Glossario

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
 
Sanzioni amministrative
l. 689/1981
l.r. 30/1994

Le sanzioni amministrative sono sanzioni applicate da un’autorità amministrativa a seguito di un illecito amministrativo; le sanzioni amministrative pecuniarie fisse consistono nell’obbligo di pagare una somma di denaro non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000; mentre quelle proporzionali non hanno un limite massimo.
Sono, altresì, previste sanzioni accessorie che sono sanzioni applicate congiuntamente ad un’altra sanzione amministrativa. Il principio di legalità impone che nessuno possa essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione.
Schema di decreto del Presidente della Regione
reg. org. giunta, art. 63
reg. lav., art. 88

Il decreto, quale provvedimento amministrativo tipico dell’organo monocratico, è espressione dell’attività di indirizzo politico amministrativo del Presidente della Regione come, ad esempio, nel caso di conferimento di specifici incarichi, nomine e designazioni.
Nelle fattispecie in cui, per l’adozione dell’atto, sia espressamente richiesto dalla normativa vigente il parere della commissione consiliare competente in materia, il relativo schema di decreto viene presentato al Consiglio e assegnato alla predetta commissione che, entro la seconda settimana successiva all’assegnazione, esprime un parere contrario o favorevole, formulando eventuali osservazioni e potendo anche condizionare all’accoglimento di queste il proprio parere favorevole.
Schema di deliberazione della Giunta regionale
l.r. 21/1993, art. 4
reg. org. giunta, art. 65
reg. lav., art. 88

La deliberazione è lo strumento tipico degli organi collegiali con cui la Giunta regionale, organo esecutivo della Regione, adotta gli atti di propria competenza.
Nelle fattispecie in cui, per l’adozione dell’atto, sia espressamente richiesto dalla normativa vigente il parere della commissione consiliare competente in materia, il relativo schema di deliberazione della Giunta, proposto dall’Assessore competente o dal Presidente della Regione, viene presentato al Consiglio e assegnato alla predetta commissione che, entro la seconda settimana successiva all’assegnazione, esprime un parere contrario o favorevole, formulando eventuali osservazioni e potendo anche condizionare all’accoglimento di queste il proprio parere favorevole. Decorsi i termini, la Giunta, pur in assenza del richiesto parere della commissione, può adottare la relativa deliberazione.
Seduta congiunta
Cost., artt. 55 co. II; 63 co. 2; 83; 90; 91; 135; 104, co. II e IV; 135
reg. camera dei deputati, artt. 35; 72, co. 3
reg. senato, artt. 34, co. 2; 48, co. 7; 64; 65; 162, co. 4

Le Assemblee rappresentative e i loro organi collegiali svolgono, di norma, la propria attività separatamente, ma in alcuni casi, stabiliti dalla Costituzione, dagli Statuti, dai propri regolamenti dei lavori o dalla prassi, possono adempiere alle loro funzioni congiuntamente.
La Camera dei Deputati e il Senato deliberano in seduta comune solo nei seguenti casi, previsti dalla Costituzione (art. 55 comma 2):
- l'elezione del Presidente della Repubblica (art. 83);
- il giuramento del Presidente della Repubblica (art. 91);
- la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento o per attentato alla Costituzione (art. 90);
- l'elezione di un terzo dei giudici costituzionali (art. 135);
- l'elezione di un terzo dei membri del Consiglio superiore della Magistratura (art. 104 comma 2 e 4);
- la compilazione dell'elenco di cittadini che devono intervenire nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica, quali giudici aggregati della Corte costituzionale (art. 135 Cost.).
Il Parlamento in seduta comune è presieduto dal Presidente della Camera.
I regolamenti dei lavori di Camera e Senato prevedono che le commissioni possano esaminare e deliberare su disegni di legge e provvedimenti in seduta congiunta.
Il Regolamento dei lavori del Consiglio regionale non prevede nulla al riguardo, ma per prassi due o più commissioni procedono all’esame in seduta congiunta qualora il Presidente del Consiglio abbia ritenuto le stesse ugualmente competenti su una medesima proposta.
Seduta consiliare
Stat., artt. 26 e 27 
reg. lav., artt. 23; 25; 27; 48-50

Rappresenta il momento ufficiale di riunione dell’organo assembleare. Le sedute del Consiglio regionale sono pubbliche, salvo i casi eccezionali previsti dal Regolamento dei lavori.
Le convocazioni devono essere, di norma, diramate almeno cinque giorni prima, salvo i casi di urgenza per i quali il termine può essere ridotto fino a tre giorni. Il Presidente del Consiglio dichiara aperta la seduta e può sospenderla quando ne ravvisi la necessità. Di ogni seduta si redige un processo verbale.
All’inizio di ogni seduta, il Presidente dichiara approvato il processo verbale della seduta precedente, quando sullo stesso non vi siano osservazioni.
Alle sedute consiliari hanno diritto e obbligo di assistere, se richiesti dal Presidente del Consiglio, il Presidente della Regione e gli altri componenti della Giunta regionale anche se non fanno parte del Consiglio.
Per prassi consolidata la seduta si può articolare in più riunioni tenute in diverse giornate.
Seduta delle commissioni
Stat. art 32, co. 4
reg. lav., artt. 14, co. 5 e 6; 24 e 25
 
Riunione ufficiale della commissione, convocata dal suo Presidente, di norma, almeno tre giorni prima della seduta, salvo i casi di urgenza, nei quali il termine è ridotto a giudizio del Presidente stesso e comunque con preavviso di almeno un giorno.
Il processo verbale della seduta è redatto dal segretario della commissione. I componenti della Giunta e i consiglieri che non fanno parte della commissione permanente possono partecipare alle sue sedute con diritto di parola, di proposta e di emendamento, ma senza diritto di voto. Ogni gruppo consiliare, previo avviso al Presidente della commissione, può sostituire un commissario per il solo esame di un determinato argomento, con diritto di voto.
Hanno l’obbligo di assistere alla seduta i componenti della Giunta, se richiesti dal Presidente della commissione. Per prassi consolidata la seduta si può articolare in più riunioni tenute in diverse giornate.
Segretario generale del Consiglio
l.r. 6/2002, art. 34
reg. org. cons., art. 75

Il Segretario generale del Consiglio svolge tutte le funzioni finalizzate a garantire la gestione organica ed integrata dei servizi del Consiglio, sulla base degli indirizzi e delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio e dall’Ufficio di presidenza.
Esercita, inoltre, la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, compresa l’adozione di tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno. Gli atti adottati dal segretario generale sono definitivi e non sono suscettibili di ricorso gerarchico.
Segretario generale della Giunta
l.r 6/2002, artt. 11 e 16 bis
reg. org. giunta, art. 19 bis

Il Segretario generale della Giunta è posto a capo della struttura del segretariato generale, svolge tutte le funzioni di direzione, coordinamento e verifica delle attività delle strutture sotto ordinate al fine di garantire l’unitarietà e l’integrazione della gestione amministrativa, nel rispetto delle direttive impartite dall’organo politico.
In particolare il Segretario generale:
- emana direttive ai direttori regionali per l’istituzione delle strutture organizzative di base, indicandone le tipologie;
- istruisce, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento di organizzazione, la procedura per il conferimento degli incarichi di direttore generale nonché per gli incarichi di dirigente delle strutture organizzative di base e delle loro eventuali articolazioni, affidati a soggetti esterni all’amministrazione regionale;
- esercita i poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti nella propria competenza, salvo quelli delegati agli altri dirigenti;
- cura i rapporti con gli uffici dell’Unione europea e con gli organismi internazionali nelle materie di competenza, salvo i casi in cui tali rapporti siano espressamente affidati ad apposito ufficio od organo;
- partecipa alla Conferenza di coordinamento;
- cura gli adempimenti connessi allo svolgimento della conferenza di servizi interna nonché alla partecipazione della Regione alle conferenze di servizi.
Segreto d'ufficio
Stat., art. 30, co. 3 e 4
l. 241/1990, art. 24
d.lgs. 196/2003, artt. 59 e 60
d.p.r. 3/1957, art. 15
l.r. 17/2015, art. 9, co. 19
reg. org. giunta, art. 455
reg. org. cons., art. 390

Il segreto d’ufficio si concretizza nel divieto, imposto al dipendente pubblico, di trasmettere a chi non ne abbia diritto informazioni riguardanti provvedimenti od operazioni amministrative, in corso o concluse, ovvero notizie di cui sia venuto a conoscenza nell’espletamento dei compiti istituzionali, al di fuori delle ipotesi e delle modalità previste dalle norme sul diritto di accesso.
Il segreto d’ufficio rappresenta, pertanto, un’ipotesi di limitazione del diritto di accesso agli atti amministrativi. Al principio generale della trasparenza dell’attività amministrativa, che si esplica anche attraverso la previsione legislativa del diritto di accesso, si contrappone, in ipotesi eccezionali e, quindi, non estensibili, il segreto della pubblica amministrazione in ordine ai documenti che sono da essa formati o da essa tenuti. La segretezza delle informazioni, nei casi di specifica previsione normativa, è preposta a salvaguardare interessi determinati e di preminente rilevanza rispetto a quelli che verrebbero, di contro, tutelati attraverso l’esercizio del diritto di accesso.
La normativa statutaria e la legge di stabilità regionale 2016 prevedono, quale prerogativa del consigliere regionale, il diritto di visionare anche gli atti e i documenti che, in base alla legge, sono qualificati come riservati, con l’obbligo di mantenerne la segretezza. Tali previsioni, quindi, attraverso un’operazione di bilanciamento di esigenze contrapposte, quella di consentire al consigliere la piena esplicazione dei compiti istituzionali e quella di impedire la divulgazione di documenti riservati, riconoscono al consigliere il diritto di visionare documenti riservati, prevedendo espressamente l’obbligo di mantenere la segretezza degli stessi.
Servizi pubblici locali
d.lgs. 267/2000, artt. 112

Sono i servizi forniti per la produzione di beni ed attività al fine di soddisfare i bisogni sociali della comunità e promuoverne lo sviluppo economico e civile.
Si distinguono tra servizi a rilevanza economica e servizi privi di tale rilevanza, anche se non è sempre agevole individuare la linea di demarcazione tra gli uni e gli altri. La distinzione incide soprattutto sulla diversa disciplina delle modalità di affidamento e di gestione.
Le Regioni organizzano lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rilevanza economica definendo gli ambiti di bacino o bacini territoriali ottimali.
L’affidamento del servizio è effettuato sulla base di un’apposita relazione pubblicata sul sito internet dell’ente affidante da cui risultano le ragioni e la sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche qualora previste. La disciplina prevede che la scelta di affidamento diretto o tramite gara sia supportata da un’istruttoria e da un’adeguata motivazione.
Nell’ambito, invece, dei servizi pubblici locali privi di rilevanza economica la scelta dei soggetti ai quali affidare la gestione è rimessa alle fonti regionali e locali.
Di recente ha acquisito rilievo nel sistema dei servizi pubblici locali l'impiego del contratto di servizio, per indicare lo strumento che disciplina i rapporti tra l'ente locale e il soggetto esercente il pubblico servizio.
Attraverso di esso, in particolare, sono disciplinate e periodicamente aggiornate le specifiche modalità di svolgimento del servizio. Pur non essendo contraenti, gli utenti sono i destinatari delle prestazioni oggetto del contratto di servizio e l'eventuale previsione di obblighi concernenti lo svolgimento del servizio può essere fatta valere dagli stessi (ad es. la previsione di livelli minimi di qualità del servizio o determinati obblighi di informazione degli utenti).
Sessione dei lavori
Stat., art. 11, co. 3
reg. lav., art. 77

È il periodo di tempo destinato all’esame di una o più proposte di legge relative allo stesso argomento. I casi tipici sono rappresentati dalle sessioni relative alla manovra di bilancio e alla legge europea regionale, con la quale si dà attuazione alla normativa dell’Unione europea.
Sindacato ispettivo
Stat., art. 30
reg. lav., artt. 92; 98-102 e 104

