Urbanistica, avviato l'esame delle proposte su sale cinematografiche e semplificazioni edilizie

Confronto tra maggioranza e opposizione sul recupero delle sale chiuse. Illustrato anche il testo per uniformare e semplificare le procedure edilizie.
La seduta di oggi. 22/10/2026 - La commissione Urbanistica, politiche abitative e rifiuti del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Laura Corrotti, ha avviato oggi l’esame di due proposte di legge riguardanti, rispettivamente, la riconversione delle sale cinematografiche non più in attività e la semplificazione delle procedure in materia edilizia.

Il primo provvedimento, la proposta di legge 294, è stato illustrato dalla presidente Corrotti, prima firmataria. Il testo interviene sulla legge regionale 37 del 1996 e punta a favorire il recupero degli immobili che ospitavano sale cinematografiche, molte delle quali, soprattutto a Roma, risultano chiuse da oltre dieci anni e versano in condizioni di degrado. Corrotti ha definito la proposta un testo base, da approfondire attraverso il confronto con le categorie, le parti sociali, la Giunta e le opposizioni, con l’obiettivo di individuare una soluzione condivisa.

In sintesi, la proposta di modifica della legge regionale amplia agli immobili chiusi da meno di cinque anni l’accesso agli interventi di rifunzionalizzazione. Il testo semplifica le procedure, riduce i tempi amministrativi e rafforza gli incentivi per chi mantiene o ripristina funzioni cinematografiche, teatrali e culturali: le premialità salgono dal 15 al 20% per le ristrutturazioni e dal 30 al 40% per demolizioni e ricostruzioni. Per gli edifici inattivi da lungo tempo è prevista anche la riconversione alle destinazioni d’uso ammesse dai piani comunali, con condizioni più favorevoli per i progetti che conservano una quota rilevante delle attività culturali originarie. La proposta chiarisce inoltre il coordinamento con la normativa sulla rigenerazione urbana e riconosce il ruolo delle attività commerciali, artigianali e di servizio complementari nella sostenibilità economica delle strutture.

Nel corso del dibattito Massimiliano Valeriani (Pd) ha espresso una netta contrarietà all’impianto della proposta, lamentando il mancato coinvolgimento della Giunta, dei Comuni e degli altri soggetti interessati. Secondo Valeriani, le modifiche previste rischiano di favorire trasformazioni a prevalente carattere commerciale, riducendo gli spazi culturali e sociali. Il consigliere ha richiamato, tra gli altri aspetti, il rapporto tra funzioni culturali e commerciali, le deroghe agli strumenti urbanistici, le premialità volumetriche, la monetizzazione degli standard e la disciplina applicabile alle attività commerciali.

“Siamo d’accordo sulla necessità di recuperare questo patrimonio, ma bisogna stabilire quale funzione assegnargli”, ha osservato Valeriani, chiedendo di sostenere gli operatori culturali e di ricercare un equilibrio tra le diverse destinazioni. Ha quindi proposto un confronto preliminare con l’assessorato regionale all’Urbanistica, i Comuni e l’Anci.

Critico anche Claudio Marotta (Verdi e Sinistra), che ha sottolineato la competenza della commissione Cultura sulla materia e la necessità di coordinare il provvedimento con le altre proposte già all’esame del Consiglio, in particolare con quella presentata da Luciano Crea (Lista Rocca) all’attenzione della commissione Cultura. Per Marotta non è sufficiente un intervento di natura edilizia: servono politiche attive e forme di sostegno agli imprenditori che investono nella cultura, oltre a un diverso equilibrio tra funzioni culturali, sociali e commerciali.

Chiara Iannarelli (FdI), firmataria della proposta e componente della commissione Cultura, ha invitato a valorizzare gli spunti emersi nel dibattito. “Di fronte a fenomeni complessi servono analisi che tengano insieme gli aspetti culturali e urbanistici”, ha affermato, indicando nel lavoro delle commissioni la sede per arrivare a una sintesi.

La commissione è poi passata alla proposta di legge 298, “Semplificazioni in materia edilizia”, illustrata dalla prima firmataria Micol Grasselli (FdI). Il testo, ha spiegato Grasselli, nasce dall’ascolto di cittadini, amministratori e operatori e mira a chiarire quali interventi debbano essere realizzati mediante Cila, Scia o in regime di edilizia libera, utilizzando gli spazi riconosciuti alle Regioni dal decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001.

L’obiettivo è uniformare le interpretazioni degli uffici comunali, offrire maggiore chiarezza ai tecnici e tempi più certi ai cittadini. Tra le misure richiamate figura anche il silenzio-assenso nelle procedure per il rilascio del permesso di costruire. Grasselli ha precisato che il testo costituisce una prima base di lavoro, già oggetto di interlocuzioni con l’assessorato regionale all’Urbanistica e con gli ordini professionali, e ha auspicato un confronto aperto a tutti i gruppi consiliari. Laura Cartaginese (Lega) ha annunciato la propria sottoscrizione alla proposta. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio