Glossario

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Maggioranza (quorum funzionale)
Stat., artt. 19, co. 2; 20, co. 3; 25, co. 1 e 5; 27, co. 3; 33, co. 3; 39, co. 2; 43, co. 1; 67, co. 4; 68, co. 8; 69, co. 3; 70, co. 2
reg. cons., art. 36

Con il termine maggioranza, o quorum funzionale, si intende il numero dei voti richiesto per la validità delle deliberazioni.
Si distingue:
a) la maggioranza relativa: quando si raggiunge il maggior numero dei voti a prescindere dal rapporto degli stessi con il totale dei votanti;
b) la maggioranza semplice: quando si raggiunge almeno la metà più uno dei votanti;
c) la maggioranza qualificata: che può essere della metà più uno, di tre quinti, dei due terzi o dei tre quarti degli aventi diritto al voto. Nel primo caso, quando cioè è richiesta la metà più uno dei componenti dell’assemblea, si parla comunemente di maggioranza assoluta.
Ai sensi dello Statuto, per la validità delle deliberazioni dell’Aula e delle commissioni è richiesta la presenza della maggioranza dei componenti (vedi voce “numero legale”) e il voto favorevole della maggioranza dei presenti, eccetto i casi in cui sia richiesta una maggioranza qualificata.
In particolare, lo Statuto prevede la maggioranza assoluta nelle deliberazioni del Consiglio per:
a) l’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione;
b) l’approvazione della legge regionale di disciplina del sistema elettorale;
c) l’approvazione del regolamento di contabilità e degli altri regolamenti interni;
d) la dichiarazione d’urgenza sulla promulgazione della legge regionale;
e) l’approvazione delle leggi di conferimento di funzioni agli enti locali o di modifica del riparto di competenze tra Regione ed enti locali, a seguito di parere negativo espresso dal Consiglio delle autonomie locali;
f) l’approvazione della legge regionale senza modificarla sulla base dei rilievi contenuti nella pronuncia del Comitato di garanzia statutaria;
g) l’elezione del Presidente del Comitato regionale di controllo contabile.
Una maggioranza qualificata più elevata è invece richiesta nei seguenti casi:
a) l’elezione del Presidente del Consiglio regionale - maggioranza dei due terzi dei componenti nel primo scrutinio, dei tre quinti nel secondo, maggioranza assoluta dal terzo in poi;
b) l’adozione e la modifica del regolamento dei lavori del Consiglio - maggioranza dei tre quinti e, dalla terza votazione, maggioranza assoluta;
c) l’elezione del difensore civico - maggioranza dei tre quarti dei componenti.
Nel conteggio dei voti per determinare la maggioranza, il Regolamento dei lavori del Consiglio prevede che siano computati i voti favorevoli e i voti contrari, mentre le dichiarazioni di astensione non vengono contate e se ne tiene nota a cura dei consiglieri Segretari.
Mandato imperativo (divieto di)
Cost., art. 67
Stat., art. 29, co. 1
reg. lav., artt. 65, co. 1e 66, co. 8

Secondo il divieto di mandato imperativo (o “principio del libero mandato”), sancito dalla Costituzione e ribadito dallo Statuto regionale, l’eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori e nei confronti di questi non assume alcun impegno giuridicamente vincolante, in quanto deve considerarsi rappresentante dell’intera collettività e non di quella frazione del corpo elettorale che lo ha votato. Gli elettori, infatti, non possono impartire istruzioni per lo svolgimento delle funzioni né possono revocare il mandato all’eletto che ha, invece, il dovere di operare perseguendo interessi pubblici generali e preservando la propria indipendenza da tutti i gruppi politici, economici e sociali.
L’unica responsabilità dell’eletto nei confronti del proprio elettorato è esclusivamente politica: spetterà agli elettori valutarne l’operato ed eventualmente sanzionarlo mediante la “non rielezione” nel caso si presenti a successive consultazioni elettorali. A tutela del principio del libero mandato anche nel rapporto con il partito politico, i regolamenti delle assemblee legislative prevedono, di norma, la possibilità per l’eletto di esprimere autonomamente posizioni dissenzienti rispetto al gruppo di appartenenza.
Maxiemendamento
Il maxiemendamento si configura, nella prassi parlamentare, come forma estrema di esercizio del potere di emendamento in stretta connessione con il ricorso alla posizione della questione di fiducia: consiste nella presentazione di una proposta emendativa che, pur formalmente riferita ad un solo articolo, interviene contemporaneamente su più articoli o sull’intero testo, ed è predisposta ai fini della posizione della questione di fiducia, potendo l’assemblea solo accogliere o meno la proposta senza apportare ulteriori modifiche.
Sotto il profilo sostanziale, si distingue tra maxiemendamento “conservativo”, che presenta in un’unica proposta di modifica il testo come già approvato dalla commissione competente, e maxiemendamento “innovativo”, che modifica il testo all’esame dell’assemblea in maniera significativa, introducendo anche disposizioni nuove ed eterogenee.
Mutuato dai lavori parlamentari, il maxiemendamento ha trovato applicazione, con una serie di adattamenti procedurali, anche nell’attività delle assemblee legislative regionali che non contemplano l’istituto della questione di fiducia.
Missione dei consiglieri regionali
l.r. 4/2013, art. 5
del.U.P. 49/2013

I consiglieri regionali possono essere autorizzati dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale a recarsi in missione sia nel territorio nazionale che all’estero quando l’oggetto delle stesse è connesso in modo diretto all’esercizio delle proprie funzioni, ossia quando sussiste un nesso diretto ed immediato tra la missione e gli interessi pubblici oggetto del mandato elettivo.
Ad essi spetta il rimborso delle spese di viaggio sostenute utilizzando mezzi pubblici di trasporto, inclusi l’aereo e il mezzo di trasporto marittimo, ovvero, in caso di spostamento con autovettura propria, un rimborso chilometrico pari ad 1/5 del costo di un litro di benzina senza piombo vigente nel tempo. Spetta, altresì, il rimborso dei pedaggi autostradali e delle spese per parcheggio documentate; è consentito l’uso del taxi o dell’auto a noleggio.
Ai consiglieri in missione, inoltre, è riconosciuto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate per l’alloggio in albergo e per il vitto entro i seguenti limiti: pernottamento in albergo di categoria non superiore a quattro stelle; fino ad un massimo di cento euro al giorno, per il vitto. Agli stessi, infine, sono rimborsate, sempre ai fini della missione, le spese per l’iscrizione o la partecipazione a convegni o seminari.
Missioni e programmi (bilancio)
d.lgs.118/2011, art. 45 e allegato 14
reg. reg. 26/2017

Con la riforma del sistema contabile il legislatore ha puntato alla progressiva e completa armonizzazione dei bilanci della pubblica amministrazione attraverso l’adozione di regole contabili uniformi allo scopo di rendere disponibili i dati di bilancio e consentirne la comparazione.
In particolare, relativamente agli schemi di bilancio, per evidenziare le finalità della spesa e garantire trasparenza e confrontabilità delle informazioni relative all’utilizzo delle risorse pubbliche, le previsioni di spesa del bilancio delle regioni, come per le altre pubbliche amministrazioni, sono classificate per missioni e programmi, il cui elenco, con l’indicazione delle relative descrizioni e i rispettivi codici di riferimento, è contenuto nell’allegato 14 del d.lgs. 118/2011.
Le missioni rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti dalle regioni, utilizzando le risorse finanziarie, umane e strumentali ad esse destinate: costituiscono la principale rappresentazione politico-istituzionale del bilancio. Sono individuate dal legislatore statale assumendo come riferimento quelle previste per il bilancio dello Stato e sono complessivamente 23: a parte le missioni prettamente tecniche (20, 50, 60 e 99), le altre (dalla 01 alla 19) sono riferite a diversi settori di intervento e costituiscono una rappresentazione organica del complesso delle politiche regionali. 
Le missioni, a loro volta, sono suddivise in programmi. I programmi sono aggregati omogenei di attività volte a perseguire gli obiettivi definiti nell’ambito delle missioni e costituiscono per la spesa l’unità di approvazione del bilancio. Infatti, i programmi rappresentano un livello di aggregazione della spesa sufficientemente dettagliato da consentire all’assemblea consiliare, in sede di approvazione del bilancio di previsione, di scegliere l'impiego delle risorse tra una pluralità di scopi alternativi valutando i possibili effetti dell'azione pubblica sui cittadini e sul territorio. I programmi sono 99, ripartiti in titoli e raccordati alla classificazione Cofog di secondo livello, secondo le corrispondenze individuate nel glossario di cui all’allegato 14 del d.lgs. 118/2011. Inoltre, il legislatore prevede che, ai fini della gestione, i programmi siano ripartiti in macroaggregati, in capitoli ed eventualmente in articoli.
Unitamente allo schema di delibera di approvazione del bilancio, la Giunta trasmette al Consiglio regionale, a fini esclusivamente conoscitivi, anche la proposta di articolazione dei programmi in macroaggregati, così come individuati dall’allegato 14. Al termine dell’iter legislativo di approvazione della legge di bilancio si distingue il Bilancio decisionale (politico), approvato dal Consiglio regionale e strutturato per missioni e programmi, dal Bilancio gestionale (amministrativo), adottato contestualmente dalla Giunta e strutturato per macroaggregati e capitoli di bilancio.
Missioni valutative
l.r. 7/2016, artt. 3, co. 1, lett. d) e 4

