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Il Consiglio regionale in Europa

EU flagIl ruolo del Consiglio regionale nel processo decisionale europeo

La riforma costituzionale del 2001 ha espressamente riconosciuto la partecipazione delle regioni alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione europea, nelle materie di loro competenza.
L’articolo 117, comma quinto, della Costituzione recita, infatti, che “le Regioni … nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione … degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato”.

I trattati istitutivi, con le modifiche apportate dal Trattato di Lisbona del 2009 e dai due Protocolli ad esso annessi, hanno attribuito al Parlamento europeo, ai Parlamenti nazionali e, in particolare, alle Assemblee regionali maggiori poteri di informazione, partecipazione e controllo in merito al funzionamento dell’Unione europea, riconoscendo l’importanza del loro contributo alla democratizzazione dell’ordinamento giuridico europeo.

Il Protocollo n. 2 “sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità” allegato al Trattato, consente alle Assemblee regionali, in quanto titolari di poteri legislativi, di partecipare alla fase ascendente mediante il loro coinvolgimento nella procedura di controllo sulla corretta applicazione del principio di sussidiarietà nell’esercizio delle competenze comunitarie (art. 6 del protocollo n. 2 citato).

In ragione delle innovazioni apportate dal Trattato di Lisbona del 2009, la disciplina dei rapporti tra l’ordinamento italiano e quello dell’Unione europea è ora regolata dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 234, che ha innovato la precedente normativa attribuendo specifico rilievo alla partecipazione delle Regioni e, in particolare, dei Consigli regionali alla formazione e attuazione della normativa europea, anche con riferimento alla verifica del principio di sussidiarietà in cooperazione con il Parlamento nazionale.

Con riferimento alla titolarità del Consiglio regionale a partecipare alla formazione delle decisioni europee lo Statuto della Regione Lazio all’articolo 10, reca che la Regione, “concorre con lo Stato e le altre Regioni alla formazione della normativa comunitaria e dà immediata attuazione agli atti dell’Unione europea”.
Ulteriore conferma riguardo al ruolo riconosciuto al Consiglio regionale nel processo di formazione della normativa europea va individuato nell’articolo 32 dello Statuto, laddove prevede come necessaria l’istituzione della Commissione consiliare permanente per gli affari comunitari.
In linea con lo Statuto il Regolamento dei lavori del Consiglio regionale, nell’ambito della disciplina delle commissioni consiliari, ha attribuito alla II Commissione affari comunitari una competenza generale per ogni adempimento di spettanza consiliare attinente ai rapporti della Regione con l’Unione europea (art.14-ter).

Nel 2015 il legislatore regionale, in attuazione delle disposizioni statali ed in conformità ai principi fissati dalla Statuto regionale ha disciplinato il procedimento interno per la partecipazione della Regione al processo di formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, approvando la legge regionale 9 febbraio 2015, n. 1
Per rendere maggiormente efficace e incisiva la partecipazione consiliare nel processo di formazione degli atti dell’Unione europea, in coerenza con quanto previsto dalla legge regionale n. 1 del 2015, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale in data 14 maggio 2015, ha approvata la deliberazione n. 46, concernente “linee di indirizzo programmatiche sulla partecipazione del Consiglio regionale alla formazione e attuazione del diritto e delle politiche dell’Unione europea”.