Rifiuti: i casi di Magliano Romano e Colle Prenestino all'attenzione della decima Commissione

La discarica di Magliano Romano è al centro ormai da cinque anni di una vicenda di autorizzazioni richieste e non ancora ottenute, l'impianto di compostaggio anaerobico di Colle Prenestino ha incontrato oggi la contrarietà degli intervenuti.
Una discarica. 26/11/2019 - Due audizioni oggi in decima commissione del Consiglio regionale, presieduta da Marco Cacciatore, la prima sulla discarica di Magliano Romano, l'altra su un impianto di compostaggio anaerobico che dovrebbe sorgere a Colle Prenestino ma ha incontrato la contrarietà degli intervenuti.

Presenti i sindaci dei comuni interessati e i rappresentanti delle associazioni, nella prima audizione si è fatto il punto sull’impianto, che è al centro ormai da cinque anni di una vicenda di autorizzazioni richieste e non ancora ottenute per la riclassificazione da sito di inerti a sito di rifiuti speciali non pericolosi, e su cui si allunga ora l’ombra dell’emergenza romana nel campo dello smaltimento rifiuti.

Primo a prendere la parola, il sindaco di Magliano Romano, Francesco Mancini, ha detto che Il sito di Magliano non è forse idoneo neanche alla funzione di sito di inerti, data la mancanza delle distanze minime dai caseggiati: tanto meno si può accettare una destinazione come sito di rifiuti speciali, sebbene non pericolosi, come quella richiesta dalla società che gestisce l’impianto. In ogni caso, i 17 comuni della zona riuniti in un osservatorio – ha proseguito - stanno perseguendo l’obiettivo dell'autosufficienza nel ciclo dei rifiuti, il che vuol dire che non accetteranno che Roma scarichi i propri in provincia. Riccardo Travaglini, sindaco del comune di Castelnuovo di Porto, ha chiesto tempi certi da parte della Regione per togliere dall’incertezza comuni che sono già virtuosi per quanto riguarda il livello di raccolta differenziata. Infine, il sindaco di Riano, Ermelindo Petrani, ha detto che anche Riano risente della situazione di incertezza generale che questa situazione produce, specie con riferimento alle attività commerciali.

Il presidente dell’Associazione ecologica Monti Sabatini-No discarica Magliano Romano, ing. Giuseppe Amendolea, ha ricordato che la Regione, dopo cinque anni, non si è ancora espressa sulla riclassificazione del sito. Presenza di percolato e sospetto inquinamento elettromagnetico sconsiglierebbero, tra gli altri elementi, un giudizio positivo sulla richiesta, ha proseguito Amendolea. Presente anche il comitato No discarica di Albano, il cui rappresentante Ballanti ha portato la sua solidarietà a Magliano dicendo che le discariche rappresentano la soluzione, oltre che più nociva per la salute dei cittadini, nell'ambito della gestione dei rifiuti, anche la più costosa. Anche Carbonetti, dei Gruppi di ricerca ecologica, ha espresso la preoccupazione che con la crisi dei rifiuti a Roma le molte cave in disuso del Lazio del nord diventino appetibili come discariche.

L’intervento degli uffici regionali è stato affidato a Piero Petrassi, che ha ripercorso la vicenda, rassicurando sul fatto che le criticità del sito, dalla vicinanza al parco di Veio a quella a coltivazioni biologiche e falde acquifere, fino alla distanza non sufficiente dagli edifici ad uso abitativo, sono ben presenti all’amministrazione regionale, che comunque è ancora in attesa di tre pareri mancanti alla conclusione dell’iter della seconda conferenza di servizi nel giro di due anni indetta sulla richiesta di riclassificazione del sito.

Tra i consiglieri, Daniele Giannini della Lega ha proposto una moratoria sulla concessione di autorizzazioni per quanto riguarda gli impianti, in attesa dell’approvazione del piano rifiuti; Emiliano Minnucci del Pd si è detto abbastanza rassicurato dall’intervento degli uffici, il cui elenco di criticità già di per sé è abbastanza eloquente rispetto all’esito che dovrebbe avere la procedura sull’impianto, a suo avviso. Il presidente Cacciatore ha concluso l’audizione richiamando i principi che a suo avviso devono essere alla base del prossimo piano, quelli di “autosufficienza e prossimità”.

No a nuovo impianto biomasse nel VI Municipio

Secco no per l’eventuale impianto di compostaggio anaerobico dell’Agricola Salone su via Prenestina 1280 in prossimità di Colle Prenestino, Colle Monfortani, due istituti scolastici e al di sopra delle falde acquifere dell’Acqua Vergine. E’ quanto è stato dichiarato nella seconda audizione odierna oggi in commissione Urbanistica, politiche abitative, rifiuti richiesta dalla consigliera Laura Corrotti (Lega) e dal VI Municipio.

Per il presidente del Municipio, Roberto Romanella, e la rappresentante della Lega, questo ulteriore impianto graverebbe su un territorio già segnato da un'elevata presenza di siti di smaltimento e dove il tasso di mortalità per tumore è più alto della media di oltre il 20 per cento. “Anche se questo impianto sarà a bassissimo impatto ambientale – ha chiesto Corrotti – perché il VI Municipio deve essere la discarica di Roma?”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dell’associazione Case Rosse 2014, Paolo Emilio Cartasso, in rappresentanza anche una decina di altri comitati di quartiere contro la creazione del nuovo impianto di biomasse, che ha definito il Municipio “la Terra dei fuochi di Roma est”. Cartasso, ricordando l’approvazione della recente legge regionale 13/2019 “Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale”, ne ha chiesto l’attivazione che “intanto ci salverà da nuove iniziative”. Così anche Vincenzo Pietragalli, tecnico ambientale di quarantennale esperienza, per il comitato di quartiere Colle Monfortani, che in una dettagliata relazione sullo stato della gestione dei rifiuti romana, ha posto anche non da ultimo il problema della viabilità dell’area circostante già congestionata.

All’audizione è intervenuto anche Maurizio Politi, capogruppo della Lega al Comune di Roma. “Ovunque si posizioni un impianto c’è la rivolta sociale, ma questo è uno dei territori più martoriati ed è assurdo fa pagare sempre gli stessi”, ha detto. “Serve prevedere alternative alla situazione drammatica nella quale ci troviamo che investe tutti i colori politici. Si è optato per il nulla, l’Ama non ha alcun progetto”.

Il consigliere regionale Fabrizio Ghera (FdI) ha chiesto di convocare un’apposita riunione dopo la sessione di bilancio per approfondire l’argomento, ricordando che il gruppo consiliare ha chiesto un Consiglio straordinario sull'emergenza rifiuti nella Regione Lazio che proseguirà domani e il lungo ciclo di audizioni in commissione Rifiuti sull’Ama, azienda caratterizzata da “un continuo ricambio di dirigenza. Comune e Regione devono cercare di trovare un ragionamento d’insieme per trovare le soluzioni”.

A fare il punto Piero Petrassi, rappresentante dell’Assessorato ai Rifiuti della Regione, per il quale si tratta di una discussione prematura. L’agricola Salone detiene un’autorizzazione risalente al 2014 per gestire i propri rifiuti organici che non risulta attivata e in seguito ha richiesto un provvedimento autorizzatorio regionale per un impianto di riciclo di biomasse per il trattamento di 75mila tonnellate di rifiuti. “La Regione - ha spiegato Petrassi - a seguito dell’obbligo di attivare il procedimento amministrativo, ha ricevuto quattro osservazioni che gli uffici stanno valutando. Si procederà alla richiesta di eventuali altre osservazioni per poi convocare la Conferenza dei Servizi dove tutti gli enti potranno presentare i propri documenti e verrà valutata la possibilità di rilasciare un’eventuale autorizzazione. La direzione regionale si pronuncerà riguardo il diniego o l’autorizzazione del progetto, cosa che vedo alquanto difficile”, ha detto.

Il presidente Cacciatore ha inoltre ricordato che “per ora il compostaggio aerobico, soprattutto di piccola taglia, è qualcosa di ancora sconosciuto nel Lazio; su 500mila tonnellate di raccolta dell’organico nell’intera regione solo 12mila sono trattate a livello domestico, che sarebbe la più facile delle soluzioni. Il compostaggio di comunità e prossimità non esiste, nonostante ci siano stati degli impegni anche della precedente amministrazione regionale con stanziamenti corposi che attendono i progetti esecutivi dei Comuni. Speriamo che almeno su quel fronte si possa addivenire a intraprendere una strada nell’interesse dei cittadini. Ci sono leggi che incentivano a queste forme di trattamento, questi sono elementi che nel futuro Piano Rifiuti regionale, che speriamo di trattare nel più breve tempo possibile in commissione e poi in Aula, farò propri”.

  A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio