Sistema integrato di educazione e istruzione per l'infanzia nell'audizione in commissione IX

L'assessora alla Persona di Roma capitale, Laura Baldassarre, oltre alle associazioni ANINSEI, GENIMA e Save the Children a portare i loro contributi sulla proposta n. 99 nell'organismo presieduto da Eleonora Mattia.
Un asilo nido. 06/08/2019 - Importante audizione oggi, per ammissione della stessa presidente Eleonora Mattia, della IX Commissione - Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio, sulla proposta di legge n. 99, concernente “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione per l’infanzia”. Tra gli invitati a portare il loro contributo sul testo prima che esso venga esaminato nell’articolato dalla commissione, l’Assessore alla Persona, Scuola e comunità solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre, ma anche le associazioni ANINSEI, GENIMA e Save the Children.

Prima a parlare, l’assessora Baldassarre ha esordito manifestando alcuni accenti critici sulla proposta, che, a suo dire, non evidenzierebbe la centralità del bambino nel sistema integrato educativo e scolastico 0-6 anni così come si delinea a livello di normativa nazionale, e farebbe riferimento, sempre secondo l’assessora, a “modelli superati”, come è evidente all’articolo 23. I servizi educativi non possono poi essere presi isolatamente rispetto al sistema integrato dei servizi, concezione di cui appare la prima traccia nel testo solo all’articolo 21, sempre secondo Baldassarre. Il tema della qualità del servizio è centrale, ha proseguito poi Baldassarre, secondo la quale i tagli lineari alle tariffe non tutelano a sufficienza le fasce di utenza più deboli.

Il rappresentante di ANINSEI ha spiegato che si tratta di una associazione nazionale (qui presente nella sua componente laziale) che aderisce a Confindustria e tutela la parte datoriale degli istituti educativi per l’infanzia laici, firmataria in quanto tale dei contratti collettivi per i nidi privati. La proposta è da accogliere con favore, a suo avviso, ma si è raccomandata particolare attenzione alle sezioni primavera, come fase intermedia tra nidi e scuola dell’infanzia, e si è espressa perplessità sui nidi domestici, che vanno comunque normati per riempire un vuoto, ma senza “sconti” rispetto alle certificazioni previste per gli altri, specie a livello igienico. Spazi Be.Bi., necessità di scongiurare aumenti a carico dell’utenza e importanza del regolamento sono stati altri temi affrontati nell’intervento di ANINSEI.

Positivo anche il parere sulla proposta della rappresentante di GENIMA, associazione che riunisce i genitori che frequentano strutture per la prima infanzia, da cui è pervenuta la raccomandazione di curare i problemi di adattamento nel passaggio da nido a scuola dell’infanzia attraverso iniziative ad hoc, che, ove attuate, hanno avuto successo. Critica la rappresentante di GENIMA sull’offerta di nidi nella capitale, dove risultano coperti più i quartieri centrali (che sono quelli a maggioranza di popolazione anziana) che quelli periferici, dove il bisogno è maggiore. PIù ampia partecipazione delle famiglie è stata richiesta a proposito delle linee guida di Roma capitale sul bando per la refezione scolastica, che allo stato attuale non garantiscono, per GENIMA, gli obiettivi di qualità.

Sottolineata da Save the Children l’importanza dell’educazione prescolare, specie per chi proviene da situazioni di disagio; le ricerche evidenziano una scarsa copertura della popolazione della fascia di età considerata nel Lazio (inserire nella PL un obiettivo di copertura minimo, questa la raccomandazione) e anche una non buona posizione del Lazio nelle statistiche sull’occupazione femminile, che vede ridursi i suoi spazi in presenza di figli piccoli. Ok a codice di condotta per educatori e ad attenzione per la sicurezza scolastica, si chiede però una fascia di esenzione dalle rette per le famiglie in stato di disagio e una educazione alla genitorialità, che permetta di individuare anche possibili situazioni di violenza domestica.

Importante per la consigliera Francesca De Vito, del Movimento 5 stelle, che la continuità sia garantita con riferimento all’intero percorso 0-6 anni, piuttosto che alle sue due metà considerate separatamente.

La presidente Mattia, nel ringraziare tutti dei suggerimenti, ha precisato che sui nidi domestici ci sarà una ulteriore riflessione; per quanto riguarda l’aderenza alla normativa nazionale, Mattia ha detto che ci si è resi conto che le competenze regionali si concentrano soprattutto sulla fascia 0-3 anni, ma tuttavia ci si sforzerà di rendere la normativa più coerente con quella nazionale, sottolineando la centralità del bambino, che comunque, all’articolo 1, è definito già chiaramente come soggetto di diritti. Ribadita infine dalla presidente l’attenzione per il bando per la refezione scolastica a Roma. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio