Agricoltura e ambiente, tre proposte di legge in commissione

Iniziato l’esame delle norme che riguardano biodistretti, guardie ecologiche e aree a rischio ambientale.
Foto di Sara Campolonghi. 11/04/2019 - E’ iniziato stamani, nella commissione Agricoltura e ambiente del Consiglio regionale del Lazio, l’esame di tre proposte di legge che riguardano i biodistretti, le guardie ecologiche e volontarie, il monitoraggio e la bonifica delle aree a elevato rischio ambientale.

Con la prima si dà una regolamentazione specifica ai biodistretti, nati negli anni scorsi spontaneamente. Ce ne sono 30 in tutta Italia, di cui 2 nel Lazio (a Viterbo e Frosinone) e uno attualmente in formazione nella zona di Fiumicino e Cerveteri. Il biodistretto è un’area geografica omogenea con vocazione all’agricoltura biologica, dove i vari soggetti che operano nel settore “stringono un patto di solidarietà – si legge nella relazione che accompagna la proposta – per la gestione sostenibile del territorio, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo”. SI mettono in rete amministrazioni locali, produttori, consumatori per promuovere un modello di sviluppo ecosostenibile. Con questa proposta, la prima in tutta Italia, si prevedono le forme in cui può nascere ed essere gestito un biodistretto, le forme di intervento regionale, attraverso l’istituzione di un fondo specifico.

E’ centrata sul servizio volontario di vigilanza ecologica, invece, la seconda proposta di legge presentata. Si tratta di norme con le quali si dà una veste giuridica ai tanti volontari che già operano sul territorio, garantendo loro una formazione specifica e assegnando alle guardie attività di informazione, vigilanza, collaborazione ad attività di soccorso in caso di emergenze di carattere ecologico. Nello svolgimento di queste attività le guardie ecologiche sono pubblici ufficiali.

La terza proposta presentata, infine, disciplina le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, in particolare interviene normando le azioni che le pubbliche amministrazioni coinvolte nella individuazione di queste zone mettono in campo e soprattutto interviene sull’azione di risanamento che dovrà essere svolta attraverso un piano specifico. Il piano potrà avere durata di cinque o dieci anni e può prevedere una serie di azioni: per la mitigazione delle fonti di inquinamento, l’adeguamento degli strumenti urbanistici, per favorire un tipo di sviluppo ecosostenibile e la realizzazione di ricerche epidemiologiche, il monitoraggio e la misurazione degli effetti del piano.

 

Dopo la presentazione e la discussione generale che si sono svolte oggi, adesso spetterà all’ufficio di presidenza della commissione, che si riunirà nei prossimi giorni, dettare un calendario specifico per la prosecuzione dell’esame delle tre proposte, attraverso audizioni specifiche. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio