Glossario

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Calendario dei lavori (vedi Programmazione dei lavori)
Camera regionale di conciliazione
l.r. 1/2016, artt. 3 e 4
reg. reg. 21/2016

La Camera regionale di conciliazione è istituita presso l’Istituto regionale di studi giuridici del Lazio Arturo Carlo Jemolo al fine di comporre in via stragiudiziale le controversie relative al mancato rispetto degli standard di qualità previsti nelle carte dei servizi della Regione, degli enti pubblici regionali, delle società regionali, delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliero-universitarie, degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCSS) di diritto pubblico della Regione, dei soggetti che erogano servizi pubblici regionali, anche in regime di concessione o mediante convenzione nonché dei comuni e degli enti locali.
Il procedimento davanti alla Camera è ispirato ai seguenti principi:
- non obbligatorietà del procedimento conciliativo;
- volontarietà delle parti di aderire o meno al procedimento davanti alla Camera;
- non vincolatività della proposta di accordo conciliativo, le parti possono sempre decidere di ricorrere all’autorità giudiziaria;
- garanzia dell’imparzialità del procedimento;
- celerità del procedimento, che deve chiudersi entro novanta giorni dall’avvio;
- definizione della conciliazione con atto negoziale di diritto privato.
Il procedimento si attiva su istanza di parte; le parti possono essere rappresentate da un soggetto munito di procura speciale, comprese le associazioni di consumatori e utenti.
Capitolo di bilancio
d.lgs. 118/2011
reg. reg. 26/2017

Il capitolo di bilancio è l’unità elementare contabile ai fini della gestione e della rendicontazione e determina l’oggetto dell’entrata o della spesa. L’insieme dei capitoli costituisce il bilancio finanziario gestionale.
I capitoli di entrata sono articolati in modo da mantenere distinte le entrate con vincolo di destinazione.
I capitoli di spesa sono articolati in modo da mantenere distinte le spese a carattere vincolato o obbligatorio e in modo da assicurare la ripartizione delle risorse fra i centri di responsabilità amministrativa.
Capogruppo (vedi Presidente del Gruppo)
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
Trattato sull’Unione europea, art. 6

Firmata e proclamata in forma ufficiale per la prima volta nell’ambito del Consiglio europeo di Nizza del 7 dicembre 2000 dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la Carta trova origine nei lavori del Consiglio europeo di Colonia del 3-4 giugno 1999, che decise di affidare ad una speciale assemblea, costituita da rappresentanti delle istituzioni europee e dei governi degli Stati membri, la redazione di un progetto di Carta che raccogliesse in un unico atto i diritti fondamentali riconosciuti a livello comunitario.
Tale proclamazione costituiva, tuttavia, un mero impegno politico senza effetti giuridici vincolanti. Il 12 dicembre 2007 a Strasburgo i Presidenti della Commissione europea, del Parlamento e del Consiglio hanno nuovamente adottato la Carta dei diritti fondamentali e il 13 dicembre 2007 il trattato di Lisbona ha riconosciuto ad essa lo stesso valore giuridico dei trattati. Con il trattato di Lisbona, quindi, i diritti garantiti dalla Carta sono diventati giuridicamente vincolanti per le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione, nonché per gli Stati membri quando attuano il diritto dell’Unione europea. Solo il Regno Unito, la Polonia e la Repubblica Ceca hanno ottenuto di essere esclusi dal campo di applicazione della Carta.
La Carta si basa sui contenuti dei trattati istitutivi dell’Unione, delle convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 e la Carta sociale europea del Consiglio d’Europa del 1989, delle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri dell’Unione europea, nonché delle dichiarazioni assunte al riguardo dal Parlamento europeo e riunisce in un unico testo l’insieme dei diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei.
La Carta si compone di 54 articoli e sancisce i diritti fondamentali in materia di dignità della persona, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia.
Carta europea dell'autonomia locale
l. 439/1989

Approvata a Strasburgo dal Consiglio d’Europa il 15 ottobre 1985 ed entrata in vigore il 1° settembre 1988, è stata ratificata dall’Italia nel dicembre del 1989.
La Carta europea sancisce i principi ai quali devono attenersi gli Stati firmatari, al fine di garantire l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria delle comunità locali.
In particolare, con la stessa si è inteso riconoscere e valorizzare il ruolo delle autorità locali nella regolamentazione e gestione degli interessi pubblici e nel rispetto del principio di sussidiarietà, che trova nella Carta il primo riconoscimento formale. Per l’applicazione di tale principio si precisa che le autonomie locali debbono essere dotate di organi decisionali democraticamente eletti, di autonomia nell’esercizio dei propri compiti istituzionali, di risorse finanziarie e strumentali adeguate allo svolgimento degli stessi.
Centrale acquisti regionale
l. 296/2006, art. 1, co. 455
d.lgs. 50/2016
l.r. 17/2009, art. 8
reg. org. giunta, art. 498 ter

La normativa statale ha previsto, ai fini del contenimento e della razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi, la possibilità per le regioni di costituire centrali di acquisto, anche unitamente ad altre regioni, che operano quali centrali di committenza ai sensi del Codice dei contratti pubblici.
La Direzione regionale Centrale acquisti effettua, per conto delle strutture della Giunta regionale e degli enti del servizio sanitario regionale, acquisti centralizzati di beni e servizi per importi, di norma, superiori alla soglia comunitaria individuata dal predetto Codice. La funzione di Centrale acquisti è espletata anche per conto degli enti dipendenti dalla Regione e delle società a totale partecipazione regionale, nonché degli enti locali e delle loro forme associative che decidano di avvalersene sulla base di apposite intese stipulate con gli stessi.
A tal fine, i predetti soggetti elaborano ogni anno un documento di rilevazione dei fabbisogni per l’anno successivo, da inviare alla Direzione regionale Centrale acquisti per la predisposizione del piano annuale degli acquisti. Tale piano viene approvato dalla Giunta regionale e contiene, per ogni fabbisogno di acquisto rilevato, l’indicazione delle modalità di approvvigionamento da utilizzare e, in particolare, quali iniziative di acquisto vengono espletate centralmente dalla Direzione medesima. Analogamente avviene per quanto concerne gli appalti di lavori centralizzati per importi a base d’asta, di norma, superiori a euro 150.000,00.

(Vedi, anche, Centrale di committenza)
Centrale di committenza
d.lgs 50/2016, art. 37

La centrale di committenza è un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore che fornisce attività di centralizzazione delle committenze e, nei casi previsti attività di committenza ausiliarie; è tenuta al rispetto delle disposizioni del codice dei contratti e ne è direttamente responsabile.
La centrale di committenza può:
a) aggiudicare appalti, stipulare ed eseguire i contratti per conto delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori;
b) stipulare accordi quadro ai quali le stazioni appaltanti qualificate possono ricorrere per l'aggiudicazione dei propri appalti;
c) gestire sistemi dinamici di acquisizione e mercati elettronici.
La stazione appaltante sceglie, dandone adeguata motivazione, la centrale di committenza sulla base del principio di buon andamento dell’azione amministrativa; nei casi previsti dalla normativa vigente la scelta può ricadere anche su una centrale di committenza ubicata in un altro Stato membro dell’Unione europea.
La Direzione regionale Centrale acquisti è stata designata quale soggetto aggregatore per la Regione Lazio. Nella pagina web della direzione è possibile trovare, in particolare, i link relativi alla piattaforma e procurement e all’albo fornitori, al piano degli acquisti e alle procedure di gara.

(Vedi, anche, Centrale acquisti regionale)
Città metropolitana
Cost., artt. 114 co. I e II; 117, co. VI; 118, co. II e IV; 119, co. I, II, IV, VI; 120, co. II
l. 56/2014

La città metropolitana è un ente territoriale di area vasta, ha come finalità istituzionali generali la cura dello sviluppo strategico del proprio territorio; la promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse; la cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.
Attualmente ci sono dieci città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario, i cui territori coincidono con quelli delle preesistenti province: Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. A queste si aggiungono le quattro città metropolitane delle regioni a statuto speciale: Cagliari, Catania, Messina, Palermo.
Gli organi della città metropolitana sono: il sindaco metropolitano, il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana; i relativi incarichi sono svolti a titolo gratuito.
Il sindaco metropolitano è, di diritto, il sindaco del comune capoluogo. Gli statuti di alcune città metropolitane (Roma Capitale, Milano e Napoli) prevedono l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e dei consiglieri nel caso in cui il Parlamento vari una apposita legge che disciplini il voto.
Il consiglio metropolitano è composto dal sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione (da 24 a 14). È organo elettivo di secondo grado e dura in carica cinque anni; hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana. È l'organo di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi nonché ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.
La conferenza metropolitana, composta dal sindaco metropolitano e da tutti i sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana, adotta lo statuto dell’ente e ha potere consultivo per l’approvazione dei bilanci; lo statuto può attribuirle altri poteri propositivi e consultivi.
Alla città metropolitana sono attribuite le funzioni fondamentali delle province e quelle attribuite alla città metropolitana nell'ambito del processo di riordino delle funzioni delle province.
Clausola valutativa
l.r. 27/2006, art. 7, co. 2, lett. c)
l.r. 7/2016, art. 4, co. 1
reg. org. giunta, artt. 71 bis, co. 1, lett. d); 71 undecies

La clausola valutativa è una disposizione inserita nel testo di una legge regionale attraverso la quale si chiede ai soggetti chiamati a dare attuazione alla legge medesima di raccogliere, elaborare e comunicare all’organo legislativo le informazioni necessarie per conoscere tempi e modalità di attuazione della stessa, evidenziando eventuali difficoltà incontrate, e valutare i risultati prodotti sui destinatari diretti e, più in generale, sulla collettività regionale.
In particolare, le clausole valutative definiscono:
- le informazioni necessarie a comprendere i processi di attuazione e i risultati delle politiche regionali
- i soggetti preposti alla produzione delle informazioni richieste
- le modalità e i tempi per l’elaborazione e la trasmissione delle informazioni
- l’eventuale previsione di adeguate risorse finanziarie per lo svolgimento delle attività di monitoraggio e valutazione.
Il Comitato per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali, nell’ambito delle funzioni di sua competenza, formula proposte alle commissioni consiliari permanenti per l’inserimento di clausole valutative nelle proposte di legge, verifica il rispetto degli obblighi informativi ed esamina la documentazione prodotta dalla Giunta regionale e dagli altri soggetti attuatori in adempimento alle stesse.
Collegati regionali alla manovra di bilancio
d.lgs. 118/2011, all. 4/1, punto 4.1, lett. j) e punto 7
l.r. 25/2001, art. 12
reg. reg. 26/2017, art. 10

