Lo ha annunciato l’assessore Righini in commissione Bilancio. Seduta aggiornata a lunedì per consentire l’audizione del direttore regionale Andrea Urbani. Al centro della discussione l’importo dovuto al gruppo privato.
15/10/2026 - La commissione Bilancio del Consiglio regionale, presieduta da Marco Bertucci, ha proseguito l’esame della proposta di legge sul riconoscimento di debiti fuori bilancio con l’audizione dell’Avvocatura regionale, che ha ricostruito il percorso giudiziario sfociato nella sentenza del Consiglio di Stato a favore della San Raffaele Spa. La vicenda costituisce la parte più rilevante della proposta di legge, che prevede il versamento all’impresa di oltre 82 milioni di euro.
A illustrare l’iter giudiziario è stato Andrea Magnanelli, coordinatore dell’Avvocatura regionale, che ha ripercorso la vicenda e le sentenze che si sono susseguite fino al giudizio definitivo del Consiglio di Stato. Dopo la prima sentenza del Tar, che aveva respinto il ricorso dell’azienda, nel 2023 è arrivata una seconda sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribaltato il giudizio di primo grado. Nel provvedimento le parti sono invitate a trovare un accordo prendendo come base la perizia presentata dalla San Raffaele Spa. “La Regione – ha spiegato Magnanelli – ha proposto al privato il pagamento di circa 3 milioni, tenendo conto di quanto previsto dal Consiglio di Stato. La San Raffaele ha rifiutato e il Consiglio di Stato, a quel punto, ha incaricato un Ctu”.
Il Ctu ha sostanzialmente respinto tutti i rilievi della Regione. Nella sua perizia, accolta nel 2025 dal Consiglio di Stato con una sentenza esecutiva, la somma che l’amministrazione deve versare è quantificata in circa 60 milioni di euro, più 17 milioni dovuti alla rivalutazione: una cifra addirittura superiore alla richiesta iniziale della San Raffaele Spa.
Dopo l’illustrazione dell’Avvocatura si è aperto il dibattito, nel quale sono intervenuti Adriano Zuccalà (M5s), Marietta Tidei (Iv), Massimiliano Valeriani (Pd), Mario Ciarla (Pd), Daniele Leodori (Pd), Alessio D’Amato (Azione) e Luciano Crea (Lista Rocca).
Le opposizioni hanno espresso forti perplessità sulla gestione del contenzioso e, in particolare, sull’enorme divario tra la quantificazione iniziale della Regione, pari a circa 3 milioni di euro, e l’importo finale, salito a oltre 60 milioni, oltre a rivalutazione e interessi. È stata chiesta chiarezza sulle interlocuzioni con la controparte, sui criteri adottati per la stima e sulle ragioni per cui sarebbe stata considerata anche una struttura non accreditata e priva, secondo precedenti pronunce, dei necessari requisiti autorizzativi. I gruppi di minoranza hanno inoltre sollecitato l’audizione del direttore direttore regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Andrea Urbani, e chiesto se siano state valutate tutte le ulteriori vie giurisdizionali. Nel mirino anche il peso complessivo dei contenziosi sanitari con il gruppo privato, in complesso oltre un miliardo di euro, la durata ultradecennale della vicenda e il fallimento delle trattative. D'amato, in particolare, ha chiesto se, durante le trattive, siano state avanzate anche proposte riguardanti anche l’apertura della struttura di Velletri. In sintesi, la linea comune dell'opposizione è stata di tentare ogni iniziativa utile per ridurre l’esborso, ritenendo il rischio di ulteriori interessi inferiore alla differenza tra le somme oggi richieste e la valutazione originaria della Regione.
Crea ha invece rivolto all’Avvocatura una serie di domande sui tempi di un eventuale contenzioso, sulla strategia difensiva e sugli avvocati che hanno seguito la vicenda.
Sulla quantificazione dell’importo è intervenuto anche l’avvocato Giuseppe Allocca, il legale che ha seguito direttamente l’intero contenzioso. Allocca ha spiegato che la Regione aveva escluso dal calcolo parte del costo del personale e i costi relativi a due strutture, Termini e Cassino, ma che questa valutazione è stata respinta dal Consiglio di Stato.
Magnanelli, dal canto suo, ha spiegato che sono ancora possibili, entro il 23 ottobre, due tipi di ricorso: per revocazione e in Cassazione. L’Avvocatura ha prospettato questa possibilità all’amministrazione, precisando che si tratta di una strada rischiosa, perché potrebbe comportare un aumento degli interessi dovuti, e che difficilmente i ricorsi sarebbero accolti. Il coordinatore dell’Avvocatura ha inoltre contestato la cifra di 82 milioni di euro, sostenendo che l’importo non superi i 77 milioni, poiché gli interessi, a suo dire, non vanno calcolati dal 2023, anno della prima sentenza del Consiglio di Stato, ma dalla notifica della sentenza esecutiva.
Dopo l’intervento di Magnanelli, l’opposizione ha continuato a chiedere la presentazione dei ricorsi e ha ricordato che la cifra di 82 milioni di euro è quella prevista dalla proposta di legge. La seduta è stata sospesa su richiesta del capogruppo di FdI, Daniele Sabatini.
Alla ripresa, l’assessore al Bilancio, Giancarlo Righini, ha dichiarato: “L’amministrazione darà immediatamente mandato all’Avvocatura di fare ricorso sia per revocazione sia in Cassazione. Provvederemo comunque a pagare l’importo dovuto, in maniera da non far aumentare gli interessi. Propongo di audire lunedì il direttore Urbani, che non ha potuto essere presente alla seduta di oggi, in maniera da fare chiarezza sull’importo effettivo. Il nostro obiettivo è andare in Aula mercoledì”.
Ha replicato Ciarla: “Bene l’audizione del direttore in commissione Bilancio, avevamo già pronta la richiesta di un'audizione in commissione Trasparenza. Lunedì lo ascolteremo, ma, alla luce dell’ultimo intervento del coordinatore Magnanelli, riteniamo molto grave quanto ha rappresentato. È difficile poter andare in Aula mercoledì: secondo noi non ci sono le condizioni per portare il provvedimento in Consiglio regionale. Auspico che la commissione di lunedì possa dare le risposte che ci attendiamo”.
Righini, con un’ulteriore replica, ha ribadito la necessità di approvare la proposta entro il 30 ottobre per evitare che maturino ulteriori interessi: “Se sarà necessario, correggeremo l’importo con un emendamento”.
Prima di sospendere la seduta, il presidente Bertucci ha annunciato che i lavori riprenderanno lunedì 19 ottobre alle ore 10.
A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio