Beni comuni, nuove audizioni sulla proposta di legge in Commissione I

Oggi è stato il turno del Forum dei movimenti per l'acqua, della Conferenza regionale per il volontariato, del Coordinamento orti urbani e della Rete di economia sociale e solidale.
Una sorgente. 15/04/2019 - Proseguono le audizioni in commissione I, Affari costituzionali e statutari, affari istituzionali, partecipazione, risorse umane, enti locali, sicurezza, lotta alla criminalità, antimafia, sulla proposta di legge n. 128 dell'8 marzo 2019 concernente "Promozione dell'amministrazione condivisa dei beni comuni". Oggi, a portare un contributo ai lavori alla Pisana, sono stati il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, la Conferenza regionale del Volontariato Lazio, la Rete economia sociale e solidale romana e il Coordinamento Orti urbani. Apprezzamento dell’iniziativa della Regione da parte di tutte le realtà, le cui diverse esigenze emerse oggi si cercherà di contemperare nel testo definitivo, come detto dai consiglieri presenti, per portare in Aula una buona normativa.

In apertura, il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha espresso soddisfazione per il fatto che il Lazio abbia deciso di incamminarsi sulla via virtuosa del Friuli Venezia Giulia, unica Regione italiana, è stato ricordato, a normare finora la materia dei beni comuni; il suggerimento è stato quello di inserire nella proposta un riferimento al concetto di autogestione e di fare richiamo esplicito ad alcuni precedenti che vi sono in materia, come delle delibere del comune di Napoli. Poche le risorse, secondo il Forum, però, e da approfondire anche la parte della disciplina che concerne i regolamenti comunali.

Le rappresentanti della Conferenza regionale del volontariato hanno detto di aver apprezzato particolarmente il fatto che questa proposta di legge si inserisca in un filone di normazione regionale che tende a regolare i rapporti tra cittadinanza attiva ed enti pubblici, come esemplificato da ultimo dal recente “piano sociale”. Ravvisata l’opportunità di connettere le buone pratiche con i processi di gestione dei beni comuni, si è segnalato però un rischio di contraddittorietà tra normative, che va evitato, e si è raccomandata una maggiore attenzione al fenomeno del volontariato. La cosa che deve essere chiara nella proposta, per la Conferenza, che ha sottolineato anche l’importanza della comunicazione, è che i beni comuni non sono di proprietà di nessuno.

Dal 2008 a Roma si contano circa 200 orti urbani, una pratica ecologista e di rigenerazione urbana che ha anche posto un freno alle speculazioni edilizie e che in quanto tale rientra sicuramente tra le realtà interessate a questa normativa in elaborazione: questo l’esordio del rappresentante del Coordinamento orti urbani. Il settore è entrato in seguito, è stato spiegato, in una fase di stallo dovuta anche a una minore sensibilità politica per il fenomeno, stallo che questa proposta di legge può essere uno strumento per superare. Per quanto riguarda le osservazioni più mirate sulla pl, l’articolo 3 può essere potenziato, secondo il coordinamento, che ha espresso particolare apprezzamento per gli articoli 8 e 9 sul sostegno.

Infine, la Rete di economia sociale e solidale ha detto attraverso la propria rappresentante di aver apprezzato che la proposta di un regolamento comunale per i beni comuni parta dalla Regione: ciò può offrire una forma di copertura anche a comuni piccoli e piccolissimi, come ce ne sono molti nel Lazio. Solo, si potrebbe specificare meglio, forse, nella proposta come questi regolamenti debbano essere costruiti in concreto. Sulla questione di cosa siano i beni comuni da tutelare, ci si potrebbe ispirare, ha proseguito la Rete, a un’esperienza come quella di Torino, con le sue diverse tipologie di patti collaborativi previsti in regolamento. Bene sarebbe anche specificare meglio il concetto di partecipazione, che non è detto sia così scontato presso tutti gli enti di prossimità.

Dagli interventi dei consiglieri è emerso principalmente il riconoscimento del carattere esiguo delle risorse previste al momento, ma si è anche avanzata l’ipotesi che vi siano margini per aumentarle; per quanto riguarda il carattere generico di alcuni passaggi della proposta rilevato dagli intervenuti, si è detto che quello è una soluzione in parte voluta, per evitare di imbrigliare eccessivamente i regolamenti dei comuni. Espressa anche attenzione al tema delle diverse tipologie di patti collaborativi, suggerita sulla base dello studio del regolamento del comune di Torino.

  A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio