Glossario

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Imposte (vedi Tributi)
Improcedibilità
reg. lav., art. 56

L’improcedibilità di una proposta di legge si concretizza al verificarsi dell’impossibilità di proseguire nell’iter della sua approvazione. Un caso previsto dal Regolamento dei lavori è quello secondo cui non possono essere assegnate alle commissioni consiliari, né essere discusse e votate in Aula, proposte di legge precedentemente respinte se non siano trascorsi almeno sei mesi dalla loro reiezione.
Inammissibilità
reg. lav., artt. 67, co. 10 e 70

Si parla di inammissibilità con riferimento ad emendamenti, subemendamenti, articoli aggiuntivi e ordini del giorno quando essi si riferiscano ad argomenti del tutto estranei all’oggetto della discussione, siano preclusi da precedenti deliberazioni, siano formulati con frasi sconvenienti ovvero comportino una spesa e non vi sia la relazione tecnica che ne attesti la copertura finanziaria. In tali casi, il Presidente del Consiglio dichiara, appunto, la loro inammissibilità. Se il proponente insiste e il Presidente del Consiglio non ritenga di accogliere la richiesta, l’Aula decide senza discussione per alzata di mano.
Incandidabilità
l. 55/1990
d.lgs. 235/2012

L’incandidabilità costituisce una particolare causa di ineleggibilità che il legislatore ha configurato per coloro che hanno riportato sentenze di condanna o nei cui confronti sono state applicate misure di prevenzione. Chi versa in una situazione di incandidabilità è direttamente escluso dalla competizione elettorale senza che sia possibile, in alcun modo, per l’interessato rimuovere l’impedimento all’elezione, per cui l’eventuale elezione è da considerarsi nulla. Per contro, nei normali casi di ineleggibilità, l’impedimento giuridico è sempre rimovibile da parte dell’interessato, nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge.
L’incandidabilità, inoltre, può essere accertata in sede di ammissione della lista e il nominativo può così essere direttamente depennato dalla stessa, mentre le cause di ineleggibilità possono essere sindacate solo in sede di convalida delle elezioni.
Qualora la condizione di incandidabilità sopravvenga o sia accertata successivamente alla presentazione delle liste dei candidati e prima della proclamazione degli eletti, il competente ufficio elettorale procede alla dichiarazione di mancata proclamazione nei confronti del soggetto incandidabile.
Le Regioni non hanno titolo a legiferare in materia di incandidabilità, trattandosi di materia rimessa alla competenza esclusiva del legislatore statale.
Incompatibilità
Cost., art. 122
Stat., art. 19, co. 3
reg. lav., art. 10
l. 154/1981
l. 165/2004, art. 3
l.r. 27/2000, art. 2

È la situazione giuridica in cui versa chi è impossibilitato a conservare la carica elettiva cumulandola con un’altra carica e deve quindi optare, entro termini prestabiliti, per l'una o l'altra, pena la decadenza.
L’istituto dell’incompatibilità nasce dall’esigenza di salvaguardare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione ovvero il libero espletamento della carica elettiva.
L’incompatibilità va tenuta distinta dall’ineleggibilità che produce, invece, un impedimento giuridico ad assumere la carica elettiva e ingenera l’annullamento dell’elezione.
La Costituzione riserva alla legge regionale la disciplina dei casi di incompatibilità del Presidente della Giunta, dei componenti della Giunta e dei consiglieri regionali, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge statale, e stabilisce direttamente l’incompatibilità tra la carica di consigliere e di componente della Giunta regionale con quella di parlamentare, di consigliere o componente della Giunta di altra Regione, di parlamentare europeo.
La procedura stabilita dal regolamento dei lavori del Consiglio prevede che l’Ufficio di presidenza qualora riscontri l'esistenza o il verificarsi di una causa di incompatibilità la contesti al consigliere, il quale ha dieci giorni di tempo per rispondere. Nei cinque giorni successivi, l’Ufficio di presidenza, ove confermi il suo giudizio sulla sussistenza della causa di incompatibilità, propone all'Aula di invitare il consigliere ad optare tra il mandato elettivo e la carica che ricopre. Entro i successivi cinque giorni il Consiglio delibera sulla proposta dell’Ufficio di presidenza e, ove l’accolga, chiede al consigliere di optare, avvertendolo che, ove non vi provveda entro i successivi quindici giorni, sarà considerato automaticamente decaduto.
Nel caso in cui una causa di incompatibilità si verifichi nei confronti di un assessore, il Presidente della Regione invita l’interessato a rimuovere tale condizione entro dieci giorni; se questi non ottempera all’invito, lo dichiara decaduto dalla carica.
Inconferibilità
d.lgs. 39/2013
reg. org. cons., art. 112

Per “inconferibilità” si intende la preclusione, permanente o temporanea, a conferire determinati incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico in presenza di specifiche cause preesistenti, di natura soggettiva od oggettiva, quali:
1) condanna penale, anche non definitiva, del funzionario per reati contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale;
2) la provenienza del soggetto da incarichi o cariche in un ente di diritto privato la cui attività sia sottoposta a regolazione o a finanziamento da parte dell’amministrazione che conferisce l’incarico o aver svolto in proprio attività professionali retribuite dalla medesima amministrazione;
3) la provenienza del soggetto da cariche in organi di indirizzo politico.
Il legislatore si preoccupa di evitare che incarichi che richiedono neutralità e distanza da interessi particolari siano affidati a soggetti che, per la provenienza o per precedenti comportamenti tenuti, possano far dubitare della propria personale imparzialità. Per quanto sotto il profilo della ratio operino logiche sottese agli istituti dell’incompatibilità o dell’ineleggibilità per l’elettorato passivo, il tratto caratterizzante dell’istituto è che l’inconferibilità non concerne i mandati elettivi, bensì gli incarichi conferiti per nomina, come quelli dirigenziali e amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali, nonché gli incarichi di amministratore di ente pubblico o di ente di diritto privato in controllo pubblico.
Generalmente l’inconferibilità non comporta un’esclusione permanente dal conferimento dell’incarico: viene imposto il decorso di un periodo cd. “di raffreddamento”, variamente graduato dal legislatore in relazione alle diverse fattispecie, per consentire che la scelta sia effettuata senza impropri condizionamenti e in assenza di potenziali situazioni di conflitto di interessi. L'inconferibilità assume, invece, carattere permanente se, in caso di condanna penale per uno dei reati contro la pubblica amministrazione, viene inflitta la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero intervenga la cessazione del rapporto di lavoro a seguito di procedimento disciplinare o la cessazione del rapporto di lavoro autonomo.
Per garantire l’effettiva applicazione della disciplina sono previste misure di vigilanza, doveri di dichiarazione e sanzioni di diversa natura. La vigilanza interna alle singole amministrazioni pubbliche è affidata al Responsabile della prevenzione della corruzione (RPC), mentre la vigilanza esterna è affidata all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
Obblighi di dichiarazione sono imposti ai soggetti che accedono agli incarichi e riguardano l’insussistenza delle cause di inconferibilità individuate dal decreto. Tale dichiarazione è condizione di efficacia dell'incarico.
In caso di violazione delle regole sull’inconferibilità degli incarichi, le sanzioni sono di varia natura: innanzitutto opera la nullità dell'atto di conferimento dell'incarico e del connesso contratto di disciplina del rapporto, con relativi effetti sulla validità ed efficacia degli atti posti in essere dal soggetto interessato.
Ulteriori effetti si producono nei confronti dei soggetti responsabili del conferimento dell'incarico dichiarato nullo in quanto rispondono per le conseguenze economiche degli atti adottati e non possono, per tre mesi, conferire gli incarichi di loro competenza. In caso di dichiarazioni mendaci, oltre alle conseguenze penali e disciplinari, si produce una temporanea inconferibilità soggettiva: al soggetto interessato non potrà essere conferito nessuno degli incarichi contemplati nel decreto per i cinque anni successivi.
Ulteriore misura di carattere latamente sanzionatorio consiste nella pubblicazione obbligatoria dell'atto di accertamento della nullità dell'incarico nel sito dell'amministrazione che ha conferito l'incarico.
Indagine conoscitiva
Stat., art. 33, co.6
reg. lav., art. 106

Le commissioni consiliari possono svolgere, d'intesa con il Presidente del Consiglio, indagini conoscitive dirette ad acquisire notizie, informazioni e documenti utili all’approfondimento di temi e questioni relativi alla propria attività e a quella svolta dall’Aula. A tal fine, le commissioni individuano in un documento l’ambito e gli obiettivi dell’indagine, nonché il programma e gli strumenti per il suo svolgimento e possono avvalersi della collaborazione di esperti e acquisire le consulenze necessarie.
Le commissioni, infine, riferiscono all’Aula le conclusioni dell’indagine ed avanzano eventuali proposte.
Ineleggibilità
Cost., art. 122
Stat., art. 19, co. 3
l. 154/1981, art. 2
l. 165/2004, art.2
l.r. 2/2005, art. 7
reg. lav., art. 10

