Glossario

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Nomina
Stat., artt. 23, co. 2, lett. p); 41, co. 8; 55, co. 3
reg. lav., artt. 79-86

Ai sensi dello Statuto, la nomina degli organi istituzionali degli enti pubblici dipendenti dalla Regione, degli enti privati a partecipazione regionale, nonché dei membri di commissioni, comitati ed altri organismi collegiali spetta al Presidente della Regione.
Nei casi in cui la legge istitutiva prescriva l’obbligo di assicurare la rappresentanza delle opposizioni, la designazione spetta al Consiglio regionale.
 
Non cumulabilità
l.r.4/2013, art.4

La normativa vigente prevede che è vietato cumulare indennità o emolumenti derivanti dalle cariche di Presidente della Regione, di Presidente del Consiglio regionale, di assessore o di consigliere regionale. Il titolare di più cariche è tenuto ad optare, entro dieci giorni dall’assunzione dell’incarico più recente, per uno solo degli emolumenti o indennità.
Ciascun consigliere regionale deve presentare una dichiarazione dalla quale risultino gli eventuali altri incarichi e le somme percepite per gli stessi; nel caso in cui il consigliere regionale non adempia a tale obbligo, il Presidente del Consiglio diffida il consigliere ad adempiere entro quindici giorni. Se l’inadempimento persiste, il Presidente del Consiglio dispone la sospensione dell’indennità di carica fino all’adempimento e ne dà notizia all’Aula.
Normativa dell'Unione europea
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, artt. 288-299
Cost., art. 117, co. I e II
Stat., artt. 10; 11; 14, co. 1; 41, co. 6 e 7; 47, co.4
l. 131/2003, art. 5
l. 234/2012
l.r. 1/2015

L’ordinamento giuridico dell’Unione europea è un ordinamento giuridico sui generis distinto sia dall’ordinamento internazionale, sia da quello interno degli Stati membri ed è caratterizzato dal principio della diretta applicabilità, secondo cui la norma dell’Unione europea, pur essendo adottata da un organo estraneo, raggiunge direttamente i soggetti dell’ordinamento statale e li vincola conferendo ad essi diritti e obblighi, e dal principio del primato sul diritto interno, ai sensi del quale allorquando nelle materie trasferite alla competenza dell’Unione europea vi è un contrasto tra norma dell’Unione europea e norma statale o regionale prevale la prima.
Le fonti del diritto dell’Unione europea si distinguono in fonti di diritto primario, costituite dai trattati istitutivi, ivi compresi quelli che introducono modifiche o che disciplinano l’adesione di nuovi Stati, e fonti di diritto secondario o derivato, costituite dagli atti che le istituzioni dell’Unione hanno il potere di adottare in virtù dei trattati. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea descrive cinque atti tipici che possono essere adottati dalle istituzioni europee: regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri.
Il regolamento è un atto di portata generale, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno Stato membro. La portata generale distingue il regolamento dalla decisione, mentre l’obbligatorietà in tutti i suoi elementi lo distingue dalla direttiva.
La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi ritenuti più idonei a conseguirlo.
Come il regolamento, è un atto vincolante di natura normativa, ma a differenza di esso è caratterizzata da un’efficacia mediata, cioè per produrre effetti nei confronti dei singoli deve essere recepita dallo Stato nell’ordinamento interno, mediante l’adozione di atti normativi completi e dettagliati, che attuino gli obiettivi e i principi generali fissati dalla direttiva stessa. Tuttavia, in base alla giurisprudenza della Corte di giustizia si è riconosciuta un’efficacia diretta verticale delle direttive, cioè la possibilità per i singoli di far valere nei confronti dello Stato inadempiente anche una direttiva non attuata, quando imponga solo obblighi di non fare, quando si limiti a ribadire un obbligo già previsto dai trattati, chiarendone la portata e i tempi di attuazione e quando sia molto dettagliata, ossia non si limiti a stabilire il risultato da raggiungere, ma indichi anche forme e mezzi per la sua attuazione (c.d. direttiva self-executing).
Nelle materie di propria competenza, le Regioni possono dare immediata attuazione alle direttive; lo Statuto della Regione Lazio prevede che ciò avvenga, di norma, con la legge comunitaria regionale, approvata annualmente nell’ambito di un’apposita sessione dei lavori consiliari.
La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati, che possono essere uno o più Stati membri, persone fisiche o giuridiche. La decisione è, quindi, come il regolamento e la direttiva, un atto vincolante, ma a differenza di essi ha natura amministrativa.
La raccomandazione e il parere sono atti non vincolanti, quindi non impugnabili dinanzi alla Corte di giustizia, e servono per ottenere dal destinatario un comportamento conforme a scopi comuni. Di solito, il parere è utilizzato per l’espressione di un’opinione su una data questione, mentre la raccomandazione come strumento di azione indiretta per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri.
 Con il trattato di Lisbona la procedura di codecisione, secondo la quale, in base a un complesso meccanismo, un regolamento, una direttiva o una decisione sono adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, su proposta della Commissione, è diventata la procedura legislativa ordinaria. In alcuni casi specifici è prevista anche una procedura legislativa speciale, che consiste nell’adozione di un regolamento, di una direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte di quest’ultimo con la partecipazione del Parlamento europeo. Gli atti giuridici adottati mediante la procedura legislativa ordinaria o speciale sono qualificati dal trattato di Lisbona atti legislativi.
Il trattato prevede, inoltre, gli atti legislativi delegati aventi portata generale, che sono regolamenti o direttive la cui adozione è delegata da un atto legislativo alla Commissione per integrare o modificare elementi non essenziali di esso, e gli atti esecutivi, che sono regolamenti, direttive o decisioni adottati dalla Commissione o eccezionalmente dal Consiglio quando sono necessarie condizioni uniformi di esecuzione degli atti giuridici vincolanti dell’Unione.
Sul versante del diritto interno, a seguito della riforma costituzionale del 2001 ha acquisito più rilevanza il ruolo delle regioni, sia nella fase ascendente che in quella discendente della normativa dell’Unione europea. Nelle materie di loro competenza, infatti, le regioni partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti dell’Unione europea e provvedono alla loro attuazione, nel rispetto delle norme di procedura stabilite dalla legge statale e, per quanto riguarda la Regione Lazio, della l.r. 1/2015.
Numero legale
Stat., art. 27, co. 3
reg. lav., artt. 34 e 35

Con il termine numero legale, o quorum strutturale, si fa riferimento al numero minimo di consiglieri necessari affinché si possa procedere, nelle commissioni consiliari e in Aula, alla votazione dei rispettivi atti. Lo Statuto prevede che per la validità delle deliberazioni debba essere presente la maggioranza dei componenti del Consiglio che non abbiano ottenuto congedo a norma del regolamento dei lavori e il voto favorevole della maggioranza dei presenti, salvo il caso in cui sia prevista una maggioranza qualificata.
L’esistenza del numero legale si ritiene presunta. La verifica può essere richiesta in commissione, da uno o più consiglieri, oppure in Aula, da almeno tre consiglieri o da un Presidente di un gruppo consiliare costituito da almeno tre consiglieri. Sono considerati presenti, agli effetti della determinazione del numero legale, sia il richiedente la verifica, sia i consiglieri, autorizzati dall’Ufficio di presidenza che risultino impegnati fuori dalla sede del Consiglio regionale per incarico istituzionale.

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