Le missioni valutative sono attività conoscitive di approfondimento volte ad analizzare l’attuazione delle leggi e a valutare gli effetti delle politiche regionali, con modalità che garantiscano la terzietà e l’imparzialità dell’analisi.
Le attività informative previste dalle clausole valutative, infatti, potrebbero non soddisfare interamente le esigenze conoscitive sull’attuazione di una legge in quanto fatti nuovi o eventi rendono necessario un approfondimento di qualche aspetto che la clausola non aveva previsto. Così come il Consiglio regionale potrebbe richiedere un approfondimento sull’attuazione di una legge a prescindere dall’esistenza nella stessa di una clausola valutativa.
La normativa prevede che il Comitato   per il monitoraggio dell'attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali possa attivare missioni valutative d’intesa con l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, anche su proposta delle commissioni consiliari permanenti.
Mozione
Stat., art. 30, co. 2
reg. lav., artt. 91, 93-97

La mozione è uno degli atti di prerogativa dei consiglieri, con cui gli stessi concorrono a determinare l’indirizzo politico, sociale ed economico della Regione. Ciascun consigliere può presentare mozioni al fine di promuovere una deliberazione dell’Aula su un determinato argomento. Con la mozione è anche possibile proporre all’Aula di formulare un voto o una proposta di legge al Parlamento.
La mozione deve essere presentata al Presidente del Consiglio, che ne dà comunicazione all’Aula entro la seduta successiva e la iscrive all’ordine del giorno della prima seduta della seconda settimana successiva a quella del suo annuncio, a meno che l’Aula non deliberi di anticiparne la discussione. La presentazione della mozione e di eventuali emendamenti e subemendamenti, la loro discussione e votazione sono disciplinati dal Regolamento dei lavori del Consiglio.
Mozione di sfiducia
Cost., art. 126, co. II e III
Stat., art. 43 

 La mozione di sfiducia è un atto mediante il quale il Consiglio regionale esprime la propria sfiducia nei confronti del Presidente della Regione.
 Per la sua votazione la norma costituzionale richiede l’esistenza dei seguenti requisiti, la cui ratio viene individuata nell’esigenza di favorire la stabilità dell’esecutivo e la massima assunzione di responsabilità da parte dell’organo legislativo:
a) la mozione deve essere motivata;
b) per la presentazione della mozione è richiesta la sottoscrizione di almeno un quinto dei membri del Consiglio;
c) la mozione di sfiducia non può essere discussa prima di tre giorni dalla presentazione;
d) la votazione deve avvenire per appello nominale;
e) la mozione deve essere approvata a maggioranza assoluta.
Lo Statuto ha integrato la disciplina costituzionale prevedendo, per la discussione della mozione, il termine massimo di venti giorni dalla presentazione.
L’approvazione della mozione di sfiducia comporta le dimissioni della Giunta e lo scioglimento anticipato del Consiglio.

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