Carceri, direttrici Regina Coeli e Casal del marmo in audizione in prima commissione

Problemi principali segnalati, carenze di spazi e di personale, inadeguatezza delle strutture alternative alla detenzione.
La sede del Consiglio. 04/04/2019 - Nell’ambito delle sue competenze in materia di sicurezza, la Commissione I del Consiglio regionale del Lazio ha ascoltato oggi in audizione alla Pisana i direttori della casa circondariale di Regina Coeli e dell’istituto di pena per minorenni di Casal del marmo. Al di là di problematiche facenti capo ad altri livelli istituzionali come quello della carenza di personale, l’attenzione dei consiglieri si è incentrata soprattutto su quelli, tra i temi sollevati, in cui la Regione potrebbe dare il proprio apporto, come ad esempio le questioni della carenza di comunità terapeutiche e dell’inadeguatezza delle Rems ad alleviare il carico degli istituti, nonché della formazione professionale all’interno delle carceri.

Per quanto riguarda Regina Coeli, la sua caratteristica di casa circondariale collocata al centro di Roma (con circa 5000 ingressi annui, in prevalenza detenuti comuni, di cui l'80 per cento in custodia cautelare) ne fa un istituto in grado di dialogare con la città per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, ad esempio, ma anche gravato da particolari problemi, come quello degli spazi a disposizione carenti e della distanza che separa gli operatori carcerari dalle proprie abitazioni, ha detto la direttrice dell’istituto. Contrasto all’autolesionismo e lavoro sulle problematiche mentali sono le principali attività dell’istituto: purtroppo le Rems non sono sufficienti ad assorbire il carico di detenuti che non possono stare in carcere, ma la collaborazione con le strutture sanitarie funziona bene, a parte l’eccezione del Pertini che ha recentemente ridotto il numero di posti letto a disposizione, ha concluso la direttrice di Regina Coeli.

Casal del marmo è invece un istituto minorile con circa 70 ospiti, il più grande d’Italia e che assorbe oltre al Lazio anche le esigenze di Abruzzo e Molise, come riferito dalla direttrice. La fascia di età interessata va dai 14 ai 25 anni, il che crea il problema di diversificare in sottofasce per assolvere alle diverse esigenze; ma questo è reso fortunatamente più facile dalla disponibilità di spazi adeguati nella struttura: mentre i minorenni sono quasi tutti in custodia cautelare, i maggiorenni sono prevalentemente gravati da provvedimenti definitivi. La popolazione dell’istituto è straniera per quasi il 50 per cento, con molti rom ma anche forte presenza di nazionalità rumena e di nordafricani, specialmente egiziani: in molti casi gli ospiti stranieri sono privi di documenti e di riferimenti familiari; la scarsità di mediatori culturali è un problema grave. Lo stesso dicasi della difficoltà a collocare presso le comunità; tra l'altro, talvolta gli aggravamenti delle misure restituiscono per brevi periodi all'istituto anche coloro che hanno trovato una collocazione. Anche questo istituto è attivo sul fronte del contrasto ai fenomeni di autolesionismo.

Intervenuto per ultimo, il coadiutore del Garante per i detenuti ha segnalato come dei 14 istituti laziali quelli ascoltati oggi presentino le caratteristiche più atipiche, per differenti motivi; quindi, ha focalizzato su tre temi l’attenzione della commissione, la sanità, di cui spesso gli ospiti degli istituti non possono usufruire a causa della carenza di personale che li accompagni alle visite, la formazione al lavoro che scarseggia all’interno degli istituti e infine il problema delle strutture carcerarie. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio