Commissione mafie: la criminalità nel Lazio al microscopio

La commissione consiliare sulla criminalità organizzata approva all’unanimità la prima relazione sull’attività svolta. Il presidente Favara: “Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto”

 

Una veduta panoramica della città eterna. 30/11/2017 - La commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale, presieduta da Baldassarre Favara (Pd), ha dato parere favorevole, all’unanimità con le modifiche apportate in sede di dibattito, alla prima relazione annuale sull’attività svolta dalla commissione stessa. Il voto finale è stato preceduto da un intenso dibattito, a seguito della richiesta da parte del consigliere Gianlunca Perilli (M5s) di fissare un’audizione con la neopresidente del X municipio, a seguito dei recenti fatti di cronaca che hanno riguardato Ostia, e delle proposte di modifica alle conclusioni avanzate da Giuseppe Simeone (Pdl-FI). Si è giunti poi a una sintesi che ha portato all’approvazione unanime del documento.

“Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto - ha dichiarato Favara a conclusione dei lavori -  Questa relazione è il frutto di un’intensa attività durata oltre un anno, nel corso del quale sono state audite numerose personalità, sindaci, rappresentanti delle forze dell’ordine e sono stati esaminati numerosi atti giudiziari, relazioni al parlamento della commissione parlamentare antimafia della IX legislatura, della Direzione investigativa antimafia (Dia), della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) e di numerosi altri documenti ufficiali”. Favara ha ringraziato i commissari per il lavoro svolto.

Nelle conclusioni si legge tra l’altro che “nella considerazione che la sicurezza è un elemento essenziale per lo sviluppo della società, che nessuno può considerarsi estraneo alle problematiche sociali che da essa provengono, che le stesse, alla pari di altri fenomeni aggregativi, costituiscono una priorità per tutte le istituzioni, sarebbe auspicabile che il Presidente della Giunta o suo rappresentante facesse parte del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

“Sarebbe necessario – si legge ancora nelle conclusioni - procedere ad un processo di rigenerazione della pubblica amministrazione, che dovrebbe avvicinarsi al cittadino e ai suoi bisogni, sfrondando il percorso da formalismi inutili, assicurando il massimo grado di trasparenza, uniformando l’azione amministrativa ai criteri di ragionevolezza, professionalità e economicità. Pertanto sarebbe necessario avviare un programma di formazione dei dipendenti, dei dirigenti della p.a.”

Dalla Banda della Magliana al “Mondo di mezzo”

“Le autorevoli considerazioni del giudice Giovanni Falcone – si legge ancora nel documento -  assieme alla relazione della Commissione antimafia del 1991 relativa a Roma e Lazio, rappresentavano, ben 25 anni fa, una situazione chiara sulla presenza delle mafie nella capitale e in alcune province laziali”. E infatti Giovanni Falcone, durante un convegno del 1992, promosso dal Consiglio regionale del Lazio, aveva ricordato gli arresti a Roma di personaggi mafiosi di grande spessore come Pippo Calò e Antonino Rotolo, per smentire la pretesa estraneità del Lazio alla diffusione della criminalità organizzata e del riciclaggio. La relazione della commissione restituisce dunque la mappa della criminalità organizzata nel Lazio.

Le principali organizzazioni mafiose di origine autoctona sono individuabili nel clan Fasciani, nel clan Spada operativi in Ostia, nell’organizzazione criminale denominata Camorra Capitale operativa sull’area della Tuscolana e l’organizzazione mafiosa denominata Mafia Capitale struttura criminale con una spiccata vocazione imprenditoriale. L’associazione di stampo mafioso emersa nelle indagini denominate “Mondo di mezzo” presenta caratteristiche proprie, solo in parte assimilabili a quelle delle mafie tradizionali. La relazione fa proprie le considerazioni del procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, Giovanni Salvi, il quale definisce l’associazione “Mondo di mezzo” “Originale, perché l’organizzazione criminale presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie note, originario perché la sua genesi è propriamente romana, nelle sue specificità criminali e istituzionali”. Caratteristica tipica delle organizzazioni romane è l’aver preso le mosse dall’eversione di estrema destra, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che evolse, in alcune sue componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana.

La criminalità nelle Ater

Un capitolo a parte è dedicato alla situazione della criminalità nelle proprietà immobiliari delle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater) che appaiono in balia di alcune consorterie criminali nella gestione degli immobili, occupati abusivamente, o per la vendita di sostanze stupefacenti. La commissione ha ascoltato il direttore generale dell'Ater di Latina, Paolo Ciampi, il commissario straordinario dell'Ater di Roma Giovanni Tamburino e Antonio Ciotoli, commissario straordinario dell'Ater della provincia di Frosinone. L’Ater di Roma gestisce 48.000 alloggi, con un numero di inquilini pari a 148.000 abitanti. La struttura regionale ha trasmesso dal primo settembre 2015 all’8 febbraio 2016, 72 notizie di reato all’autorità giudiziaria, tutte inerenti il reato di occupazione abusiva di edifici.

Nel complesso residenziale Ater di Frosinone denominato il Casermone sono state effettuate due significative operazioni antidroga che hanno colpito due agguerrite associazioni criminali, operative 24 ore su 24 con sentinelle e addetti alla vendita di stupefacenti. Una delle strutture criminali guadagnava giornalmente cifre oscillanti dai 10.000 ai 40.000 euro, con una “clientela” proveniente da tutta la provincia (gli inquirenti registravano accessi giornalieri anche di 500 persone). Il Lazio si presenta come la regione che ha maggiori criticità in relazione alla diffusione delle droghe, con oltre 4.000 soggetti coinvolti, seguita da Lombardia e Campania. Dalla relazione emerge che le province di Viterbo e Rieti sembrano essere quelle meno interessate dal fenomeno della criminalità organizzata, anche se la relazione pone una particolare attenzione ai pericoli delle consorterie criminali nei lavori per la ricostruzione in seguito al terremoto. A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

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