Leggi collegate alla manovra di bilancio, con le quali possono essere disposte modifiche ed integrazioni a disposizioni legislative regionali aventi riflessi sul bilancio per attuare il documento di economia e finanza regionale (DEFR) (vedi relativa voce) e la relativa nota di aggiornamento. Trattasi di norme a carattere ordinamentale, ovvero organizzatorio, e di altre norme, non inseribili nella legge di stabilità.
Collegio dei revisori dei conti della Regione
cod. civ., artt. 2397 e 2401
d.l. 138/2011 (conv. l. 148/2011), art. 14, co. 1, lett. e)
d.lgs. 123/201l, artt. 19-22
l.r. 4/2013, artt. 25-34
del. U.P. 67/2013 (modif. da del.U.P. 93/2017)

Il Collegio dei revisori dei conti è organo di controllo interno e di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente Regione, delle sue articolazioni organizzative dotate di autonomia contabile e di bilancio, compreso il Consiglio regionale, ed opera in raccordo con le sezioni regionali della Corte dei conti.
Il Collegio dura in carica tre anni ed è composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati dal Consiglio regionale a seguito di estrazione a sorte dall’elenco regionale dei revisori dei conti, istituito presso il Consiglio medesimo, i cui iscritti devono possedere la qualifica di revisore legale, nonché la specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria anche degli enti territoriali, secondo i criteri individuati dalla Corte dei conti. Il Collegio ha sede a Roma presso la sede della Giunta regionale.
In particolare, il Collegio dei revisori dei conti esprime parere obbligatorio sulle proposte di legge di bilancio, di assestamento, di variazione del bilancio, di rendiconto e sui relativi allegati, nonché sulle proposte di legge collegate alla manovra finanziaria. I pareri espressi vengono allegati alle proposte di legge e trasmessi al Consiglio regionale. Il Collegio, inoltre: effettua verifiche di cassa almeno trimestrali; esercita il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di bilancio e quelli derivanti dall'applicazione delle norme di legge; verifica la regolarità amministrativa, contabile, finanziaria ed economica della gestione ed il rispetto del patto di stabilità interno; vigila sulla regolarità contabile della gestione e sull'utilizzazione dei fondi erogati a ciascun gruppo consiliare; esercita le altre funzioni previste dalla normativa regionale vigente.
Il Collegio presenta semestralmente al Consiglio regionale e alla Giunta regionale una relazione sull’andamento della gestione amministrativa e finanziaria dell’ente e può procedere, in qualsiasi momento, ad atti di ispezione e di controllo, nonché richiedere notizie sull’andamento delle operazioni svolte.
Ai componenti del Collegio spetta una indennità nonché il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate per gli spostamenti necessari per l’esercizio delle funzioni. Ad essi spetta anche un rimborso in caso di missioni, da effettuarsi esclusivamente per ragioni connesse all’espletamento del proprio mandato.
(Vedi, anche, Comitato regionale di controllo contabile)
Comitati e Consulte del Consiglio regionale (vedi Organismi consultivi)
Comitato delle regioni
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea artt. 300, 305-307
l. 234/2012, art. 27
d.p.c.m. 9/1/2015

Il Comitato delle regioni è stato istituito con il trattato sull’Unione europea (Maastricht, 1992) e si è riunito per la prima volta nel 1994. Ha sede a Bruxelles.
E’ un organo consultivo dell'Unione europea ed assiste il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.
La sua funzione è di coinvolgere gli enti regionali e locali nel processo decisionale europeo anche per promuovere una maggiore partecipazione da parte della collettività.
Ne fanno parte rappresentanti delle collettività regionali e locali titolari di un mandato elettorale o politicamente responsabili dinanzi ad un’assemblea elettiva.
Il numero dei componenti del Comitato non può essere superiore a 350. Sono nominati, insieme ad un numero uguale di supplenti, per cinque anni. Il loro mandato è rinnovabile e non possono contemporaneamente essere membri del Parlamento europeo.
Il Consiglio, su proposta della Commissione, decide la composizione del Comitato e adotta l’elenco dei membri e dei supplenti in conformità alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Per quanto riguarda l’Italia, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa intesa in sede di Conferenza unificata, propone attualmente al Consiglio dell’Unione europea 24 membri titolari e 24 membri supplenti, così ripartiti tra le autonomie regionali e locali:
- regioni e province autonome di Trento e Bolzano: 14 titolari e 10 supplenti; tale rappresentanza tiene conto anche delle assemblee legislative regionali;
- province: 3 titolari e 3 supplenti;
- comuni: 7 titolari e 11 supplenti.
Il Comitato designa tra i suoi membri il Presidente e l’ufficio di presidenza, per la durata di due anni e mezzo.
Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato delle regioni nei casi previsti dai trattati e in tutti gli altri casi in cui una di tali istituzioni lo ritenga opportuno, in particolare in quelli concernenti la cooperazione transfrontaliera. Il Comitato può, altresì, rilasciare pareri di propria iniziativa.
Comitato di garanzia statutaria
Stat., artt. 39 e 68
l.r. 24/2007

Organo regionale indipendente previsto dallo Statuto e disciplinato, ai sensi dello stesso, con legge regionale.
I componenti, nominati con decreto del Presidente del Consiglio regionale, sono eletti, singolarmente e a scrutinio segreto dal Consiglio tra i candidati, proposti congiuntamente dai Presidenti della Regione e del Consiglio regionale, che abbiano compiuto il quarantesimo anno di età e siano in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
a) essere professore universitario ordinario in materie giuridiche;
b) aver svolto funzioni di magistrato;
c) aver svolto funzioni di avvocato dello Stato;
d) aver esercitato la professione di avvocato per almeno dieci anni;
e) aver svolto le funzioni di dirigente in enti, aziende e strutture pubbliche o private per almeno dieci anni nel campo giuridico ed amministrativo.
Il comitato elegge tra i propri componenti il Presidente, ha sede presso il Consiglio regionale e dura in carica sei anni.
I compiti spettanti al comitato sono:
a) verificare l’ammissibilità dei referendum propositivi e dei referendum abrogativi di leggi, regolamenti e atti amministrativi generali della Regione;
b) esprimere parere sulla conformità allo Statuto delle leggi regionali approvate dal Consiglio, prima della loro promulgazione;
c) esprimere parere sulle proposte di regolamento regionale di cui all’articolo 47, comma 2, lettera c) dello Statuto;
d) pronunciarsi sull’interpretazione dello Statuto anche in relazione ad eventuali conflitti di competenze tra gli organi costituzionali della Regione e tra gli altri organi regionali previsti dallo Statuto.
Il Comitato non è stato costituito.
Comitato per il monitoraggio dell'attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali
l.r. 7/2016

Il Comitato ha funzioni di monitoraggio dell’attuazione delle leggi e di valutazione degli effetti delle politiche regionali. È istituito presso il Consiglio regionale ed è composto da dieci Consiglieri regionali, nominati con decreto dal Presidente del Consiglio, che rappresentano in modo paritetico i gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione, garantendo la presenza di entrambi i generi. Il Comitato dura in carica per l’intera legislatura, mentre i relativi componenti durano in carica trenta mesi, al termine dei quali possono essere rinominati.
Nell’espletamento delle sue funzioni, il Comitato, in particolare: formula proposte alle commissioni consiliari permanenti per l'inserimento di clausole valutative nelle proposte di legge e verifica il rispetto degli obblighi informativi previsti dalle stesse o da altre disposizioni contenute nelle leggi regionali; esprime pareri non vincolanti alle predette commissioni in merito alla formulazione delle disposizioni finalizzate al monitoraggio dell’attuazione delle leggi e alla valutazione degli effetti delle politiche regionali contenute nelle proposte di legge, nonché in ordine alla qualità delle proposte stesse; attiva lo svolgimento di missioni valutative su politiche promosse con leggi regionali e ne esamina gli esiti; attiva gli strumenti necessari per ottenere informazioni dai soggetti attuatori delle politiche regionali e da ogni altra entità di natura pubblica e privata atta a fornire dati inerenti alle attività del Comitato.
Sull’attività svolta il Comitato relaziona annualmente all’Aula e i relativi esiti sono comunicati ai Consiglieri e alle commissioni consiliari e pubblicati sui siti istituzionali del Consiglio regionale e della Regione.
Comitato regionale di controllo contabile
Stat., artt. 70 e 79
l.r. 16/2006

Il Comitato regionale di controllo contabile è costituito dal Presidente e da quattro componenti, che vengono eletti dal Consiglio regionale e restano in carica per l’intera legislatura, salvo casi di dimissioni e di grave impedimento. A tale organo, è attribuito il compito di riferire sulla gestione del patrimonio immobiliare, sul rispetto del bilancio e sul conto consuntivo, sull’adeguatezza e completezza della documentazione contabile, sulla regolarità degli adempimenti fiscali nonché sul rendiconto generale regionale.
Il Comitato è l’organo deputato ad esaminare le relazioni che la sezione regionale di controllo della Corte dei conti invia al Consiglio regionale e a riferire sulle stesse alle rispettive commissioni permanenti competenti per materia. Sempre a tale organo è riconosciuta la facoltà di attivare forme di collaborazione con la sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

(Vedi, anche, Collegio dei revisori dei conti)
Comitato regionale per le comunicazioni (Co.re.com.)
l. 249/1997, art. 1, co. 13
l.r. 13/2016, artt. 1-27
reg. reg. 15/2014


Previsto dalla normativa statale che ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e definito funzionalmente organo dell’Autorità, è istituito con legge regionale al fine di assicurare, riconoscendo le esigenze di decentramento sul territorio, le necessarie funzioni di governo, di garanzia e di controllo in tema di comunicazioni.
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha successivamente adottato, come previsto dalla norma statale, due regolamenti, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, con i quali ha individuato rispettivamente: gli indirizzi generali relativi ai requisiti richiesti ai componenti, ai criteri di incompatibilità degli stessi, ai modi organizzativi e di finanziamento dei comitati, nonché le materie di competenza dell’Autorità stessa che possono essere delegate ai Co.re.com.
Quest’ultimo regolamento prevede altresì che le funzioni vengano delegate ai comitati mediante la stipula di apposite convenzioni, nelle quali siano specificate le singole funzioni nonché le risorse assegnate per provvedere al loro esercizio.
La legge regionale definisce il Co.re.com. “organo funzionale dell’Autorità” e “organo di consulenza, di gestione e di controllo della regione in materia di sistemi convenzionali o informatici delle telecomunicazioni e radiotelevisivo, della cinematografia e dell’editoria”.
Il Co.re.com. è composto dal Presidente, nominato dal Presidente della Regione, sentita la commissione consiliare permanente competente, e da quattro componenti, designati dal Consiglio regionale, scelti tra soggetti che diano garanzia di assoluta indipendenza sia dal sistema politico istituzionale sia dal sistema degli interessi di settore delle comunicazioni e che possiedano i necessari requisiti di competenza ed esperienza, nel settore delle comunicazioni. Oltre alla composizione dell’organo, la legge disciplina le incompatibilità, le dimissioni e la decadenza dei relativi componenti nonché le funzioni dello stesso, distinguendo le funzioni proprie, che sono quelle attribuite dalla legislazione statale e dalla legge regionale, e le funzioni che possono essere delegate dall’Autorità.
Con regolamento interno sono disciplinati: l’organizzazione dei lavori nonché le modalità di consultazione o di impiego di soggetti esterni, pubblici o privati, operanti nel campo delle telecomunicazioni convenzionali o telematiche della radiotelevisione o dell’informazione su carta o telematica e della cinematografia nonché il loro comportamento.
Comitato unico di garanzia
d.lgs 165/2001, art. 57
reg. org. cons., artt. 370-376

