Glossario

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Qualità normativa
Stat., art. 36
l. 246/2005
Regole e suggerimenti per la redazione dei testi normativi (Manuale OLI 2007)
circ. Presidenza del Consiglio dei ministri 24/2/ 1986
circ. Presidenza del Consiglio dei ministri 20/4/ 2001

Il tema della qualità della normazione è stato affrontato per la prima volta in documenti ufficiali con la circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri del 1986 che rappresenta il primo tentativo, attuato d’intesa con le Presidenze dei due rami del Parlamento, di dare avvio al procedimento di miglioramento qualitativo della produzione legislativa.
Con la successiva circolare del 2001 si tenne conto degli apporti nel frattempo elaborati dalla dottrina nonché di quanto emerso dall’esperienza e dal confronto con le regole di tecnica legislativa straniera.
Il testo elaborato dall’Osservatorio legislativo interregionale nel marzo 2002 è più ampio e articolato di quello statale e comprende cinque parti: linguaggio normativo, scrittura del testo, struttura dell’atto normativo, riferimenti, modifiche ed un allegato di formulari.
Il manuale interregionale è stato formalmente adottato in diverse Regioni ed è stato rivisitato nel corso degli anni 2006 e 2007; le novità di maggior rilievo riguardano l’introduzione di un preambolo contenente alcuni principi generali per la redazione dei testi e le modifiche che hanno interessato la parte relativa al linguaggio normativo.
Il legislatore regionale ha prestato una particolare attenzione al tema della qualità della normazione; diversi Statuti regionali hanno, infatti, affrontato l’argomento. Lo Statuto della Regione Lazio stabilisce, in particolare, che il regolamento dei lavori del Consiglio disciplini la verifica della redazione dei testi normativi affinché gli stessi siano chiari, di agevole interpretazione, coordinati con la normativa vigente ed abbiano ad oggetto materie omogenee.
La qualità della normazione si raggiunge tramite le leggi di semplificazione o la redazione di testi unici, ma anche attraverso l’introduzione di nuove tecniche o metodologie di normazione. Si parla, pertanto, di “tecniche legislative”, in quanto la qualità della normazione è garantita non solo dal linguaggio normativo ma attraverso anche altri strumenti, quali l’improcedibilità della proposta di legge presentata in Consiglio nel caso in cui non vengano rispettati i parametri di qualità; la comunicazione preventiva ai soggetti interessati al fine di garantire la partecipazione del cittadino al processo legislativo, con la possibilità di fare osservazioni o proporre modifiche; la valutazione degli effetti della legge, che si articola in valutazione ex ante e valutazione ex post.

(Vedi anche AIR, ATN e VIR)
Question time
Stat., art. 30, co. 2
reg. lav., artt. 100, 104 e 105

Il termine “question time” indica quella fase dei lavori di un’Assemblea legislativa nella quale vengono illustrate le interrogazioni a risposta immediata, consistenti in una sola domanda e di solito relative ad argomenti di rilevanza generale e di particolare urgenza, a cui viene data risposta dall'organo esecutivo in Aula. I regolamenti parlamentari disciplinano dettagliatamente presentazione e tempistica prevedendo che alla Camera il question time abbia luogo una volta alla settimana, di norma il mercoledì, mentre al Senato si svolge almeno una volta al mese.
L’istituto trova applicazione anche nei lavori delle Assemblee regionali. Il Regolamento dei lavori del Consiglio regionale prevede che la prima ora di ogni seduta dell’aula è dedicata, di norma, al question time con l’intervento del Presidente della Regione o degli assessori competenti per materia. All’interrogazione, illustrata dal presentatore per non più di cinque minuti, risponde il rappresentante dell’esecutivo per un tempo massimo di tre minuti, salvo poi il diritto di replica per non più di due minuti da parte dell’interrogante o di un altro consigliere dello stesso gruppo. Le interrogazioni così svolte non possono essere ripresentate come interrogazioni ordinarie. Scaduto il tempo dedicato al question time, le interrogazioni non ancora svolte sono rinviate alla seduta successiva.
Questione di legittimità costituzionale
Cost., artt. 127, 134 e 137
l. cost. 1/1948
l. 87/1953
Stat., art. 41, co. 4

Spetta alla Corte costituzionale, giudicare se le leggi e gli atti aventi forza di legge dello Stato ovvero le leggi delle Regioni e delle Province autonome siano conformi alla Costituzione ed alle leggi costituzionali.
In realtà, è anche possibile che la norma che funge da parametro per la verifica della legittimità costituzionale sia rappresentata da una fonte sub-costituzionale: l’esempio classico è costituito dalla legge delega, i cui principi vincolano, per espressa previsione costituzionale, il relativo decreto legislativo del Governo. In tali casi si adopera la locuzione di “norma interposta” per definire quella norma che, pur non avendo rango costituzionale, assurge, sia pure in modo indiretto, a parametro di legittimità.
Il procedimento di legittimità costituzionale è introdotto o a seguito della rimessione da parte di un giudice nell’ambito di una controversia di merito (cd. giudizio in via incidentale), ovvero a seguito di ricorso da parte dello Stato nei confronti di una legge regionale o di una Provincia autonoma, oppure da parte di queste ultime nei riguardi di una legge o atto avente forza di legge dello Stato o di una legge di un’altra Regione (cd. giudizio in via principale). Inoltre la Corte, attraverso la propria giurisprudenza, si è dichiarata legittimata a sollevare questioni di legittimità relativamente alle norme che è chiamata ad applicare nell’esercizio delle sue funzioni.
Per quanto concerne il giudizio in via principale, con la riforma del Titolo V della Costituzione è stato stabilito uno stesso termine sia per lo Stato che per le Regioni a statuto ordinario per poter presentare ricorso alla Corte: sessanta giorni dalla pubblicazione dell’atto.
Inoltre, è facoltà della Corte sospendere, nelle more della decisione, l’efficacia dell’atto impugnato o di parti di esso, qualora ritenga che l’esecuzione dello stesso possa comportare il rischio di un irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico o all’ordinamento giuridico della Repubblica, ovvero il rischio di un pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti dei cittadini.
È da sottolineare il fatto che i parametri di riferimento per i ricorsi sollevati dallo Stato e per quelli sollevati dalle Regioni risultino asimettrici: mentre il Governo può ricorrere contro una legge regionale ogni volta che questa “ecceda” la competenza della Regione stessa, le Regioni possono ricorrere avverso un atto legislativo statale esclusivamente nel caso in cui quest’ultimo “leda” le sue competenze.
Lo Statuto attribuisce al Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, la funzione di impugnare le leggi e gli atti aventi forza di legge dello Stato nonché le leggi delle altre Regioni.
Il giudizio di legittimità costituzionale si conclude con una decisione di inammissibilità, di rigetto o di accoglimento.
Nel primo caso, inammissibilità, è riscontrata la mancanza dei presupposti per l’instaurazione del giudizio.
Nel secondo caso, rigetto, la questione di legittimità viene ritenuta infondata, almeno sotto il profilo in cui è stata prospettata al Giudice delle leggi.
Nell’ultimo caso, accoglimento, viene dichiarata l’illegittimità delle disposizioni impugnate; la sentenza ha valore costitutivo e la disposizione censurata non può essere più applicata a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione anche se, per un orientamento consolidato, tale tipo di sentenza esplica, di norma, effetti anche sui rapporti precedentemente costituiti purché non esauriti e pertanto ancora pendenti.
Questioni pregiudiziali e sospensive
reg. lav., art. 29

Le questioni pregiudiziali precludono, qualora accolte, la discussione su un determinato argomento; le questioni sospensive invece, qualora accolte, producono l’effetto di rinviare la discussione ad altra data ovvero al verificarsi di scadenze determinate.
La procedura relativa alla proposizione delle due questioni è analoga: nel caso in cui la discussione sia già iniziata occorre la richiesta di tre Presidenti di gruppo; ove, invece, non abbia ancora avuto inizio, è sufficiente l’istanza di un solo Presidente di gruppo consiliare che, però, sia composto da almeno tre consiglieri.
La discussione in merito alle questioni pregiudiziali e sospensive deve avvenire rispettivamente prima che essa abbia inizio o prima che continui; in ogni caso la discussione non può iniziare ovvero proseguire fin quando l’Aula non abbia respinto la richiesta.
Qualora venga approvata una questione sospensiva, deve essere indicata la data della ripresa della discussione.
Le questioni pregiudiziali e sospensive possono essere avanzate anche nel corso dell’esame in sede referente di una proposta da parte della commissione.
Quorum funzionale (vedi Maggioranza)
Quorum strutturale (vedi Numero legale)
Quote rosa (vedi Pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive)

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