È una prerogativa esercitabile dai consiglieri regionali sotto forma di atti finalizzati a verificare, in concreto, l’efficienza della gestione amministrativa dell’esecutivo.
Gli atti di sindacato ispettivo tipici, previsti dall’ordinamento, sono l’interrogazione e l’interpellanza.
A questi atti si affiancano altri strumenti, tra i quali il diritto di ciascun consigliere di ricevere tutte le notizie, le informazioni ed i documenti utili allo svolgimento del proprio mandato.
Sistema elettorale (formula elettorale)
Cost., art. 122, co. I
l. cost. 1/1999, art. 5
Stat., art. 19, co. 2
l. 108/1968
l. 43/1995
l. 165/2004
l.r. 2/2005

La locuzione “sistema elettorale” sta ad indicare le procedure istituzionalizzate per la scelta dei rappresentanti di una determinata organizzazione. Nei moderni contesti politici queste procedure rappresentano lo strumento necessario per realizzare quella democrazia rappresentativa in cui l’azione di chi governa, in senso lato, è tendenzialmente conforme alle esigenze di chi è governato.
Il termine “sistema elettorale” può essere utilizzato con una accezione più o meno ampia, a seconda che ci si riferisca alla disciplina complessiva concernente il fenomeno elettivo oppure al procedimento di trasformazione dei voti in seggi. In quest’ultimo caso si parla più propriamente di formula elettorale, nel primo di sistema elettorale in senso lato.
Le formule elettorali possono essere suddivise in tre grandi categorie: le formule maggioritarie, le formule proporzionali e le formule miste. In via del tutto esemplificativa, le formule proporzionali si basano sulla ripartizione proporzionale, tra le varie liste, dei seggi a disposizione in base al numero di voti ottenuti da ciascuna lista. Possono esservi anche forme di proporzionale corretto, con esclusione dalla ripartizione dei seggi delle liste che non abbiano conseguito una determinata percentuale di voti (soglia di sbarramento).
Per contro, con le formule maggioritarie risulta eletto solo chi ottiene il più alto numero di voti.
I sistemi maggioritari più diffusi si basano su collegi uninominali in cui viene assegnato un solo seggio.
L'elezione può avvenire in un unico turno, anche a maggioranza relativa, oppure in due turni, con secondo turno tra i candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti. Le formule elettorali miste si basano, invece, su una combinazione dei due sistemi sopra descritti.
Fino al 1995, la formula elettorale per l’elezione dei Consigli delle Regioni a statuto ordinario era di tipo proporzionale; successivamente si è passati ad un sistema misto: proporzionale, con premio di maggioranza variabile.
A seguito delle modifiche introdotte dalla riforma costituzionale del 1999, il sistema di elezione del Presidente della Regione e dei Consiglieri regionali è disciplinato con legge della Regione, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica. 
La Regione Lazio è intervenuta in materia di elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale optando, ancora una volta, per un sistema misto. Il Presidente della Regione viene eletto a suffragio universale e diretto in concomitanza con il rinnovo del Consiglio. Quaranta consiglieri sono eletti con il metodo proporzionale del quoziente corretto sulla base di liste concorrenti presentate a livello circoscrizionale; i rimanenti dieci consiglieri sono eletti nelle liste circoscrizionali attraverso un premio di maggioranza/minoranza finalizzato alla formazione di una stabile maggioranza e ad assicurare la rappresentanza delle minoranze.
Sottocommissione (della commissione consiliare)
Per l’analisi, l’approfondimento e la discussione di provvedimenti particolarmente complessi, come nel caso della redazione di un testo legislativo unificato a seguito di abbinamento di più testi, si è affermata la prassi, da parte delle commissioni consiliari, di procedere alla nomina di sottocommissioni formate da un numero ristretto di consiglieri che, al termine dei lavori, trasmettono un testo, ovvero proposte ed osservazioni su di un determinato provvedimento, alla commissione, la quale procede in via definitiva ad assumere le proprie determinazioni.
Spending review
l. 196/2009, artt. 14; 39-41
d.l. 98/2011 (conv. l. 111/2011)
d.l. 138/2011 (conv. l. 148/2011)
dir. Stato 03/05/2012
d.l. 52/2012 (conv. l. 94/2012)
d.l. 95/2012 (conv. l. 135/2012)
l.r. 4/2013

