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Stop alle graduatorie datate, il Consiglio regionale approva

Via libera unanime alla legge che pone fine al ricorso di graduatorie concorsuali vecchie anche di quindici anni. L'assessore D’Amato: “Si apre un’importante stagione di concorsi pubblici”

27/06/2018
Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto dal vicepresidente Devid Porrello (M5s), ha approvato, all’unanimità (39 a favore), la proposta di legge n. 30, “Disposizioni in materia di vigenza delle graduatorie delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale”, di iniziativa della Giunta regionale. La legge approvata oggi prevede che le graduatorie dei concorsi in scadenza al 31 dicembre 2018, e vigenti da più di tre anni, non possano essere più prorogate. Quelle vigenti da meno di tre anni, invece, concluderanno il loro periodo triennale di vigenza.

“Il fine - ha spiegato l’assessore alla Sanità e all’integrazione socio-sanitaria, Alessio D’Amato, nel corso della sua relazione introduttiva - è quello di garantire l’individuazione di personale altamente specializzato che risponda alle esigenze di aggiornamento tecnico-professionale. Inoltre, s’intende superare le problematiche connesse alle numerose proroghe avvenute a livello nazionale, esigenza già espressa anche da altre regioni”.

“In questi anni– ha proseguito D’Amato - il combinato disposto del blocco del turnover derivante dal piano di rientro e dell’utilizzo di graduatorie datate ha portato sostanzialmente ad avere un sistema ingessato anche nelle metodologie di reclutamento”. Dodici interventi normativi nazionali hanno disposto la proroga dei relativi termini ordinari di vigenza delle graduatorie fino al 31 dicembre 2018. “Questo ha significato – ha riferito D’Amato - a titolo di esempio che una persona considerata idonea ed entrata in graduatoria nel 2003 a 45 anni oggi ne ha 60”. E l’utilizzo di graduatorie troppo datate nel tempo non sempre garantisce che la professionalità individuata tramite lo scorrimento delle stesse sia adeguata al mutamento dei tempi e al momento della chiamata.

D’Amato ha inoltre ricordato che in dieci anni le università del Lazio hanno formato circa 7.000 medici e oltre 16.000 tra infermieri, tecnici di laboratorio, personale tecnico, professionisti delle mansioni sanitarie e operatori del servizio sanitario, ma solamente una piccola quota di questi ha avuto la possibilità di essere inserita nel mondo del lavoro della sanità laziale. Adesso le cose sono cambiate, ha spiegato D’Amato, grazie al raggiungimento di importanti risultati nella riduzione del disavanzo e in vista dell’imminente fine del periodo di commissariamento, prevista per la fine del 2018.

“Questa proposta può essere un utile detonatore, affinché si riapra un’importante stagione di concorsi pubblici”, ha detto D’Amato, il quale ha tenuto a precisare, nella replica, che la legge approvata oggi non incide sulle procedure di stabilizzazione dei precari della sanità, avviate in forza del cosiddetto “decreto Madia”. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

Ufficio Stampa


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