislature precedenti, senza inventare una nuova cornice, che sposta il baricentro dal merito educativo al messaggio politico. Inoltre, questa legge è oltraggiosa perché davanti alla solennità dei fatti trattati, vengono stanziati appena 100mila euro: mettete la bandierina su una legge ma non garantite risorse necessarie per renderla accessibile davvero a tante scuole e a tanti studenti”, ha concluso il presidente della terza commissione.

Per la maggioranza, è stata la consigliera Maria Chiara Iannarelli (Fratelli d’Italia) a rispondere alle critiche della minoranza: “Trovo critico il pregiudizio che dare la possibilità di affrontare insieme questi temi presupponga un presupposto di conferimento di valori specifici o addirittura una scala di valore. Io penso che questo sia un po’ riduttivo, in primo luogo, di quella che è l’autonomia scolastica, in secondo luogo di quella che è la libertà di insegnamento degli insegnanti, ma anche (questo per me è il punto di caduta) dell’ultimo obiettivo, che dobbiamo avere se facciamo davvero il loro bene, della capacità critica dei giovani, della loro libertà di conoscenza, che deve essere la nostra prima preoccupazione”. Iannarelli ha poi spiegato che “come insegnante in nessun caso ho o posso arrogarmi il diritto di inculcare alcunché: io devo dare i presupposti, il contesto, gli strumenti per far crescere l’essere umano che mi è affidato, in supporto alla famiglia, come un essere libero e pensante, e, se non strumentalizzo il mio mestiere di insegnante o di educatore, voglio che esca uno spirito libero, a prescindere da quello che io penso o ritengo. Tanto più che oggi siamo di fronte a una realtà complessa, che non ci permette più alcun tipo di semplificazione”.
“Con onestà intellettuale, di fronte a storie e crimini talmente orrendi che hanno occupato tutta la nostra storia, noi dobbiamo assumerci il compito storico e antropologico di superare il rischio di dare anche solo una suggestione che qualcosa sia di destra e qualcosa sia di sinistra, perché daremmo il peggiore esempio ai nostri giovani. Ben vengano tutti gli strumenti che permettono di approfondire”, ha concluso Iannarelli.

Salvatore La Penna (Pd) è intervenuto per ritornare ai temi trattati dagli altri consiglieri di minoranza, aggiungendo però un tema, a suo avviso, “sottovalutato e trascurato”. Secondo La Penna, infatti, “il testo della legge è ermetico e allusivo: noi stiamo parlando di una proposta che parla di viaggi della memoria e del ricordo alludendo all’esperienza della Giornata della Memoria e della Giornata del Ricordo, ma in realtà il testo della legge non cita né la Shoah né l’Olocausto né i crimini nazifascisti. E non cita neanche le azioni efferate dei partigiani di Tito, non cita l’esodo della popolazione italiana rispetto all’Istria, l’esodo giuliano-dalmata. Quindi – ha proseguito La Penna – ho la sensazione che sia una norma che parla semplicemente di drammi e tragedie del Novecento e, in tal senso, potrebbe riferirsi anche alla tragedia della stazione di Bologna, alle vittime dello stragismo, del terrorismo. Il testo non contiene riferimenti precisi, a mio avviso, per timore, per paura di aprire una riflessione storica profonda e perché, se li avesse contenuti, ci avrebbero palesemente dimostrato che mettere dentro la stessa norma il riferimento all’Olocausto e il riferimento alle Foibe è un errore storico e anche di metodo legislativo”.

A chiudere la discussione generale, sono intervenuti Marta Bonafoni, Massimiliano Valeriani (entrambi del Pd), Valerio Novelli (M5s) e Luciano Nobili (Italia viva) per ribadire le argomentazioni espresse dagli altri colleghi di minoranza. Bonafoni ha aggiunto che “questa è una norma presentata tre anni fa dal consigliere Mitrano, arrivata nella commissione competente più di un anno fa e che io credo non a caso sia approdata in Aula in questi giorni, cioè alla vigilia della settimana che ci condurrà a ragionare, a riguardare, a riascoltare, a riattraversare quella tragedia dell’umanità che è stata la Shoah. Siamo alla vigilia della Giornata della Memoria, il 27 gennaio e io non credo che noi stiamo facendo un buon servizio nei confronti di questo evento. E non stiamo facendo un buon servizio neanche nei confronti di queste persone che vivono il nostro tempo, avendo nella propria storia la ferita di una storia del mondo”. Valeriani ha aggiunto che si tratta di “una legge ideologica, di un manifesto, a tal punto che mi chiedo, visto che la genesi di questo testo è abbastanza datata, se nel tempo ci sia stata qualche modifica, e se magari è successo qualcosa, se qualche integrazione, o qualche aggiunta ne hanno cambiato le finalità”. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

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