Il Comitato unico di garanzia (CUG) svolge compiti consultivi, propositivi e di verifica in materia di valorizzazione delle condizioni di lavoro dei dipendenti e, in particolare, verifica il livello di conoscenza sulle pari opportunità tra uomini e donne che lavorano nella Regione e parimenti si attiva per aumentare il benessere organizzativo.
L’attività del CUG è, quindi, finalizzata a garantire il rispetto delle persone e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e di violenza nei confronti dei lavoratori. Ha sostituito i comitati per le pari opportunità e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing.
Commissario ad acta per la predisposizione, l'adozione e/o l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario
d.l. 159/2007, art. 4 co. 2
l. 191/2009, art. 2 co. 79; 83e 84;
l. 190/2014, art. 1 co. 569

La normativa indica puntualmente i casi in cui per la predisposizione, l’adozione o l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario deve essere nominato un commissario ad acta.
In particolare, il Consiglio dei ministri, qualora una Regione che ha raggiunto o superato lo standard dimensionale di disavanzo sanitario non presenti il Piano di rientro previsto dalla normativa o questo non sia considerato adeguato, nomina un commissario ad acta per la predisposizione, entro i successivi trenta giorni, del piano di rientro e per la sua attuazione per l'intera durata del piano stesso. Nel caso la Regione abbia approvato il Piano, questo sia stato considerato adeguato dal Consiglio dei ministri, ma l’esito della verifica dei controlli sulla sua attuazione risulti negativo, il Consiglio dei ministri nomina un commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro. Il commissario ad acta deve avere qualificate e comprovate professionalità ed esperienza di gestione sanitaria, anche in base ai risultati conseguiti precedentemente.
Altra fattispecie si verifica qualora si prefiguri che una Regione che ha sottoscritto il Piano di rientro della spesa sanitaria non raggiunga gli obiettivi da questo prefissati, in seguito a procedimento di verifica e monitoraggio effettuato dal Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza. In questo caso il Presidente del Consiglio dei ministri - su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali - diffida la Regione ad adottare entro quindici giorni tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano. Se la Regione non adempie alla diffida e persistono quindi i presupposti riscontrati, il Presidente del Consiglio dei ministri – su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali – nomina un commissario ad acta per l'intero periodo di vigenza del Piano di rientro. Il commissario ad acta, nella predisposizione dei provvedimenti da assumere per la puntuale attuazione del piano, può essere coadiuvato da uno o più subcommissari di qualificata e comprovata professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria.
Spetta al Commissario l’adozione di tutte le misure indicate nel Piano di rientro nonché gli ulteriori atti e provvedimenti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali da esso implicati in quanto presupposti o comunque correlati e necessari alla completa attuazione del Piano.
Il commissario ad acta, a qualsiasi titolo nominato, può proporre, con provvedimento motivato, la decadenza dei direttori generali, dei direttori amministrativi e sanitari degli enti del servizio sanitario regionale qualora, in sede di verifica annuale, riscontri il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, come specificati nei loro rispettivi singoli contratti.

(Vedi, anche, Piano di rientro)
Commissario straordinario
l.r. 12/2016, art. 34

Organo monocratico, che opera in situazioni eccezionali, per un periodo limitato, in sostituzione di un organo ordinario dello stesso ente. Tale istituto va inquadrato nell’ambito delle gestioni sostitutive coattive, in quanto la sostituzione viene decisa da un’autorità titolare del relativo potere con riferimento a specifiche ragioni di interesse pubblico.
La sostituzione presuppone normalmente l’esistenza di un rapporto di gerarchia tra il sostituto (superiore) e il sostituito (inferiore) ed un’ingiustificata omissione da parte di quest’ultimo all’emanazione di un provvedimento vincolato nell’emanazione, nonostante vi sia stata formale diffida ad adempiere fattagli da un superiore.
La legge regionale ha dettato specifiche disposizioni per i commissari straordinari di enti pubblici regionali o di enti sui quali la Regione stessa esercita un potere di nomina, vigilanza o controllo. Si prevede, in particolare, che la nomina del commissario, disposta con decreto del Presidente della Regione, avvenga secondo i criteri e le modalità individuate nel regolamento di attuazione della legge che, tra l’altro, disciplina: i requisiti di esperienza e professionalità richiesti per la nomina del commissario; i criteri e le modalità per la scelta del commissario; i casi e le modalità di sospensione e di revoca dell'incarico commissariale. La nomina del commissario è prevista nei seguenti casi:
a) in caso di situazioni che pregiudicano il regolare funzionamento dell'ente;
b) in caso di inerzia o inadempienza dell'ente a provvedere al compimento di atti o attività obbligatori per legge;
c) nel caso di organi decaduti, disciolti o comunque impossibilitati a svolgere il regolare funzionamento per dimissioni dei titolari;
d) nel caso che la legge regionale preveda lo scioglimento di enti ed occorra provvedere allo loro liquidazione;
e) negli altri casi previsti dalla normativa statale o regionale nonché eventualmente indicati nel regolamento.
Commissione bilancio
reg. lav., artt. 55, 59, 67, co. 6 e 7
reg. reg. 26/2017, artt. 35 e 36
circ. pres. cons. reg. 18 marzo 2014

Il regolamento dei lavori, al quale lo Statuto demanda la disciplina delle commissioni permanenti, riserva, nell’ambito del procedimento legislativo, una particolare attenzione alla commissione competente in materia di bilancio e programmazione economico-finanziaria in considerazione della peculiarità delle materie di competenza.
Nell’ambito dell’iter procedimentale di approvazione delle proposte di legge, relativamente ai pareri espressi dalle commissioni secondarie, il regolamento prevede specificamente che “tutte le proposte implicanti entrate o spese ovvero rilevanti ai fini della programmazione sono distribuite contemporaneamente” alla commissione primaria e alla commissione competente in materia di bilancio, dovendo quest’ultima esprimere il proprio parere “sulle conseguenze di carattere finanziario e su quelle riguardanti il programma economico regionale”; se la commissione primaria apporta modifiche che incidono sugli aspetti economici della proposta, si procede ad un rinvio alla commissione bilancio del testo approvato dalla commissione primaria per esprimere il relativo parere.
Esigenze di economicità dei lavori hanno portato all’affermarsi di una consolidata prassi secondo cui il parere viene reso dalla commissione bilancio non sul testo originario presentato, ma sul testo dell’articolato della proposta come deliberato dalla commissione primaria. Come precisato dalla circolare del Presidente del Consiglio del 18 marzo 2014, il parere della commissione bilancio, che può contenere la richiesta alla commissione primaria di apportare specifiche modifiche, non è limitato alla sola disposizione finanziaria, in quanto le “conseguenze finanziarie” di una proposta di legge possono ravvisarsi in ogni parte dell’articolato: le modifiche richieste dalla commissione bilancio sono tramutate in appositi emendamenti da sottoporre al voto della commissione primaria e, se questi riguardano articoli già approvati, si procede alla riapprovazione degli articoli come modificati prima di passare alla votazione finale del testo. Il parere reso dalla commissione bilancio, inoltre, viene trasmesso all’Aula, allegato alla relazione scritta predisposta dalla commissione primaria.
Relativamente ai lavori dell’Aula, il regolamento prevede espressamente che la commissione bilancio sia sempre “convocata d’ufficio” durante le sedute consiliari per poter esprimere il proprio parere sugli articoli aggiuntivi ed emendamenti in discussione aventi conseguenze finanziarie.
E’ facoltà della Commissione richiedere alla Giunta regionale la relazione tecnica per le proposte di legge e gli emendamenti sottoposti al proprio esame, ai fini della quantificazione dei relativi oneri.
Commissioni consiliari permanenti
Stat., artt. 32-34
reg. lav., artt. 14-16

Organismi interni al Consiglio regionale con competenze distinte per materie o loro ambiti omogenei.
L’istituzione delle stesse è demandata dallo Statuto al regolamento dei lavori del Consiglio, con l’obbligo di prevedere commissioni competenti in materia di affari costituzionali e statutari, affari comunitari e internazionali e vigilanza sul pluralismo dell’informazione.
Il suddetto regolamento stabilisce, inoltre, le modalità di composizione e di funzionamento, assicurando a tutti i gruppi consiliari la rappresentanza proporzionale complessiva sul totale dei componenti della stessa.
Le commissioni permanenti si riuniscono:
- in sede referente, per l’esame delle proposte di legge nonché delle proposte di regolamento e di deliberazione di competenza del Consiglio regionale, al quale riferiscono;
- in sede redigente, per l’esame e l’approvazione di singoli articoli di proposte di legge regionale, nonché di proposte di regolamento di competenza del Consiglio, al quale sono sottoposte per la sola votazione finale;
- in sede consultiva, per l’espressione di pareri su proposte di legge, di regolamento e su altri atti, in base a quanto previsto dallo Statuto, dalla legge regionale o dal Regolamento dei lavori del Consiglio.
Nell’ambito dell’attività di indirizzo politico e amministrativo, le commissioni possono adottare risoluzioni rivolte ad esprimere orientamenti su specifici argomenti in merito ai quali non devono riferire al Consiglio.
Possono effettuare audizioni e indagini conoscitive rivolte all’acquisizione di notizie, informazioni e documenti utili all’approfondimento di temi e questioni relative alla propria attività ed a quella dell’Assemblea; svolgono, inoltre, funzioni di sindacato ispettivo sull’attività della Regione, nonché degli enti pubblici dipendenti, delle agenzie e degli organismi da essa istituiti.
Il Presidente della Regione e gli altri componenti della Giunta regionale non possono far parte delle commissioni permanenti, ma hanno il diritto, e l’obbligo se richiesti dal Presidente della commissione, di partecipare alle sue sedute con diritto di parola e di proposta, ma senza diritto di voto.
Commissioni consiliari speciali
Stat., art. 35, co. 1
reg. lav., art. 17

Il Consiglio regionale può istituire commissioni speciali, la cui durata non può superare quella della legislatura, per l’effettuazione di studi, indagini conoscitive o per l’approfondimento di particolari tematiche che riguardino lo sviluppo della collettività regionale.
Commissioni d'inchiesta
Stat., art. 35, co. 2-4