È la situazione giuridica in cui versa chi è impossibilitato ad essere validamente eletto. L’istituto nasce dall'esigenza di escludere alcuni soggetti dalla possibilità di ricoprire determinati uffici elettivi, qualora le attività o le funzioni svolte dal candidato possano turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione del voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati.
L’ineleggibilità produce effetti invalidanti sull’elezione e comporta, pertanto, ove si accerti che l’eletto era ineleggibile, ai sensi della normativa vigente, l’annullamento dell’elezione stessa.
Le cause di ineleggibilità non hanno effetto, di norma, se gli interessati cessano dalla carica per dimissioni non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature.
La Costituzione prevede che le cause di ineleggibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali siano disciplinate con legge della Regione, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica.
In base al Regolamento dei lavori del Consiglio, i consiglieri eletti sono tenuti a trasmettere al Presidente del Consiglio l’elenco delle cariche e degli uffici ricoperti. Qualora sussista una causa di ineleggibilità, l’Ufficio di presidenza, quale Giunta delle elezioni, propone al Consiglio l’annullamento dell’elezione. Ove il Consiglio accolga la proposta, dichiara annullata l’elezione e provvede ad attribuire il seggio vacante secondo la normativa elettorale vigente. Nel caso in cui la causa di ineleggibilità si verifichi in tempi successivi all’elezione, l’Ufficio di presidenza propone al Consiglio di dichiarare decaduto il consigliere e di sostituirlo con chi ne ha diritto.
Iniziativa legislativa
Cost., art. 123
Stat., artt. 37 e 60
l.r. 63/1980
reg. lav., artt. 54; 110-112

L'iniziativa legislativa è il potere di presentare una proposta di legge da parte dei soggetti a ciò abilitati dallo Statuto. Essi sono:
- la Giunta regionale;
- ciascun consigliere regionale;
- ciascun Consiglio provinciale;
- almeno cinque consigli comunali che rappresentino complessivamente una popolazione di almeno diecimila abitanti;
- almeno diecimila elettori della Regione;
- il Consiglio delle autonomie locali, relativamente alle proposte di legge concernenti le funzioni degli enti locali, i rapporti tra questi ultimi e la Regione, la revisione dello Statuto.
Le proposte di legge, redatte in articoli ed accompagnate da una relazione illustrativa, devono essere presentate al Presidente del Consiglio, che decide circa la loro ricevibilità.
Le proposte di legge di iniziativa del Consiglio delle autonomie locali, dei consigli comunali e provinciali, nonché quelle di iniziativa popolare sono discusse entro sei mesi dalla loro presentazione. Quelle di iniziativa popolare restano valide fino al termine della legislatura successiva a quella nella quale sono state presentate.
Insindacabilità
Cost., art. 122, co. IV
Stat., art. 29, co. 2
l.r. 38/2003

L’insindacabilità è una prerogativa riconosciuta a livello costituzionale ai consiglieri regionali a tutela della loro autonomia ed indipendenza, in forza della quale non possono essere chiamati a rispondere in sede giudiziaria delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Qualora ciò avvenga, il consigliere interessato deve darne immediata comunicazione al Presidente del Consiglio regionale, il quale investe il Consiglio stesso della questione.
La Giunta delle elezioni svolge l’istruttoria della valutazione dell’insindacabilità e riferisce al Consiglio, il quale delibera entro il termine perentorio di trenta giorni.
Intergruppo
L’intergruppo è un organismo associativo spontaneo costituito su base volontaria da appartenenti a gruppi parlamentari diversi (anche di entrambi i rami del Parlamento) o da consiglieri regionali, con la specifica finalità di promuovere iniziative, studi o attività su una tematica di comune interesse che travalica i singoli orientamenti politici e riguarda gli ambiti più diversi, dall’innovazione tecnologica alla solidarietà per il popolo Saharawi, dalle sigarette elettroniche alla parità di genere.
Spesso tale attività, con la presentazione di proposte di legge o ordini del giorno e risoluzioni, culmina nel dibattito in Assemblea e influenza la stessa produzione legislativa.
Tuttavia, in quanto soggetto assolutamente spontaneo ed informale, l’intergruppo non trova alcuna disciplina nei regolamenti parlamentari o consiliari, né risultano consolidate prassi circa le modalità di costituzione dell’intergruppo, le adesioni allo stesso e lo svolgimento dei lavori.
Comunicati stampa si limitano ad informare dell’avvenuta costituzione dell’intergruppo, a volte illustrano il documento costitutivo che ne individua gli obiettivi, spesso descrivono l’organizzazione interna, riferendo dell’elezione, da parte degli aderenti, di un ufficio di presidenza dell’intergruppo al quale vengono rimessi adempimenti ulteriori, come la comunicazione dell’avvenuta costituzione alla presidenza dell’assemblea legislativa e ai presidenti dei gruppi oppure la redazione di uno specifico programma di lavoro.
Si segnala l’avvenuta costituzione di intergruppi così connotati presso diversi consigli regionali (ad esempio Lombardia e Veneto) nonché presso il Consiglio regionale del Lazio: a tutela dei diritti umani e per promuovere azioni di solidarietà e di diplomazia, consiglieri di diversi gruppi politici hanno costituito l’intergruppo ”Solidarietà con il popolo Saharawi” (in data 31/10/2008, Presidente G. Milana), l’intergruppo sul Tibet (in data 25/11/2010, Presidente R. Berardo), nonché quello “Amici dei diritti umani in Iran” (costituito in data 12/04/2011, Presidente I. Rauti).
Si rileva, infine, che nella seduta n. 67 (II riunione) di mercoledì 23 novembre 2016, il Presidente del Consiglio ha dato atto nelle comunicazioni della costituzione dell’intergruppo sulla montagna.
Interpellanza
Stat., art. 30, co. 2
reg. lav., artt. 92, 93 e 98