Programma di analisi, valutazione e revisione della spesa pubblica, che delinea una strategia di medio termine della politica economica, volta a contenere il complesso della spesa pubblica, in particolare di quella corrente, favorendo allo stesso tempo una maggiore qualità della stessa e una più efficiente allocazione delle risorse.
La spending review ha determinato, inizialmente, una definizione dei fabbisogni standard delle amministrazioni centrali dello Stato nonché una riduzione delle spese relative alle missioni di ciascun ministero. In un secondo momento ha reso più stringente  il ricorso a procedure di acquisto centralizzato di beni e servizi, ai fini della riduzione della spesa per consumi intermedi.
La Regione ha disposto misure per il contenimento della spesa e la razionalizzazione delle strutture e dei servizi regionali, introducendo, tra le altre, norme che hanno ridotto le spese degli organi e del personale politico, razionalizzato e ridotto gli enti e le società regionali, limitato i compensi dei manager delle società regionali, ridotto le spese per convegni, mostre, rappresentanza e pubblicità.
Spesa
l.r. 25/2001, artt. 15; 20; 36-39
d.lgs. 118/2011, art. 45

Somma erogata dall’ente attraverso le fasi dell'impegno, della liquidazione, dell'ordinazione e del pagamento. Per alcune spese, tali fasi possono essere ricomprese nel medesimo atto.
Le previsioni di spesa del bilancio di previsione sono articolate in missioni, che rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti dalla Regione e in programmi, che rappresentano gli ambiti omogenei di attività diretti a perseguire gli obiettivi definiti nelle missioni.
I programmi sono ripartiti in titoli e, ai fini della gestione, in macroaggregati, capitoli e eventualmente in articoli.
Spoil system
Stat., artt. 53, co. 2; 55, co. 4 e 5
d.lgs. 165/2001, art.19
l. 145/2002, art. 3, co. 7
d.l. 262/2006, art. 41
l.r. 9/2005, art. 71
l.r. 4/2006, art. 43

L'istituto ha origine nei sistemi anglosassoni e si traduce letteralmente in “sistema delle spoglie” in quanto evoca la presa delle spoglie da parte del vincitore in battaglia. Sul piano giuridico, indica la facoltà riconosciuta in capo ad ogni nuovo governo, e quindi allo schieramento politico di maggioranza a seguito delle consultazioni elettorali, di collocare persone di propria fiducia nei posti chiave dell'apparato burocratico, al posto di coloro che li occupano in virtù di assegnazioni effettuate dal governo precedente.
Con legge statale del 2002, nell'ambito di un contesto normativo caratterizzato dalle numerose riforme che si sono susseguite negli anni 1993-2001 in materia di privatizzazione del pubblico impiego, il legislatore ha previsto un meccanismo di cessazione automatica degli incarichi dirigenziali di livello generale al momento dello scadere del termine dei sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Tali disposizioni sono state oggetto di disamina da parte della Corte costituzionale che, con una sentenza del 2007, ha dichiarato l’incostituzionalità delle stesse, in quanto in contrasto con i principi dell’imparzialità e del buon andamento di cui agli articoli 97 e 98 della Costituzione ed in particolare lesive dei principi del giusto procedimento e della continuità dell’azione amministrativa. Anche il tentativo, compiuto nel 2006, di reintrodurre meccanismi di cessazione automatica dagli incarichi dirigenziali qualora non confermati, non ha superato il vaglio di costituzionalità ed è stato dichiarato illegittimo. 
L’istituto in esame ha trovato applicazione anche in ambito regionale. La Regione Lazio, nel proprio Statuto e nelle successive disposizioni legislative di attuazione, ha previsto la decadenza automatica degli incarichi conferiti con criterio fiduciario “ai dirigenti preposti alle posizioni di particolare rilievo e responsabilità della Regione” ed “ai componenti degli organi istituzionali degli enti pubblici dipendenti dalla stessa, qualora non vengano riconfermati entro il novantesimo giorno successivo alla data di insediamento del nuovo Consiglio regionale.”.
La suddetta normativa regionale è stato oggetto di una pronuncia della Corte costituzionale che, con riferimento agli incarichi apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, ha dichiarato incostituzionale il combinato disposto delle disposizioni statutarie e di quelle della legge di attuazione in quanto in contrasto con i principi costituzionali sopra enunciati.
In generale la giurisprudenza della Corte costituzionale ha fortemente limitato il ricorso allo spoil system ribadendo che la cessazione automatica dell’incarico dirigenziale, senza un giusto procedimento diretto a verificare anche i risultati conseguiti, contrasta sia con il principio dell’imparzialità che con quello del buon andamento dell’azione amministrativa.
Statuto regionale
Cost., art. 123
l. stat. 1/2004