Con legge regionale possono essere istituite commissioni d’inchiesta sull’operato della Giunta regionale, sull’attività di enti pubblici dipendenti ed agenzie regionali e, in generale, su fenomeni e situazioni, anche estranei all’amministrazione regionale, di rilevante interesse per la comunità regionale.
Concertazione
Stat., artt. 12, co.1; 50, co. 1 ; 66, co. 1

La concertazione può essere definita come una forma di confronto tra amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali, imprenditoriali, sociali ed altri soggetti esponenziali di interessi diffusi o settoriali, presenti nella società, finalizzata a raggiungere intese ed accordi per la soluzione di problemi di carattere economico e sociale.
Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari
Stat., art. 31
reg. lav., artt. 8, 19; 21, co. 1 e 4

È costituita dai Presidenti dei gruppi consiliari.
La conferenza, convocata dal Presidente del Consiglio:
- approva il programma dei lavori dell’Aula, indicando gli argomenti e le relative priorità;
- adotta il calendario per l’esame, da parte dell’Aula, dei diversi argomenti.
Alle riunioni della conferenza interviene il Presidente della Regione o un componente della Giunta regionale, da quest’ultimo incaricato, e possono essere invitati a partecipare i Presidenti delle commissioni consiliari permanenti.
Conferenza dei Presidenti dei parlamenti regionali
statuto della Conferenza

La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, nota anche come Conferenza dei Presidenti dei parlamenti regionali, è un organismo volto alla valorizzazione del ruolo istituzionale delle Assemblee delle Regioni e delle Province autonome e sede di coordinamento e scambi di esperienze per le attività di interesse delle Assemblee stesse. Ha sede a Roma.
La Conferenza si occupa di promuovere gli opportuni raccordi con le Assemblee legislative di ambito nazionale, europeo e internazionale, nonché con Assemblee di carattere non legislativo che rappresentano contesti regionali in via di definizione istituzionale. Promuove ogni altra iniziativa, anche a titolo oneroso, idonea a valorizzare le funzioni e le prerogative istituzionali delle Assemblee regionali e il loro ruolo di rappresentanza democratica, a migliorare la qualità della legislazione, a sviluppare l’autonomia funzionale delle Assemblee delle Regioni e delle Province autonome.
In particolare, la Conferenza: a) svolge funzioni propositive e consultive nei confronti delle Assemblee elettive e costituisce sede di riferimento per i rapporti con le Assemblee parlamentari nazionali ed europee; b) interagisce con le commissioni parlamentari in ordine a tutti i temi di competenza; c) si relaziona, in rappresentanza collettiva dei Consigli regionali, con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni d’Europa (Calre) e il Parlamento europeo nonché con altri coordinamenti internazionali di omologhe istituzioni legislative; d) promuove la crescita del patrimonio culturale, politico e professionale delle Assemblee elettive regionali. Allo scopo di realizzare il proprio fine istituzionale, la Conferenza si avvale dei seguenti organi: l’Assemblea, costituita dai Presidenti delle Assemblee delle Regioni e delle Province, il Comitato di Coordinamento, il Coordinatore, il Revisore dei conti.
La Conferenza costituisce, a livello statutario, sede di riferimento del Coordinamento della Difesa civica regionale, del Coordinamento dei Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom), del Coordinamento delle Commissioni regionali per le pari opportunità e del Garante dei minori e/o dell’infanzia e adolescenza. È divenuta, altresì, sede di altri coordinamenti tecnici, tra i quali si rileva quello relativo al progetto CAPIRe (Controllo delle Assemblee sulle Politiche e gli Interventi Regionali), che è un progetto promosso dalla Conferenza al fine di promuovere la cultura e l’uso della valutazione delle politiche in seno alle Assemblee legislative, al quale partecipano i rappresentanti politici e tecnici designati dai Consigli regionali che hanno aderito al progetto, compreso il Consiglio regionale del Lazio.
Conferenza delle assemblee legislative regionali europee (CALRE)
È stata fondata nel 1997 a Oviedo in Spagna con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dei parlamenti regionali nell’Unione europea, in considerazione del fatto che si tratta di istituzioni che rappresentano la volontà diretta dei cittadini e hanno poteri legislativi.
Riunisce i Presidenti delle Assemblee regionali dell’Unione europea dotate di poteri legislativi. Si tratta, in particolare, dei parlamenti di 74 regioni e di 8 stati membri dell’Unione europea: i consigli regionali italiani; i Parlamenti delle Comunità autonome spagnole; le Assemblee delle Regioni e Comunità belghe; i Parlamenti sia dei Länder austriaci che dei Länder tedeschi; le Assemblee regionali delle Azzorre e Madeira (Portogallo); il Parlamento autonomo di Åland (Finlandia) e quello di Scozia, Galles e Irlanda del Nord (Regno Unito).
Conferenza di servizi
l. 241/1990, artt. 14-14 quinquies
l.r. 57/1993, art. 17
l.r. 8/2002, art. 9

È una forma di cooperazione tra amministrazioni pubbliche volta a concentrare in un unico contesto logistico e temporale le molteplici valutazioni e le diverse posizioni delle singole amministrazioni portatrici degli interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, al fine di snellire l’attività amministrativa e di evitare che nei procedimenti particolarmente complessi le amministrazioni chiamate a parteciparvi debbano pronunciarsi in luoghi e tempi diversi. La conferenza di servizi sostituisce alle pronunce separate delle singole amministrazioni una valutazione contestuale in sede collegiale.
In base alla normativa vigente si distinguono, sostanzialmente, tre tipologie di conferenza di servizi:
 conferenza istruttoria: consiste in un esame contestuale e coordinato dei diversi interessi pubblici coinvolti in uno stesso procedimento amministrativo o in più procedimenti amministrativi (c.d. conferenza interprocedimentale), al fine di una loro composizione. Può essere indetta dall’amministrazione procedente, anche su richiesta di altra amministrazione coinvolta nel procedimento o del privato interessato;
 conferenza decisoria: è finalizzata all’adozione di un provvedimento finale che, adottato in conformità alla determinazione conclusiva del procedimento assunta dall’amministrazione procedente sulla base delle risultanze della conferenza e delle posizioni prevalenti espresse dalle amministrazioni partecipanti, sostituisce gli atti di assenso (intese, concerti, nulla osta) di competenza delle medesime amministrazioni e di quelle risultate assenti, anche se invitate a partecipare. La conferenza di servizi decisoria è sempre indetta dall’amministrazione procedente quando la conclusione positiva del procedimento è subordinata all'acquisizione degli atti di assenso delle altre amministrazioni. Può essere convocata, anche su richiesta del privato, qualora la relativa attività sia subordinata ad atti di assenso, da adottare a conclusione di distinti procedimenti, di competenza di diverse amministrazioni pubbliche. Si distinguono due tipologie di conferenza dei servizi decisoria:
- la conferenza semplificata in modalità asincrona - che rappresenta la modalità ordinaria di svolgimento della conferenza - che prevede l’invio della documentazione e degli atti di assenso per via telematica;
- la conferenza semplificata in modalità sincrona, ovvero la tradizionale riunione con la presenza simultanea dei rappresentanti delle diverse amministrazioni, prevista nei seguenti casi: quando nel corso della conferenza semplificata sono stati acquisiti atti di assenso o dissenso che indicano condizioni o prescrizioni che richiedono modifiche sostanziali; nei casi di particolare complessità della decisione da assumere; in caso di progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale (VIA) regionale. Ciascun ente o amministrazione convocato alla riunione è rappresentato da un unico soggetto abilitato ad esprimere definitivamente e in modo univoco e vincolante la posizione dell’amministrazione stessa su tutte le decisioni di competenza della conferenza, anche indicando le modifiche progettuali eventualmente necessarie ai fini dell’assenso. Ciascuna regione e ciascun ente locale definisce autonomamente le modalità di designazione del rappresentante unico di tutte le amministrazioni riconducibili alla stessa regione o allo stesso ente locale;
 conferenza preliminare o pre-decisoria: ricorre nei procedimenti inerenti la realizzazione di opere di particolare rilevanza e consente alle amministrazioni coinvolte di indicare, sulla base di istanze o progetti preliminari, le condizioni per ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, il loro consenso, vincolando le stesse a non esprimere successivamente motivi di dissenso non legati a fatti sopravvenuti. Nel caso di progetti di particolare complessità e di insediamenti produttivi di beni e servizi la convocazione, su richiesta motivata del privato, è facoltativa, nel caso di progetti di opere pubbliche e di interesse pubblico è obbligatoria; in quest’ultimo caso, inoltre, il responsabile del procedimento trasmette il progetto definitivo, redatto in conformità alle condizioni indicate in sede di conferenza preliminare, alle amministrazioni interessate e convoca una nuova conferenza per il relativo esame.
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
l. 400/1988, art.12
d. lgs. 418/1989
l. 59/1997
d.lgs. 281/1997
l. 234/2012, art. 22
d.p.c.m 12/10/1983
d.p.c.m. 1/10/2012, art. 12

Organo collegiale presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri – o, per sua delega, dal Ministro per gli affari regionali – e composto dai Presidenti delle regioni a statuto ordinario e speciale nonché dai Presidenti delle Province autonome.
La conferenza è stata istituita in via amministrativa, con funzione meramente consultiva ed attivabile soltanto su iniziativa del Presidente del Consiglio. Il legislatore statale, solo a distanza di molti anni, ha previsto una disciplina organica di tale organo. Sono state attribuite alla conferenza compiti di informazione, consultazione e raccordo, in relazione agli indirizzi di politica generale, suscettibili di incidere nelle materie di competenza regionale, ad esclusione di quelli relativi alla politica estera, alla difesa, alla sicurezza nazionale ed alla giustizia.
Si è provveduto, in seguito, a riordinare e ad ampliare le funzioni della conferenza, mediante il trasferimento alla stessa delle attribuzioni a carattere generale degli organismi a composizione mista Stato-Regioni ed a specificare che l’attività può estrinsecarsi in pareri, intese, deliberazioni, accordi, raccordo e collaborazione Stato-Regioni, interscambio di dati ed informazioni, istituzione di comitati e gruppi di lavoro e designazione di rappresentanti regionali. In particolare, è stata potenziata la funzione consultiva della conferenza, prevedendo il parere obbligatorio per tutti gli schemi di disegni di legge, regolamenti e schemi di decreti legislativi adottati dal Governo nelle materie di competenza regionale.
Relativamente alle intese, la Corte costituzionale ha ribadito più volte che il sistema complessivo dei rapporti tra lo Stato e le Regioni deve essere improntato al principio di “leale collaborazione”, con il conseguente obbligo per il Governo di motivare adeguatamente le ragioni di interesse nazionale che lo determinano a decidere unilateralmente, ogniqualvolta intenda provvedere, nonostante il mancato raggiungimento dell’intesa con le regioni.
Per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane (e delle città metropolitane), la Conferenza in esame viene unificata con la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, dando vita alla cosiddetta Conferenza unificata.
Per la trattazione, infine, di tutti gli aspetti della politica dell’Unione europea che sono anche di interesse regionale e provinciale, la Conferenza si riunisce in una apposita sessione europea al fine di raccordare le linee della politica nazionale, relativa all'elaborazione degli atti dell'Unione europea, con le esigenze rappresentate dalle regioni e dalle province autonome, nelle materie di competenza di queste ultime.
Conferenza permanente Regione – autonomie locali (vedi Consiglio delle autonomie locali-CAL)
In base all’articolo 16 della legge regionale 1/2007, abrogativo della disposizione di legge istitutiva della Conferenza, le relative funzioni e compiti sono esercitati dal Consiglio delle autonomie locali (CAL) dalla data di insediamento del medesimo.
Conferenza Stato-Città ed autonomie locali
d.p.c.m 2/7/1996
d. lgs. 281/1997
l. 234/2012, art. 23
d.p.c.m. 1/10/2012, art. 27

Organo collegiale con funzioni consultive e decisionali, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, per sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per gli affari regionali nelle materie di rispettiva competenza, è composto, inoltre, dai Ministri dell’economia e delle finanze, delle infrastrutture, della salute, dai presidenti dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia (ANCI), dell’Unione delle province d’Italia (UPI), dell’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (UNCEM), nonché, da quattordici sindaci e sei presidenti di provincia, designati rispettivamente dall’ANCI e dall’UPI.
Istituita in via amministrativa, quale sede istituzionale e permanente di confronto e raccordo tra lo Stato e gli enti locali, il legislatore nazionale ha disciplinato la composizione, la convocazione e le funzioni della conferenza, attribuendo alla stessa, oltre a compiti di coordinamento nei rapporti tra lo Stato e le autonomie locali, anche attività di studio, informazione e confronto circa le problematiche connesse agli indirizzi di politica generale che possono incidere sulle funzioni proprie o delegate di province, comuni e comunità montane. In particolare, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, alla conferenza sono state attribuite nuove funzioni in materia di partecipazione degli enti locali al processo normativo dell’Unione europea. Apposita sessione della Conferenza, infatti, è dedicata alla trattazione degli aspetti delle politiche dell'Unione europea di interesse degli enti locali.
Per l’attuazione a livello territoriale delle misure di coordinamento definite a livello generale tra lo Stato e gli enti locali, la conferenza si avvale delle prefetture-uffici territoriali del Governo.
Conferenza unificata Stato, Regioni, Città e Autonomie locali
d.lgs. 281/1997, artt. 8-10

Sede congiunta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e della Conferenza Stato–Città ed autonomie locali.
Tale organismo svolge funzioni consultive, di raccordo, di scambio di dati ed informazioni in tutti i casi in cui regioni, province, comuni e comunità montane e città metropolitane sono chiamate ad esprimersi su un medesimo oggetto. La Conferenza unificata adotta le deliberazioni a seguito dell’assenso delle regioni, province, comuni e comunità montane, acquisito con il consenso distinto dei membri che compongono rispettivamente le due suddette conferenze, nonché dell’assenso del Governo.
Conferimento
Cost., art. 118, co. I e II
l. 59/1997
d.lgs. 112/1998
l. 56/2014
l.r. 14/1999, art. 9

Il legislatore statale ha precisato, nella normativa antecedente alla riforma del Titolo V della Costituzione, che per “conferimento” debba intendersi il trasferimento, la delega o l’attribuzione di funzioni e di compiti amministrativi alle regioni, alle province, ai comuni, alle comunità montane ed agli altri enti locali.
L’art. 118 della Costituzione attribuisce la titolarità generale delle funzioni amministrative ai comuni e, solo in via subordinata, ne prevede il conferimento a province, città metropolitane, regioni e Stato, quando lo impongano esigenze di unitarietà e sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
La legge 56/2014, anche in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione, ha previsto una riorganizzazione di funzioni dettando specifiche disposizioni in materia di città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni al fine di adeguare il loro ordinamento ai princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
Conflitti di attribuzione tra Stato e regioni
Cost., art. 134
Stat., art. 41, co. 4
l. 87/1953, artt. 39 e 40
Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale 7 ottobre 2008, artt. 24-34

È possibile proporre ricorso per conflitto di attribuzione (vindicatio potestatis), qualora la Regione invada con un suo atto la sfera di competenza assegnata dalla Costituzione allo Stato o ad altra regione o, viceversa, qualora sia lo Stato ad invadere la sfera di competenza costituzionale di una Regione. Nel Trentino Alto Adige, legittimate a ricorrere avverso un atto dello Stato sono anche le Province autonome di Trento e Bolzano.
Il ricorso deve essere presentato alla Corte costituzionale, entro 60 giorni dalla notificazione o dalla pubblicazione o dall’avvenuta conoscenza dell’atto, dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un Ministro da lui delegato, se a ricorrere è lo Stato, e dal Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, se, invece, la ricorrente è la Regione. Il Presidente della Regione, per espressa disposizione statutaria, può agire anche su proposta del Consiglio delle autonomie locali. Nel corso del giudizio e qualora ricorrano gravi ragioni, è riconosciuta all’ente ricorrente la possibilità di chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato. La Corte costituzionale decide sul ricorso individuando l’ente competente e, ove sia stato emanato un atto viziato, lo annulla. Alla sentenza di annullamento è riconosciuta efficacia circoscritta al caso deciso.
Per aversi conflitto di attribuzione tra Stato e regione, la lesione della sfera di competenza non può derivare da una legge o da un atto avente forza di legge, poiché, nel qual caso, si ricadrebbe nell’ipotesi di una controversia di legittimità costituzionale ex articolo 127 della Costituzione, ma da un atto avente natura non legislativa, che per la Regione potrà essere ad esempio un regolamento interno o un regolamento regionale. Anche in questo caso, tuttavia, deve considerarsi esclusa la possibilità di ricorrere avverso un regolamento “meramente esecutivo” di una legge regionale, in quanto in caso di annullamento dello stesso verrebbe meno anche la legge a cui dà attuazione.
Un ulteriore modello di conflitto rispetto a quello costituzionalmente previsto è stato coniato dalla giurisprudenza, che ha riconosciuto la legittimazione a ricorrere non solo in caso di “invasione”, ma anche in caso di “menomazione” di una propria competenza a seguito di un comportamento commissivo od omissivo. La Corte costituzionale ha precisato che l’omissione deve avere ad oggetto un atto dovuto che comporti l’insorgenza di un danno attuale e concreto alla sfera di competenza del ricorrente o una seria minaccia alla stessa.
Dalle argomentazioni da ultimo riportate, si desume che non solo un atto, ma anche “un comportamento significante” è idoneo a determinare il conflitto, e che se un’omissione può legittimare la proposizione di un ricorso, si deve ritenere legittimo un ricorso per conflitto di attribuzione avente ad oggetto anche atti non definitivi, preparatori o atti interni, quali circolari o addirittura un telegramma, sempre che gli stessi naturalmente contengano una evidente manifestazione di volontà circa l’affermazione di una propria competenza ad esercitare un certo potere.
Consigliere regionale
Cost., art. 122
Stat., artt. 28-31
l.r. 4/2013, artt. 1-9
reg. lav.

Rappresenta la Regione, esercita le funzioni senza vincolo di mandato e gode della insindacabilità in relazione alle opinioni espresse ed ai voti dati nell’esercizio delle proprie funzioni.
Il Consigliere regionale può presentare proposte di legge e, relativamente agli ambiti di competenza del Consiglio regionale, proposte di regolamento e di deliberazione. Nel rispetto delle competenze attribuite dallo Statuto e dal Regolamento, è tenuto a partecipare alle sedute del Consiglio e delle commissioni consiliari delle quali fa parte. Può, inoltre, presentare ordini del giorno, mozioni o proposte di risoluzione per concorrere a determinare l’indirizzo politico, sociale ed economico della Regione.
I Consiglieri regionali hanno diritto di ricevere dall’Ufficio di presidenza e dalla Giunta regionale tutte le notizie, le informazioni ed i documenti utili all’espletamento del proprio mandato. Hanno diritto, inoltre, di ottenere dagli uffici regionali e da quelli degli enti pubblici dipendenti, delle agenzie e degli organismi istituiti dalla Regione o che comunque esercitano funzioni e compiti da essa conferiti tutte le informazioni necessarie e di esaminare ogni documento attinente all’attività svolta; se si tratta di un documento riservato hanno diritto a prenderne visione con l’obbligo della riservatezza.
Ai consiglieri spettano le indennità e le forme di previdenza previste dalle specifiche leggi regionali.
Consigliere supplente
l. 108/1968, art. 16 bis
l. 235/2012, art. 8
l.r. 4/2013, art. 6, co. 3

Nel caso in cui un Consigliere regionale sia sospeso di diritto dalla relativa carica nelle ipotesi stabilite dalla legge, il Consiglio, nella prima adunanza successiva alla notificazione del provvedimento di sospensione da parte del prefetto del capoluogo della Regione, procede alla temporanea sostituzione, affidando la supplenza per l'esercizio delle funzioni di Consigliere al candidato della stessa lista che ha riportato, dopo gli eletti, il maggior numero di voti. La supplenza ha termine con la cessazione della sospensione. Al Consigliere supplente compete, per la durata della supplenza, il trattamento complessivamente spettante ai Consiglieri in carica.
Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa (CCRE)
È un’associazione senza scopo di lucro di enti locali e regionali europei fondata a Ginevra il 28-30 gennaio 1951. Costituita originariamente con il nome di Consiglio dei Comuni d’Europa (CCE), successivamente, il 15 ottobre 1984, ha assunto la denominazione attuale di Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE), avendo associato, dopo la fondazione, anche entità regionali. Ne fanno parte le associazioni nazionali di città e regioni di una trentina di paesi rappresentati nel Consiglio d’Europa, con l’obiettivo di promuovere un’Europa unita e forte, in una prospettiva federalista, basata sulla valorizzazione delle autonomie regionali e locali e sul rispetto del principio di sussidiarietà, in forza del quale le decisioni sono prese il più vicino possibile ai cittadini.
Promuove, in particolare, i gemellaggi di città come strumento per la costruzione di un’Europa unita e pacifica partendo dalla base e quindi dai suoi cittadini. Opera anche sul piano internazionale come sezione europea dell’organizzazione mondiale delle città e dei governi locali uniti (CGLU).
La sezione italiana di tale associazione è l’AICCRE (Associazione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa).
Consiglio delle autonomie locali (CAL)
Cost., art. 123, co. IV
Stat., artt. 66 e 67
l.r. 1/2007
d.c.r. 19/2012