L’interpellanza è una domanda motivata che ciascun consigliere regionale ha diritto di rivolgere alla Giunta regionale circa i motivi e gli intendimenti della sua condotta su problemi specifici.
A differenza dell'interrogazione, il fatto oggetto dell’interpellanza è dato per scontato e conosciuto nella sua oggettività. L’interpellante chiede che la Giunta qualifichi la sua politica in relazione al fatto medesimo ed esponga in maniera motivata i suoi intendimenti.
L’interpellanza deve essere presentata al Presidente del Consiglio, che ne dà comunicazione all’Aula entro la seduta successiva e la iscrive all’ordine del giorno.
Qualora l’interpellante non sia soddisfatto sulle spiegazioni date dalla Giunta e intenda promuovere una discussione sulle stesse, può presentare una mozione.
Interrogazione
Stat., art. 30, co. 2
reg. lav., artt. 99-105

L’interrogazione è una domanda che ciascun consigliere regionale può rivolgere alla Giunta su fatti o questioni che riguardano la vita politica, economica ed amministrativa della Regione o che con essa abbiano relazione.
A differenza dell’interpellanza, l’interrogazione è quindi una semplice domanda su un fatto determinato: se è vero, se la Giunta possiede maggiori informazioni di quelle note, se intende intervenire in proposito.
L’interrogazione è formulata per iscritto e presentata al Presidente del Consiglio che la trasmette alla Giunta e ne dà sommario annuncio all’Aula.
La Giunta risponde oralmente alle interrogazioni, tranne il caso in cui il consigliere dichiari di volere una risposta scritta.
Una particolare categoria di interrogazioni è rappresentata da quelle a risposta immediata (vedi question time)
Irricevibilità
Stat., art. 37, co. 4
reg. cons., art. 55

Il Presidente del Consiglio può dichiarare irricevibile una proposta di legge, con conseguente arresto immediato dell’iter procedurale, qualora non sia conforme ai requisiti formali previsti dallo Statuto e dal Regolamento dei lavori, come nel caso in cui non sia redatta in articoli e accompagnata da una relazione illustrativa, ovvero, nel caso di proposta d’iniziativa dei consigli provinciali e comunali, manchi la sottoscrizione rispettivamente dei presidenti delle province e del sindaco.

(Vedi anche ricevibilità)
Istituto regionale di studi giuridici Arturo Carlo Jemolo
Stat., art. 55
l.r. 40/1987
l.r. 19/2000, art. 16, co. 1
l.r. 1/2016, art. 3, co. 1
l.r. 7/2016, art. 5, co. 1
l.r. 17/2016, art. 3, co. 137


L’Istituto regionale di studi giuridici Arturo Carlo Jemolo è un ente regionale, avente personalità di diritto pubblico, costituito allo scopo di realizzare gli obiettivi di progresso culturale, civile e sociale enunciati dallo Statuto regionale, mediante l’attivazione di ogni iniziativa di studio e di ricerca valida per una formazione culturale piena e consapevole dei cittadini residenti nel Lazio, con particolare attenzione alla preparazione e all’aggiornamento di quelli interessati alle professioni forensi e alle carriere giudiziarie. A tal fine, cura l’organizzazione di appositi corsi di preparazione ai concorsi per l’accesso alle predette professioni e carriere, promuove e organizza convegni, seminari e altre manifestazioni di carattere scientifico-culturale, cura la raccolta di materiale bibliografico e documentario, pubblica volumi e periodici, promuove e organizza ogni altra utile iniziativa scientifico-culturale.
La Regione può avvalersi dell’Istituto anche per la realizzazione di iniziative finalizzate alla cooperazione allo sviluppo, alla collaborazione e alla solidarietà internazionale, in particolare attraverso iniziative culturali e di informazione, nel campo della ricerca, nel settore dell’educazione e della formazione, di reinserimento degli immigrati, di emergenza e solidarietà internazionale, di internazionalizzazione della piccola e media impresa e attraverso progetti di cooperazione decentrata.
Anche il Comitato per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali può servirsi dell’Istituto per lo svolgimento delle sue attività secondo le modalità previste da apposite convenzioni.
Organi dell’istituto sono: il consiglio di amministrazione, il presidente, il revisore dei conti unico e il comitato scientifico-didattico. Per lo svolgimento dell’attività didattica e scientifica, l’istituto si avvale di docenti universitari, magistrati, avvocati ed esperti che garantiscano attività formativa qualificata e rispondente alle effettive esigenze istituzionali dell’ente.
La vigilanza e il controllo sull’ente spetta alla Giunta regionale che svolge anche attività ispettiva per accertare la regolare attuazione dei compiti istituzionali dell’ente stesso. Restano di competenza del Consiglio l’approvazione del bilancio preventivo e del rendiconto generale nonché dei programmi di attività dell'istituto.
Presso l’Istituto è istituita la Camera regionale di conciliazione (vedi relativa voce).


Istituzione nuovi comuni
Cost., art. 133, co. II
Stat., artt. 23, co. 2, lett. b) e 64, co. 2
l.r. 19/1980

Il procedimento per l’istituzione di nuovi comuni è disciplinato dalla Costituzione, la quale prevede la competenza della legge regionale in materia. Nel caso di specie, si tratta di un procedimento legislativo aggravato, in quanto, prima dell’approvazione finale della legge regionale istitutiva del nuovo comune, occorre procedere, sulla base di una deliberazione del Consiglio regionale, all'indizione di un referendum consultivo per acquisire il parere delle popolazioni interessate.
Le modalità di svolgimento della procedura referendaria sono a loro volta disciplinate dalla legge regionale: spetta al Presidente della Regione indire il referendum e fissarne la data di convocazione, da individuare in una data compresa tra il 60° e il 120° giorno successivo a quello di emanazione del decreto presidenziale di indizione della consultazione popolare.
Il quesito sottoposto a referendum è dichiarato accolto se la maggioranza dei voti validamente espressi sia favorevole ad esso.
Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab)
d.p.r. 616/1977
l. 328/2000
d.lgs. 207/2001
l.r. 15/2017, art. 10
reg. reg. 12/2007
l.r. 17/2015 art. 9, co. 6
l.r. 11/2016, art. 38
l.r. 17/2016, art. 3, co. 104 e 105

Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) nascono come enti pubblici, dotati di autonomia amministrativa, per erogare assistenza ai poveri bisognosi, mediante propri mezzi economici e con vari strumenti: asili nido, orfanotrofi, scuole materne, convitti, ospizi per anziani ed invalidi.
La legge 328/2000, che detta norme per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, ha inserito le IPAB nella rete d'interventi pianificati dalle Regioni. Il Governo, con il decreto legislativo 207/2001, ha riformato radicalmente la materia, avviando, tra l’altro, un processo di privatizzazione ed indicando i principi e i criteri cui devono uniformarsi le Regioni nella disciplina delle IPAB attraverso proprie leggi.
La Regione ha disposto che, con apposita legge regionale, nei limiti e secondo le modalità di cui al d.lgs. 207/2001, le IPAB, aventi scopo di fornire servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, siano trasformate in aziende pubbliche di servizi alla persona, ovvero in persone giuridiche di diritto privato senza scopo di lucro. Le IPAB così trasformate concorrono a realizzare i servizi e gli interventi del sistema integrato sociale, anche mediante l’utilizzazione del proprio patrimonio immobiliare. La trasformazione deve avvenire in coerenza con le tavole fondative e la volontà dei benefattori.

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