I contenuti essenziali degli statuti regionali, in base a quanto stabilito dalla Costituzione, riguardano la scelta della forma di governo e l’indicazione dei principi fondamentali dell’organizzazione e del funzionamento della Regione, la disciplina del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione nonché della pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali. Gli Statuti disciplinano anche il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione tra la Regione e gli enti locali.
Lo statuto viene approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi, con la possibilità per il Governo di promuovere la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla prima pubblicazione del testo sul Bollettino ufficiale. Tale pubblicazione riveste carattere notiziale.
Lo statuto può essere sottoposto a referendum popolare entro tre mesi dalla data della sua approvazione, qualora ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei consiglieri regionali.
La Regione Lazio ha approvato lo Statuto con la legge statutaria 11 novembre 2004, n. 1.
Stralcio
reg. lav., art. 66, co. 7

Ciascun consigliere può chiedere che uno o più articoli o disposizioni contenute in una proposta di legge di cui sia iniziato l’esame, e che abbiano autonoma rilevanza normativa, vengano stralciati per farne oggetto di una nuova deliberazione. Sulla proposta l’Aula discute e delibera nelle forme e con i limiti previsti per le questioni sospensive.
Subemendamenti
reg. lav., artt. 66-68

Sono emendamenti ad un emendamento la cui presentazione, discussione e votazione è disciplinata dal Regolamento dei lavori del Consiglio.
In particolare, è previsto che i subemendamenti possono essere presentati fino ad un’ora prima dell’orario stabilito per l’inizio della seduta; la Giunta e la commissione consiliare competente possono presentarli, invece, fino al momento dell’inizio della votazione dell’emendamento cui si riferiscono. Gli emendamenti presentati in Aula dalla Giunta regionale o dalla commissione consiliare competente possono essere subemendati entro il termine, comunque non inferiore a un’ora, deciso dal Presidente del Consiglio.
I subemendamenti sono votati prima dell’emendamento cui si riferiscono.
Sussidiarietà (principio di)
Trattato sull’Unione europea, art. 5
Cost., art. 118, co. I
Stat., artt. 16 e 48
l. 59/1997, art. 4, co. 3, lett. a)
d.lgs. 112/1998, art. 3
d.lgs. 267/2000, art. 4
l. 131/2003, art. 7

Il principio di sussidiarietà, sancito per la prima volta a livello comunitario, è stato recepito dalla normativa statale e successivamente elevato a rango costituzionale.
Tale principio, nella sua accezione verticale, si basa sul presupposto che gli enti territoriali più vicini alla cittadinanza siano quelli maggiormente in grado di comprendere e, quindi, soddisfare le istanze della collettività; esso comporta che i compiti di gestione amministrativa siano attribuiti generalmente ai comuni ovvero agli enti sovraordinati, nei soli casi in cui l’esercizio delle funzioni amministrative non sia compatibile con le ridotte dimensioni e le possibilità operative degli enti comunali. Ne consegue il delinearsi di una scala ascensionale di attribuzioni che inizia dai comuni e, passando per le province, le città metropolitane e le Regioni, termina con la configurabilità in capo allo Stato delle funzioni amministrative che, per la loro complessità, possono essere adeguatamente svolte solo attraverso la gestione statale.
Nella sua accezione orizzontale, il principio in esame impegna lo Stato, le Regioni, le città metropolitane, le province e i comuni a favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Condividi su