Organo di rappresentanza istituzionale del sistema delle autonomie locali, nonché di consultazione, di concertazione e di raccordo tra la Regione e gli enti locali, al fine di garantire l’effettiva partecipazione di quest’ultimi ai processi decisionali della Regione nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Il CAL ha fondamento costituzionale ed è previsto dallo Statuto e disciplinato con legge regionale. Istituito presso il Consiglio regionale, è composto da quaranta membri e ne fanno parte di diritto il Sindaco di Roma Capitale, i sindaci dei comuni capoluogo e i presidenti delle province. Sono, invece, componenti elettivi del CAL:
a) diciassette rappresentanti dei comuni non capoluogo di provincia, eletti secondo criteri di equa rappresentanza provinciale, di cui cinque dei comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti, cinque dei comuni con popolazione compresa tra cinquemila e quindicimila abitanti, sette con popolazione inferiore a cinquemila abitanti;
b) tre rappresentanti delle comunità montane e di arcipelago, appartenenti a province diverse, eletti tra i presidenti delle rispettive comunità.
Le modalità di svolgimento dell'elezione dei componenti elettivi sono disciplinate con deliberazione del Consiglio regionale.
Sono, altresì, componenti del CAL:
a) cinque consiglieri rappresentanti dei rispettivi consigli provinciali;
b) i presidenti dell'ANCI Lazio, dell'UPI Lazio, dell'UNCEM Lazio, della Lega delle autonomie Lazio e il presidente dell'AICCRE Lazio. Al termine delle procedure di elezione e di designazione dei componenti, il CAL viene costituito, con decreto del Presidente della Regione e convocato, per la seduta di insediamento dal Presidente del Consiglio, che lo presiede. In tale seduta, il CAL elegge tra i suoi componenti il presidente e gli altri membri dell’Ufficio di presidenza.
Per quanto attiene alle funzioni, il CAL è titolare d’iniziativa legislativa, che esercita, nei modi stabiliti dalla legge, nelle materie di revisione dello Statuto regionale, di conferimento o disciplina delle funzioni degli enti locali, di disciplina dei rapporti degli enti locali con la Regione. Esprime parere obbligatorio, a maggioranza assoluta dei componenti, sulle proposte di legge aventi ad oggetto le suddette materie, nonché su quelle di modifica del riparto di competenze tra Regione ed enti locali, di approvazione dei bilanci di previsione e sulla finanziaria. Esprime, altresì, parere obbligatorio sul documento di economia e finanza regionale e sugli strumenti di programmazione generale socio–economica e di pianificazione generale territoriale della Regione. Esercita, infine, le ulteriori funzioni previste dallo Statuto.
Il CAL ha un regolamento interno, con il quale ha disciplinato il funzionamento e l’organizzazione dei lavori.
Dalla data di insediamento del CAL è stata prevista l’abrogazione della disposizione istitutiva della Conferenza permanente Regione - autonomie locali e il passaggio dei compiti e delle funzioni da questa esercitati in capo al CAL stesso.


Consiglio regionale
Cost., artt. 121, co. I e II; 122, co. III; 126
Stat., artt. 19, 20, co. 1, 23-27
l.r. 2/2005
reg. lav.

Il Consiglio regionale esercita la funzione legislativa e quella di controllo politico-amministrativo nei confronti dell’esecutivo, concorre alla determinazione dell’indirizzo politico regionale e svolge diversi ed altri compiti e attività, secondo quanto previsto dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi statali e regionali. È composto da cinquanta consiglieri più il Presidente della Regione, che ne fa parte di diritto.
Il Consiglio ha un proprio organo di autogoverno, l’Ufficio di Presidenza, presieduto dal Presidente del Consiglio medesimo. È articolato in commissioni e si avvale dell’attività dei gruppi consiliari.
Al fine di poter esercitare le proprie prerogative in piena indipendenza, il Consiglio è dotato di autonomia organizzativa, amministrativa, contabile e di gestione patrimoniale.
L’organizzazione e le modalità di funzionamento del Consiglio e dei suoi organi sono determinati dal regolamento dei lavori che assicura, nel rispetto dello Statuto, l’effettivo esercizio delle prerogative dei consiglieri e dei diritti dell’opposizione.
Il Consiglio regionale è sciolto con decreto del Presidente della Repubblica nel caso di compimento di atti contrari alla Costituzione o di gravi violazioni di legge, ovvero per ragioni di sicurezza nazionale; lo scioglimento è dichiarato, invece, con decreto del Presidente del Consiglio regionale nei casi di cessazione dalla carica del Presidente della Regione, compresa l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente medesimo, nonché nel caso di dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti del Consiglio.
Consiglio regionale dell'economia e del lavoro (CREL)
Stat., art. 71
l.r. 13/2006


Il CREL, costituito con decreto del Presidente della Regione e con sede presso il Consiglio regionale, è un organo di consulenza del Consiglio e della Giunta regionale che contribuisce all’elaborazione della normativa e degli atti generali e settoriali relativi alla programmazione economico-sociale e territoriale della Regione, nonché agli interventi che rivestono un particolare interesse per lo sviluppo sostenibile. Tra le sue attribuzioni rientrano, in particolare, il rilascio di pareri, la formulazione di osservazioni e proposte, l’elaborazione di studi e ricerche e la promozione di sessioni d’informazione sulle politiche dell’Unione europea.
Il CREL è composto da sessanta membri, rappresentanti organizzazioni imprenditoriali, sindacali, sociali e Università nonché da esperti in materie economico-giuridiche, sociali e in tematiche dell’Unione europea. I componenti possono essere sostituiti in qualsiasi momento su richiesta degli enti, associazioni e organismi che li hanno designati.
Il CREL, rappresentato dal Presidente che lo convoca, presiede e dirige i lavori, dispone, per lo svolgimento delle proprie funzioni, di una struttura amministrativa che opera in piena autonomia.
L’attività dell’organo è disciplinata da un apposito regolamento adottato a maggioranza dei componenti del CREL.
Costituito con decreto del Presidente della Regione n. T0111/2008, nel corso della X legislatura non è stato ricostituito.
Consulta femminile per le pari opportunità
Stat. art. 73
l.r. 58/1976
l.r. 4/2014, art. 8, co. 3, lett. g)
reg. org. cons., art. 15 bis, co. 3 quinquies
reg. reg. 1/1984

Organo collegiale autonomo, con sede presso il Consiglio regionale. Lo Statuto lo prevede tra gli organismi di consultazione.
È istituito per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica tra uomini e donne, attraverso la valorizzazione delle differenze di genere ed il superamento di ogni discriminazione diretta tra i due sessi.
La Consulta è composta da associazioni e gruppi femminili e femministi, commissioni o movimenti femminili delle organizzazioni sindacali o di lavoratori autonomi o di partiti democratici. Dell’assemblea della Consulta fanno parte anche le consigliere regionali e la consigliera di parità regionale.
La Consulta formula proposte e promuove iniziative volte ad assicurare il pieno sviluppo della personalità della donna e la sua effettiva partecipazione alla organizzazione politica, economica, sociale e culturale, nonché esprime pareri sulla programmazione regionale e sugli atti deliberativi che hanno maggiore incidenza sulla condizione della donna.
Consulta regionale per i problemi della disabilità e dell'handicap
Stat. art. 74
l.r. 36/2003
l.r. 11/2016, art. 12, co. 3

Organismo di consultazione permanente, composto da associazioni e organizzazioni che operano nel campo della disabilità.
Istituita con legge regionale e prevista a livello statutario, la Consulta ha il compito di promuovere, attraverso un’attività che si estrinseca in pareri, proposte, approfondimenti, diffusione di informazioni, studi e ricerche, la partecipazione attiva delle persone disabili alla vita della collettività. Le commissioni consiliari permanenti competenti in materia di sanità e servizi sociali provvedono a convocare, almeno due volte l’anno, apposite audizioni della Consulta in ordine a problematiche aventi particolare rilevanza in materia di disabilità ed handicap.
Continuità normativa (principio di)
l. 131/2003, art. 1, co. 2

Il principio di continuità normativa regola, sul piano delle fonti ed in conformità al principio tempus regit actum, il passaggio da un regime normativo preesistente ad uno nuovo, garantendo la continuità di applicazione del primo fintanto che quello successivamente introdotto non trovi piena ed effettiva attuazione, così da evitare possibili vuoti normativi.
Tale principio, elaborato dalla giurisprudenza costituzionale, è stato codificato dalla c.d. legge “la Loggia” (l. 131/2003). In particolare, la legge, nel disciplinare il passaggio dal vecchio al nuovo riparto costituzionale delle competenze legislative introdotto dalla riforma del Titolo V Cost., ha previsto che le disposizioni normative statali che disciplinano materie attribuite, a seguito di tale riforma, alle Regioni, continuano ad applicarsi fino a quando il legislatore regionale non eserciti effettivamente le proprie competenze, in conformità al nuovo riparto costituzionale. Analoga previsione è stabilita per le disposizioni normative regionali che disciplinano materie attribuite alla competenza esclusiva dello Stato.
Convalida degli eletti
Stat., art. 28, co. 2
l. 108/1968, art. 17
l. 165/2004, art. 2, co. 1, lett. d)
reg. lav., artt. 10 e 11

La convalida degli eletti al Consiglio regionale è un’operazione volta ad accertare, nei confronti dei candidati che siano stati proclamati eletti, il possesso dei requisiti e l’assenza di cause di ineleggibilità e di incompatibilità ed è effettuata ad opera dello stesso Consiglio regionale, su proposta dell’Ufficio di presidenza, che a tal fine assume la denominazione di Giunta delle elezioni.
A norma dello Statuto, la convalida deve avvenire entro sessanta giorni dall’insediamento del Consiglio, secondo le procedure fissate dal Regolamento dei lavori del Consiglio.
La procedura di convalida inizia con la comunicazione da parte degli eletti al Presidente del Consiglio dell’elenco delle cariche e degli uffici da essi ricoperti a far data dal giorno successivo a quello fissato per la presentazione delle candidature.
La Giunta delle elezioni provvede alla verifica delle eventuali cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri, prendendo in esame sia comunicazioni dei consiglieri, via via trasmesse, sia eventuali istanze e ricorsi pervenuti al Consiglio. Infine, propone all’Aula la convalida dei consiglieri per i quali non abbia rilevato la sussistenza di cause di ineleggibilità o di incompatibilità.
Nei casi in cui la Giunta delle elezioni accerti la sussistenza di una causa di ineleggibilità in capo ad un eletto, propone l’annullamento della relativa elezione all’Aula, la quale, se accoglie la proposta, dichiara annullata l’elezione del consigliere ineleggibile e provvede all’attribuzione del seggio vacante proclamando eletto il consigliere subentrante. Anche in tale fattispecie la deliberazione dell’Aula di annullamento dovrà essere assunta nel rispetto del limite temporale di sessanta giorni imposto dallo Statuto.
Nei casi in cui la predetta Giunta ravvisi una causa di incompatibilità in capo ad un consigliere, il regolamento dispone la successione di una serie di adempimenti, ordinati secondo una precisa scansione temporale, che vanno dalla contestazione della causa rilevata al consigliere interessato, all’eventuale formulazione da parte di questi di proprie osservazioni e, infine, alla conferma o meno da parte della Giunta delle elezioni del giudizio di incompatibilità. In caso positivo, quest’ultima propone all’Aula di invitare il consigliere ad optare tra il mandato consiliare e la carica incompatibile. Ai fini dell’esercizio della prima opzione, appare necessario che egli dimostri di aver rimosso la causa di incompatibilità, presentando la documentazione attestante la cessazione dalla carica incompatibile.
Le deliberazioni del Consiglio regionale concernenti la convalida degli eletti possono essere impugnate, innanzi al giudice ordinario, da parte di ciascun elettore della Regione e di chiunque vi abbia diretto interesse, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data di pubblicazione della deliberazione.
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), siglata a Roma il 4 novembre 1950, è stata redatta e adottata nell’ambito del Consiglio d'Europa e costituisce manifesto del liberalismo politico, in opposizione ad ogni forma di totalitarismo o dittatura, e, insieme, garanzia internazionale contro l’arbitrio dei pubblici poteri. È diretta a fornire uno standard minimo comune fra gli Stati firmatari della Convenzione nella difesa dei diritti individuali basilari e irrinunciabili che presiedono ad ogni civile convivenza.
Consta di un catalogo generale di diritti fondamentali, civili e politici, che gli Stati riconoscono e si impegnano a rispettare nei confronti di ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione, integrato nel tempo da protocolli addizionali che tutelano diritti aggiuntivi o che forniscono più ampia protezione dei diritti già enucleati.
A differenza del catalogo generale che vincola tutti gli Stati parte, i successivi protocolli sono applicabili solo a quelli di essi che li hanno ratificati. La CEDU è dotata di un organismo giurisdizionale che ha il compito di assicurare il rispetto della Convenzione nei Paesi firmatari, ossia la Corte europea dei diritti dell’uomo (vedi relativa voce).
Convocazione del Consiglio
Stat., art. 26
reg. lav., art. 23


La convocazione del Consiglio è una prerogativa del suo Presidente; può comunque essere richiesta, con motivazione, da parte del Presidente della Regione ovvero da un quinto dei componenti il Consiglio.
La convocazione deve riportare l’ordine del giorno della seduta ed essere diramata con un preavviso di almeno cinque giorni; qualora vi sia urgenza, tale termine è ridotto fino a tre giorni.
Convocazione della commissione
reg. lav., art. 24

La convocazione della commissione, prerogativa del suo Presidente, è diramata, di norma, almeno tre giorni prima delle riunioni, salvo i casi di urgenza che consentono al Presidente della commissione di ridurre tale termine fino a un giorno. Può essere richiesta, in caso di urgenza, anche da un Presidente di gruppo consiliare o da un quinto dei componenti la stessa commissione; in tal caso il presidente della commissione è tenuto a far svolgere la seduta entro dieci giorni dal momento in cui la richiesta sia a lui pervenuta.
Coordinamento formale
reg. lav., artt. 71 e 72  

Il coordinamento formale delle leggi consiste in correzioni formali apportate al testo normativo dai competenti uffici del Consiglio ad avvenuta approvazione della legge e prima che questa sia trasmessa al Presidente della Regione per la promulgazione.
E’ autorizzato dall’Assemblea dopo la votazione finale della proposta di legge.
Come ha specificato la Corte costituzionale, il coordinamento formale, in ogni caso, può consistere nella correzione di errori materiali e nella “correzione lessicale dei testi per rendere conforme la dizione alla sostanza”. In tal caso, tra il testo approvato e quello trasmesso per la promulgazione possono esservi talune difformità, ma la Corte costituzionale può accertare se il coordinamento si sia mantenuto entro i limiti in cui è stato autorizzato in modo da esprimere l’effettiva volontà dell’Aula.
Oltre al coordinamento formale successivo al voto finale, il Regolamento dei lavori prevede la possibilità di effettuare un coordinamento preventivo alla votazione finale nel caso in cui relatori della proposta di legge richiamino l’attenzione dell’Aula sulle correzioni di forma che la stessa richiede. I relatori propongono le conseguenti modificazioni e l’Assemblea delibera sulle stesse. L’intervento in sede di coordinamento preventivo al voto finale è tanto più efficace quanto maggiore è il tempo che intercorre tra la fine dell’esame degli articoli e la votazione finale, cosa che raramente si verifica per la concitazione dei lavori consiliari. Tale coordinamento, rispetto a quello successivo alla votazione finale, può assumere dimensioni anche significative, purché sia svolto in conformità con la natura dell’istituto e non costituisca veicolo per introdurre nel progetto ormai definito modifiche altrimenti precluse dall’esaurimento dell’esame degli articoli.
Il coordinamento formale può essere autorizzato anche in relazione a testi non legislativi.
Per prassi, il coordinamento formale è autorizzato anche dalle competenti commissioni in riferimento ai testi delle proposte di legge da esse esaminate e approvate.
Copertura finanziaria delle leggi
Cost., art. 81, co. III
Stat., art. 58, co. 5
d.lgs. 118/2011, artt. 38 e 49, co. 5
d.l. 174/2012 (conv. l. 213/2012), art. 1, co. 2 e 7
l.r. 25/2001, art. 16
reg. reg. 26/2017, art. 36

Secondo la Costituzione e lo Statuto, ciascuna legge che comporti maggiori spese ovvero minori entrate deve espressamente indicare i mezzi per farvi fronte, ossia prevedere la copertura finanziaria.
Nell’ordinamento della nostra Regione, la copertura finanziaria è assicurata o attraverso l’utilizzo dei fondi speciali, o mediante riduzione di precedenti autorizzazioni legislative di spesa o, infine, attraverso modifiche legislative che consentano maggiori entrate ed a condizione che non siano finanziate nuove spese correnti con entrate in conto capitale.
Le proposte di legge regionale che comportino nuove o maggiori spese ovvero minori entrate sono corredate di una relazione tecnica sulla quantificazione delle entrate e degli oneri recati da ciascuna disposizione, nonché delle relative coperture.
Le proposte di legge che non prevedono un limite massimo di spesa devono stabilire le modalità del monitoraggio della spesa, al fine di prevenire il verificarsi di scostamenti rispetto alle previsioni, e devono individuare le eventuali modalità per compensare gli effetti che superino le previsioni.
Le leggi regionali che prevedono spese a carattere continuativo stabiliscono il relativo onere annuale per ciascuno degli esercizi compresi nel bilancio di previsione, salvo rinviarne la quantificazione alla legge di bilancio nel caso in cui non si tratti di spese obbligatorie. Le leggi regionali che prevedono spese a carattere pluriennale definiscono l’ammontare complessivo della spesa, oltre alla quota eventualmente a carico del bilancio in corso e degli esercizi successivi.
Per quanto concerne la copertura finanziaria delle spese derivanti da provvedimenti legislativi non approvati entro il termine dell’esercizio relativo, ma in corso di approvazione, possono essere utilizzate le quote dei relativi fondi speciali non impiegate, che costituiscono la quota accantonata del risultato di amministrazione, destinata alla copertura finanziaria di spese derivanti dai relativi provvedimenti legislativi, purché tali provvedimenti siano approvati entro il termine dell'esercizio immediatamente successivo.
Annualmente le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti trasmettono ai consigli regionali una relazione sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali approvate nell’anno precedente e sulle tecniche di quantificazione degli oneri.
Corte costituzionale
Cost., artt. 123, co. II; 127; 134-137
ll. cost., 1/1948, 1/1953, 2/1967
l. 87/1953
l. 352/1970, art. 33

La Corte costituzionale è il principale organo di garanzia costituzionale previsto nella Costituzione, insediato ed entrato in funzione nel 1956. La Corte è composta da quindici giudici, nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un altro terzo eletti dal Parlamento in seduta comune e per il rimanente terzo eletti dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa, di cui tre eletti dalla Corte di Cassazione, uno dal Consiglio di Stato e uno dalla Corte dei conti. I giudici costituzionali sono scelti tra i magistrati, anche a riposo, delle giurisdizioni superiori (ordinaria e amministrativa), i professori universitari ordinari in materie giuridiche e gli avvocati con almeno venti anni di esercizio della professione forense. Restano in carica per nove anni e non sono rieleggibili.
A tutela della loro indipendenza, non possono essere sindacati né perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, né essere sottoposti a procedimento penale o arrestati senza un’autorizzazione a procedere da parte dello stesso organo costituzionale, né essere sospesi o rimossi dal loro ufficio, se non su decisione dell’organo, presa a maggioranza dei due terzi dei componenti, per sopravvenuta incapacità fisica o civile o per gravi mancanze nell'esercizio delle loro funzioni.
I giudizi della Corte concernono: la legittimità costituzionale delle leggi e degli atti avente forza di legge dello Stato e delle leggi delle Regioni; i conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e tra lo Stato e le Regioni o tra le Regioni; i reati compiuti dal Presidente della Repubblica, ove messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune. Inoltre, la Corte giudica sulla legittimità costituzionale degli statuti delle regioni ad autonomia ordinaria e sull’ammissibilità dei referendum abrogativi.
La questione di legittimità di una norma statale o regionale può essere promossa in via principale (o via diretta), rispettivamente dalla Regione o dallo Stato, ovvero in via incidentale, dal giudice davanti al quale si sta svolgendo un processo (giudice a quo) che, conseguentemente, sospende il giudizio in attesa della pronuncia della Corte. A differenza delle leggi regionali che possono essere impugnate dallo Stato per ogni vizio di legittimità, le leggi statali possono essere impugnate dalle Regioni solo se ledono la loro sfera di competenza.
Le decisioni della Corte possono assumere la forma della sentenza quando giudica in via definitiva e quella dell’ordinanza, utilizzata per tutti gli altri provvedimenti di sua competenza.
Corte dei conti
Cost., artt. 100, co. II e 103, co. III
l. 19/1994
l. 20/1994
d.l. 174/2012 (conv. l. 213/2012), art. 1

La Corte dei conti è un organo ausiliario di rilievo costituzionale e ricopre un ruolo centrale di garanzia dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico a tutela degli interessi finanziari e patrimoniali della pubblica amministrazione nonché degli interessi generali della collettività. È organizzata in sezioni giurisdizionali e sezioni di controllo, articolate sia a livello centrale che territoriale, per lo svolgimento delle molteplici funzioni di controllo, giurisdizionali e consultive ad essa attribuite. In particolare, compete alla Corte dei conti il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo e della pubblica amministrazione ed il controllo di gestione a consuntivo sui bilanci dello Stato, delle amministrazioni pubbliche e di quegli enti per i quali lo Stato contribuisce alla gestione ordinaria.
Al fine di garantire il rispetto del quadro delle compatibilità generali di finanza pubblica poste dall’Unione europea e dal bilancio dello Stato, la Corte esercita il controllo sulla gestione delle amministrazioni regionali e dei loro enti strumentali ai fini del referto ai Consigli regionali, nonché il controllo sulla gestione degli enti locali, dei loro enti strumentali, delle università e delle istituzioni pubbliche aventi sede nella Regione. Recentemente si è pervenuti ad un rafforzamento del sistema di controllo sulle amministrazioni regionali e locali, introducendo, tra l’altro, più incisivi strumenti a livello regionale: il giudizio di parifica del rendiconto generale della Regione; il controllo sulla copertura delle leggi regionali di spesa; il controllo sui rendiconti dei gruppi consiliari del Consiglio regionale.
La Corte svolge, inoltre, una rilevante funzione giurisdizionale nel campo dell'amministrazione pubblica relativamente alla materia della contabilità pubblica e alle altre fattispecie previste dalla normativa vigente, in particolare con riferimento al contenzioso pensionistico e alle azioni di responsabilità amministrativa nei confronti dei pubblici dipendenti e dei pubblici amministratori, nonché degli amministratori e funzionari delle società sotto il controllo pubblico. Dal suddetto giudizio di responsabilità rimane distinto il giudizio di conto in cui la Corte dei conti è chiamata a verificare la conformità della gestione dell'agente contabile alle norme di legge o convenzioni.
La Corte dei conti svolge, inoltre, funzioni consultive predisponendo pareri e relazioni: ogni quattro mesi, ad esempio, la Corte trasmette alle Camere una relazione sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi approvate dal parlamento nel periodo considerato e sulle tecniche di quantificazione degli oneri.
Corte di cassazione
Cost., art. 111, co. VII e VIII
r.d. 12/1941, artt. 65-68
c.p.c., artt. 360-394;
c.p.p., 606-628

La Corte di cassazione è organo supremo della giustizia, tribunale di ultima istanza nel sistema giurisdizionale ordinario (penale e civile) avente lo scopo di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge (funzione nomofilattica), l’unità del diritto oggettivo nazionale e il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni. Ha sede a Roma ed esercita la giurisdizione su tutto il territorio dello Stato.
La Corte è suddivisa in sezioni (sei civili e sette penali) ed è composta da un Primo Presidente, che presiede le udienze a sezioni unite e le adunanze generali, da un Presidente aggiunto, da Presidenti di sezione (titolari e supplenti) e da Consiglieri. Giudica a sezioni semplici col numero di cinque votanti; a sezioni unite col numero di nove votanti nel caso di questioni attinenti alla giurisdizione o di questioni ritenute di particolare importanza, come ad esempio quelle originate da orientamenti contrastanti delle diverse sezioni.
Il ricorso in Cassazione può essere presentato avverso i provvedimenti emessi dai giudici ordinari nel grado di appello o nel grado unico per motivi inerenti la violazione del diritto materiale o procedurale, i vizi della motivazione della sentenza impugnata (motivazione mancante, insufficiente o contraddittoria) e, ancora, per motivi di giurisdizione. In caso di accoglimento del ricorso, la Corte cassa la decisione del giudice del grado inferiore al quale viene rinviata la causa, enunciando, al contempo, il principio di diritto che il provvedimento impugnato dovrà osservare e che il giudice del rinvio sarà tenuto a rispettare nel riesaminare i fatti della causa. I principi stabiliti dalla Corte di Cassazione non sono, invece, vincolanti per gli altri giudici, anche se possono considerarsi un “precedente” a cui far riferimento
Anche i principi enunciati dalle sezioni unite non hanno forza vincolante, pur essendo dotate di grande autorevolezza. A tal fine, presso la Cassazione è incardinato un ufficio chiamato “Massimario” la cui funzione è quella di enucleare i princìpi di diritto (massime) espressi dalla Corte nelle sue pronunce.
Per disposto costituzionale è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale emessi dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali. Solo per le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso è ammesso unicamente per motivi inerenti alla giurisdizione.
Alla Corte di Cassazione è anche attribuito il compito di dirimere i conflitti di giurisdizione (conflitti tra il giudice ordinario e quello speciale, italiano o straniero) e di competenza (conflitto tra due giudici di merito). La Corte, inoltre, svolge anche funzioni non giurisdizionali in materia di elezioni legislative e di referendum popolare per l’abrogazione di leggi.
Corte di giustizia dell'Unione europea
Trattato sull’Unione europea, art. 19
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, artt. 251-281

La Corte di giustizia è un’istituzione dell’Unione europea con funzioni giurisdizionali, avente sede nella città di Lussemburgo, il cui compito fondamentale è assicurare la corretta applicazione del diritto dell’Unione europea da parte degli Stati membri, nonché la sua interpretazione uniforme. In merito a quest’ultima, ha competenza in tema di questioni pregiudiziali, sollevate dai giudici nazionali degli Stati membri, riguardanti l’interpretazione o la validità di una normativa dell’Unione europea, ovvero la compatibilità di una normativa nazionale con quella europea.
La Corte giudica sui ricorsi proposti dalla Commissione europea o da uno Stato membro per la violazione del diritto dell’Unione europea da parte di un altro Stato membro, aprendo nei confronti di quest’ultimo una procedura di infrazione alla quale può seguirne una seconda qualora lo Stato persista nella violazione, fino a giungere, nell’ipotesi di perdurante inosservanza, all’applicazione di una multa allo Stato inadempiente.
Giudica, inoltre, sui ricorsi proposti da uno Stato membro, dal Consiglio dell’Unione europea, dalla Commissione europea o, in taluni casi, dal Parlamento europeo per l’annullamento di un atto dell’Unione europea che si ritenga abbia violato i trattati o i diritti fondamentali. Anche i privati cittadini possono chiedere alla Corte di annullare un atto dell’Unione europea che li riguardi direttamente e dal quale si reputino lesi nei propri diritti.
Oltre alle competenze giurisdizionali, la Corte svolge attività consultiva, su richiesta del Consiglio dell’Unione europea, della Commissione europea o di uno Stato membro, esprimendo pareri, di natura vincolante, circa la compatibilità con i trattati di accordi stipulati da Stati membri con Stati non membri dell’Unione europea.
È articolata funzionalmente al suo interno in: Corte di giustizia, Tribunale e Tribunali specializzati. La Corte è formata da tanti giudici quanti sono gli Stati membri (28) e si riunisce in sezioni, in grande sezione o in seduta plenaria, secondo le regole previste dallo statuto. È assistita da 11 avvocati generali, che hanno l’ufficio di presentare pubblicamente, con imparzialità e indipendenza, conclusioni motivate sulle cause loro assegnate. Sia i giudici che gli avvocati generali sono scelti tra personalità che offrano garanzie d’indipendenza ed abbiano i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali, ovvero siano giureconsulti di notoria competenza. Sono nominati dai governi degli Stati membri per 6 anni, con rinnovo parziale ogni 3 anni alle condizioni previste dallo statuto. I giudici e gli avvocati generali uscenti possono essere rinominati.
Il Tribunale è composto da almeno un giudice per Stato membro, il numero totale è stabilito dallo Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea. Attualmente sono in carica 46 giudici, ma nel 2019 arriveranno a 56. opera come organo giurisdizionale di primo grado, esclusi i casi di ricorso per inadempimento e le controversie tra Stati membri, le cui sentenze sono impugnabili, per motivi di diritto, davanti alla Corte di giustizia. Il Tribunale è invece giudice di secondo grado per i ricorsi contro le sentenze dei Tribunali specializzati. Con regolamento del Consiglio e del Parlamento europeo possono essere istituiti Tribunali specializzati in riferimento ad alcune categorie di ricorsi in materie specifiche.
Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU)
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, artt. 19-51

La Corte europea dei diritti dell’uomo è stata istituita nel 1959 dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali al precipuo scopo di assicurare il rispetto della Convenzione nei paesi firmatari. È un’autorità internazionale indipendente, con sede a Strasburgo, formata da tanti giudici quanti sono gli Stati parte alla Convenzione (47), eletti dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a maggioranza dei voti espressi su una lista di tre candidati, proposti da ognuno dei predetti Stati, che abbiano i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali o siano dei giureconsulti di riconosciuta competenza e godano della più alta considerazione morale. I giudici beneficiano della più ampia indipendenza e imparzialità, sono eletti per un periodo di nove anni, non rinnovabile, e il relativo mandato termina quando compiono 70 anni.
La Corte ha funzioni giurisdizionali e può essere adita, previo esaurimento delle vie di ricorso interne, sia da uno Stato parte per l’inosservanza delle disposizioni della Convenzione ad opera di un altro Stato parte, ovvero da ogni persona fisica, organizzazione non governativa o gruppo di privati che ritenga di essere stato leso nei propri diritti fondamentali, riconosciuti nella Convenzione, da uno dei suddetti Stati. Le sentenze definitive della Corte vincolano gli Stati a conformarsi a quanto da esse stabilito e la loro ottemperanza è monitorata dal Consiglio dei ministri del Consiglio d’Europa.
La Corte svolge anche attività consultiva, su richiesta del Comitato dei Ministri, esprimendo pareri motivati su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli, che, tuttavia, non devono riguardare quesiti inerenti al contenuto o alla portata dei diritti e libertà definiti nel titolo primo della Convenzione (catalogo generale) e nei protocolli aggiuntivi, né altre questioni che la Corte o il Comitato dei Ministri si troverebbero a dover giudicare per via della presentazione di un ricorso previsto dalla Convenzione.
Costituzione
La Costituzione è la fonte primaria dell’ordinamento giuridico.
È entrata in vigore il 1° gennaio 1948, dopo essere stata approvata da quasi il 90% dei componenti l’Assemblea costituente, eletta in occasione del referendum istituzionale il cui risultato determinò la nascita della forma di governo repubblicana.
Può essere modificata solo attraverso un procedimento aggravato – cd. di revisione costituzionale (art. 138 Cost) – e per questo è unanimemente considerata di tipo rigido.
La Carta costituzionale italiana annovera norme con caratteristiche eterogenee, ossia, norme di principio, programmatiche, di organizzazione nonché quelle relative alla produzione del diritto.
Tutte le norme contenute nella Costituzione, nonché quelle ad essa equiparate inserite in leggi costituzionali, si pongono al vertice nella gerarchia delle fonti del diritto. Ciò vuol dire che un atto normativo di rango inferiore, come per esempio una legge ordinaria statale o regionale, non può risultare in contrasto con norme costituzionali. Qualora si dovesse verificare tale ipotesi sarà la Corte costituzionale a dover dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge.

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